Il caso
L'Ucraina esporta i suoi droni
La Nato ne ha biosgno e chi compra armi da Kyiv non lo fa solo per aiutare Zelensky, ma per prepararsi alla guerra con Putin
Quando la Russia ha aggredito l’Ucraina, non si aspettava molte delle cose che sono accadute. Non si attendeva la resistenza, la preparazione, la reazione della popolazione e dell’esercito di Kyiv. Ma non si aspettava neppure che avrebbe avuto a che fare con un paese in grado di sviluppare una propria industria della Difesa, di ampliarla e di avere la capacità di rivoluzionare il modo di costruire i droni e di usarli in combattimento. La Russia era impreparata, ha dovuto adeguarsi, chiedendo aiuto ai suoi alleati iraniani. Ora Kyiv ha acquisito un primato tanto importante da lanciare i suoi droni nel mercato europeo. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha annunciato che a metà febbraio saranno circa dieci i centri in Europa per l’esportazione di droni.
Ci sono già linee di produzione nel Regno Unito, ma ne arriveranno di nuove anche nei paesi baltici, in Danimarca e in Germania. L’annuncio è stato fatto nel mezzo di un incontro con i giornalisti, gettato assieme ad altre notizie e osservazioni sulla guerra, ma in realtà racconta che le industrie belliche dell’Ucraina e dell’Europa hanno compiuto un passo decisivo di avvicinamento. Zelensky ha scritto su Telegram: “La sicurezza dell’Europa si basa sulla tecnologia e sui droni. Ci sono diversi progetti in corso e tutto dipenderà in gran parte dalle tecnologie ucraine”. La produzione di armi in Ucraina è ormai internazionalizzata. La capacità di produzione di droni è diventata tanto grande che Kyiv può permettersi di portarla fuori, offrire le sue capacità ai paesi alleati, esportare le attrezzature militari in eccedenza e spendere i profitti in altre tipologie di armi di cui il paese ha bisogno.
Dall’inizio dell’invasione su larga scala sono nate più di duecento aziende che producono droni economici e adattabili. Per quattro anni il ministero della Difesa di Kyiv è stato il loro unico cliente con il grosso limite di non potersi permettere di firmare contratti troppo a lungo termine. Le varie aziende invece avevano bisogno di investimenti di respiro più ampio, soprattutto per insistere sulla ricerca e lo sviluppo, per questo nei mesi scorsi i produttori avevano chiesto a Zelensky di revocare le restrizioni alle esportazioni.
La possibilità di ricevere denaro da paesi terzi fa bene alla realtà dell’industria ucraina della guerra, ma anche dell’Europa. I paesi che hanno scelto di ospitare le catene di produzione e di centri per le esportazioni non lo hanno fatto soltanto per aiutare Kyiv, ma anche per recuperare un ritardo problematico. I paesi baltici, Lituania, Lettonia ed Estonia si sono offerti di ospitare la produzione di droni ucraini perché non vogliono rimanere indietro nel caso in cui lo scontro con la Russia dovesse coinvolgerli direttamente e hanno fatto un calcolo non soltanto per aiutare l’Ucraina a finanziare la guerra, ma anche per loro stessi. La differenza dell’industria dei droni di Kyiv con quelle europee sta nella capacità di produrre una gamma molto ampia di velivoli che sono anche più economici delle versioni americane ed europee. I paesi della Nato hanno un problema particolarmente urgente da risolvere: dimostrare di saper passare dalla teoria alla pratica quando si tratta di agire. Tutto ciò che finora era considerato “deterrenza” non funziona più. Il calcolo della Russia è che l’Alleanza atlantica ormai non può più contare sul suo pilastro americano e quello europeo si sgretolerebbe in fretta. Non è così, l’immagine di un pilastro europeo debole, secondo diversi analisti, è più un problema di comunicazione che di sostanza, ma anche la comunicazione è pericolosa e basta a proiettare un’immagine di debolezza che può rendere la Russia più incline al rischio. Alcuni paesi dell’Alleanza atlantica, soprattutto quelli che si sentono più coinvolti dall’espansione della guerra, hanno stabilito che l’Ucraina è l’alleato che serve, che può insegnare a passare dalla teoria alla pratica, ma anche a mostrare come adattarsi in fretta. La struttura della Nato è in formazione e l’annuncio di Zelensky indica che, anche se l’ingresso di Kyiv nell’Alleanza atlantica rimane fuori discussione, i paesi europei ritengono di non poter fare a meno dell’Ucraina per la propria difesa.