Ansa
Sconforto Labour
Alastair Campbell, insonne, capisce le pressioni sul premier inglese Starmer. Ma l'alternativa qual è?
Chi sollecita un cambiamento deve avere un’idea di cosa succederà dopo e del perché sarebbe una cosa migliore. Se il Labour non si darà una mossa, Farage andrà al potere. In questo caso, temo che presto vedremo qui da noi il tipo di cose che attualmente stanno svilendo la politica negli Stati Uniti di Trump
Non dormo da giorni. Di solito questa insonnia mi prende quando sono ansioso, arrabbiato, depresso o confuso. Ci sono così tante cose dentro allo scandalo Epstein che provo tutte queste emozioni insieme: mi è quasi impossibile elaborarlo, a livello personale e politico, sotto tanti punti di vista.
Cominciamo dalla rabbia. Sono arrabbiato per il contenuto e il contesto della vicenda Epstein, che è disgustosa, e ti porta al punto in cui non riesci più a leggere nulla al riguardo. Ho sentito alcuni parlamentari, alcuni conservatori, alcuni laburisti, Nigel Farage e anche alcuni giornalisti definire il tradimento di Peter Mandelson “il più grande scandalo del secolo” (Peter Mandelson è stato uno degli architetti del New Labour di Tony Blair, come Alastair Campbell. L’attuale governo laburista di Keir Starmer lo ha nominato ambasciatore negli Stati Uniti, ma alla fine dello scorso anno Mandelson si è dovuto dimettere a causa del suo legame con Jeffrey Epstein, finanziere-pedofilo. Negli ultimi Epstein files pubblicati la settimana scorsa, ci sono elementi ulteriori di questo legame, che hanno messo in discussione la capacità di giudizio del premier Starmer e del suo chief of staff, Morgan McSweeney, che si è dimesso domenica, ndr). La giornalista Marina Hyde ha scritto un brillante articolo in cui dice che “non è nemmeno il più grande scandalo dello scandalo”. Ha ragione: lo scandalo è il traffico di donne, sono gli abusi e l’atteggiamento nei confronti delle donne da parte di tanti uomini ricchi e potenti. Come ha raccontato Amelia Gentleman sul Guardian, nei documenti Epstein & Co. si parla delle donne in termini di logistica, di cibo, di cose da bere, di sesso. E’ orribile e disgustoso.
Mi fa arrabbiare che veniamo tutti messi nello stesso calderone, ora anche a causa del nostro legame con Peter Mandelson, come se chiunque lo conoscesse avesse in qualche modo aiutato Epstein. Così si alimenta la narrazione secondo cui “sono tutti uguali, pensano solo a loro stessi, non hanno princìpi”. Non siamo tutti uguali. Sono molto orgoglioso del progetto del New Labour e di molte delle cose che abbiamo fatto, e nonostante tutto credo che la politica e i politici possano essere una forza positiva. Ma questo governo laburista ora assomiglia all’ultimo governo conservatore, barcolla da un momento difficile all’altro: questo mi fa arrabbiare, visto che il paese gli ha dato una maggioranza ampia, vista la portata delle cose che devono essere aggiustate e visto il modo in cui gran parte di questi primi due anni di mandato del premier britannico Keir Starmer è stata sprecata.
E’ passata una settimana da quando abbiamo iniziato a fare il punto della situazione, e ancora non riesco a capacitarmi di quanto Peter Mandelson ed Epstein fossero legati. Mentre io facevo parte del team di consiglieri di Gordon Brown dopo le elezioni del 2010, e discutevo con Nick Clegg per vedere se fosse possibile raggiungere un accordo (non lo fu: Clegg fece l’accordo con il Partito conservatore e David Cameron diventò premier, ndr), Peter parlava con Epstein e si vantava di aver convinto Gordon ad andarsene. Non riesco a capacitarmi del fatto che abbia inviato a Epstein appunti riservati sulle decisioni economiche prese durante la crisi (Mandelson allora era ministro al Business, ndr). Conosco Peter da più di quarant’anni. Abbiamo passato molti bei momenti insieme, e alcuni brutti. A volte siamo stati anni senza parlarci, per esempio dopo le sue seconde dimissioni. Ho sempre saputo che è furbo e manipolatore, che può avere dei segreti, ma che è anche affascinante e intelligente. Tuttavia, non riesco davvero a comprendere alcuni dei suoi scambi con Epstein. Per esempio scherzare su spogliarelliste e giovani ragazze con Epstein, nel giorno in cui era stato rilasciato. Peter non ha avuto nulla da dire del tipo: “Jeffrey, non hai imparato nulla?”. Eppure, proprio perché conosco Mandelson da così tanto tempo – ed è qui che risiede parte della mia confusione e della mia ansia – sono preoccupato per come andrà a finire per lui. Non capisco davvero come si possa passare dal vantarsi di essere un “amico intimo” un giorno al “rinchiudetelo e gettate via la chiave” il giorno dopo.
Ero arrabbiato e preoccupato per la decisione di nominare Peter ambasciatore negli Stati Uniti. Capivo le ragioni di tale scelta: Mandelson è una figura di spicco, aveva legami con il New Labour, conosce bene il commercio e l’economia globale, e Keir Starmer riteneva che ci volesse più di un diplomatico convenzionale per gestire l’Amministrazione Trump. Ma, come spesso accade nelle decisioni che comportano rischi e benefici, ho sempre temuto che questa scelta non avrebbe portato a nulla di buono (anche se non proprio in questo modo) e l’ho detto a chi ha preso la decisione. Chi ascolta il mio podcast “The Rest Is Politics” ricorderà forse che Rory Stewart (che conduce con Campbell il podcast, ndr) mi aveva smascherato qualche tempo fa, perché mi aveva sentito parlare di David Miliband come potenziale ambasciatore, e continuo a pensare che sarebbe stata una scelta migliore. E forse sono arrabbiato con me stesso. Avrei potuto tirare su un caso, ma a volte sono consapevole di dover trovare un equilibrio tra la parte della mia vita che è sotto gli occhi di tutti e il fatto che spesso ho un accesso privilegiato a persone che si aspettano almeno un minimo di riservatezza quando mi viene chiesto un consiglio, come spesso accade.
Detto questo, non sono particolarmente colpito dal fatto che si sia scelto di prendere le distanze da Mandelson da quando è scoppiato lo scandalo. Non avrebbe avuto più senso per Starmer dire semplicemente che all’epoca aveva espresso un giudizio, sulla base dei pro e dei contro, che erano stati valutati appieno, e che ora si è rivelato un giudizio sbagliato, e scusarsi? Dare tutta la colpa al vetting e al fatto di essere stato ingannato è ciò che ha reso tutta la faccenda ancora più legata alla sua capacità di giudizio e alla sua competenza, con tutti gli inevitabili cambiamenti ora in corso. Sono anche arrabbiato perché molti media, assieme a persone come Nigel Farage (leader di Reform Uk, partito nazionalista, ndr) e Michael Gove (ex ministro conservatore ora direttore del magazine Spectator, ndr), che all’epoca avevano definito la nomina di Mandelson intelligente, ora dicono che è stato ovviamente un errore di giudizio. Detesto l’ipocrisia e queste persone non vengono mai contestate per questo. E naturalmente i media tendono, in generale, ad alzare i toni dello scontro – molto forti e molto antilaburisti – il che significa che chiunque abbia mai avuto a che fare con Peter Mandelson viene presentato anche lui come compromesso, in quanto non aveva capito cosa Mandelson stesse facendo e con chi.
Capisco l’appello di Gordon Brown (anche lui architetto del New Labour ed ex primo ministro, ndr) a fare pulizia nel mondo della politica, e almeno lui aveva un piano su come farla, questa pulizia. Ma è rischioso fare un appello nel modo in cui l’ha fatto lui, proprio come lo scandalo dei rimborsi spese (nel 2009, coinvolse molti parlamentari e fu un grave danno alla fiducia degli elettori nei confronti della politica, ndr) aveva danneggiato la reputazione di tutti, non solo dei truffatori, anche questo gioca a favore di Reform Uk: sono tutti uguali, sono tutti corrotti, il sistema fa schifo, non ci si può fidare di nessuno. La loro risposta? Fidatevi dell’uomo che ci ha venduto la Brexit con un mucchio di bugie, che ora riceve soldi in casa, dall’estero e dalle criptovalute e se ne vanta, e mettetelo a Downing Street. Una cosa che mi fa particolarmente arrabbiare è il modo in cui la destra, qui e in America, sta ottenendo un lasciapassare su tutto questo. Ho ricevuto un messaggio da Tommy Vietor, uno degli ex collaboratori di Barack Obama e ora podcaster di successo con “Pod Save America”. Diceva: “Se Epstein costringe Starmer alle dimissioni e Trump sopravvive, rischio di esplodere”. Ci sono tantissimi scandali in questi Epstein files, eppure la cerchia di Trump-Bannon-Musk-Howard Lutnick se la cava con così poco. E naturalmente sono arrabbiato per il modo in cui Epstein e i suoi amici come Peter Thiel si vantano che la Brexit sia “solo l’inizio” e mi chiedo: Peter Mandelson non si è reso conto che anche questo faceva parte del suo gioco?
Per quanto riguarda l’ansia: riguarda il futuro e che cosa questo scandalo significherà per la politica e per il Regno Unito. Se il Labour non si darà una mossa, e in fretta, Farage andrà al potere – un disastro per questo paese. In questo caso, temo che presto vedremo qui da noi il tipo di cose che attualmente stanno svilendo la politica negli Stati Uniti di Donald Trump: la prevalenza degli slogan sulla sostanza; la corruzione sfacciata; la scelta deliberata di alimentare divisione e odio; le minacce alla libertà dei media e allo stato di diritto. Sarebbe anche un altro regalo a Vladimir Putin. Un altro regalo ai tech bro per i quali questo populismo di destra è una via verso un mondo in cui sono loro, non i politici eletti democraticamente, ad avere tutto il potere.
Quindi capisco perfettamente le richieste di dimissioni a Starmer. Molti parlamentari sono arrabbiati, molti cittadini sono frustrati e delusi. Anch’io lo sono. Da tempo ritengo che la posizione di Morgan McSweeney sia fragile perché, indipendentemente dal suo talento che ha aiutato Keir a diventare leader e poi primo ministro, è un grosso problema se sei il capo-stratega e la strategia non funziona, o se sei il chief of staff e l’operatività non funziona. Ma il lavoro di primo ministro è di un livello completamente diverso e chi sollecita un cambiamento deve avere un’idea di cosa succederà dopo e del perché sarebbe una cosa migliore. La gente sottovaluta davvero le competenze necessarie per ricoprire la carica di primo ministro. Forse anche Keir Starmer le ha sottovalutate. Ma non sono affatto convinto dai nomi attualmente in lizza.
E questo mi porta alla riflessione più deprimente di tutte. A causa della natura della nostra politica, della qualità delle persone che entrano in politica, del nichilismo dei media mainstream, dell’anarchia dei social media, con la dissonanza, l’ipocrisia, la miopia, l’ingenuità, la rabbia su scala industriale e un’ignoranza intenzionale fuori misura, stiamo diventando ingovernabili. Né i partiti né l’opinione pubblica sono davvero preparati ad affrontare le grandi questioni che devono essere risolte per cambiare il corso di questo paese, data l’enormità dei problemi reali che dobbiamo affrontare. Quindi questa è la confusione che si aggiunge all’ansia. Di solito sono abbastanza bravo a pensare al futuro. Di solito riesco a vedere una strada da seguire. In questo momento, mentre scrivo, sento che non è affatto facile. Quindi no. Non riesco a dormire. E so, parlando con molti altri membri del Partito laburista, che non sono il solo.
Alastair Campbell, ex spin doctor di Tony Blair, oggi conduce il podcast di politica più seguito del Regno, “The Rest is Politics”.