Ansa
Euroforce de frappe
Macron prepara la nuova dottrina sull'“europeizzazione” della deterrenza nucleare francese
La strategia prevede un'estensione della protezione garantita dalla force de frappe, che non significa cedere il controllo a Bruxelles. Il presidente francese è determinato a lasciare in eredità un'Europa più sovrana con una coalizione che comprenda il Regno Unito, se l’Ue diventa un ostacolo
Bruxelles. Nelle prossime settimane, forse già alla fine di febbraio, Emmanuel Macron pronuncerà il terzo discorso da presidente sulla dottrina nucleare della Francia. A differenza dei due precedenti, quando gli europei lo avevano ascoltato con orecchio distratto perché convinti della perennità dell’ombrello di sicurezza degli Stati Uniti, il discorso del 2026 è atteso con grande interesse. L’“europeizzazione” della deterrenza nucleare francese non è un concetto nuovo. Ma Trump ha smesso di considerare l’Europa come alleato, ha avviato il disimpegno degli Stati Uniti e ha minacciato l’annessione della Groenlandia, sotto sovranità della Danimarca. Anche i più atlantisti hanno espresso interesse per la protezione nucleare della Francia e del Regno Unito. Le prime discussioni sono già state avviate.
E’ stato il primo ministro svedese, Ulf Kristersson, a rivelare pubblicamente le discussioni in corso tra Macron e gli altri leader europei sulla “europeizzazione” della deterrenza nucleare della Francia. “Nei miei scambi con lui, è chiaro che la Francia vede la sua responsabilità estendersi oltre alle sue frontiere. Per la Svezia è naturale approfondire questa relazione”, ha detto il 25 gennaio. La Svezia, che aveva condotto negli anni 50 un programma di ricerca nucleare e immaginato un ruolo per la “bomba” nella sua dottrina di difesa per proteggersi malgrado il suo stato di neutralità, è entrata nella Nato dopo la guerra della Russia contro l’Ucraina, ma con Trump non si sente più al sicuro. Quattro giorni dopo, il 29 gennaio, è stato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, a confermare le discussioni con Francia e Regno Unito: “Questi colloqui sono in corso. Non sono in conflitto con la condivisione nucleare con gli Stati Uniti d’America”, ha detto. “Sappiamo che dobbiamo adottare un certo numero di decisioni strategiche e militari, ma al momento i tempi non sono maturi”. La Germania non può dotarsi dell’arma nucleare non solo in ragione del trattato di non proliferazione, ma anche di un trattato concluso con Mosca al momento della riunificazione. A maggio 2025 il premier polacco, Donald Tusk, ha firmato con Macron un trattato che include una clausola di difesa reciproca, che apre alla possibilità di una cooperazione nella deterrenza nucleare.
L’“europeizzazione” della force de frappe non è un concetto nuovo. Tutti i presidenti della Quinta Repubblica – compreso il generale Charles De Gaulle – hanno indicato che l’Europa fa parte degli interessi vitali della Francia, che potrebbero provocare una risposta nucleare. “L’indipendenza non sopprime la solidarietà”, aveva detto nel 1966 il suo primo ministro e suo successore, Georges Pompidou, spiegando di voler “servire l’Europa” con la deterrenza nucleare. L’“europeizzazione” non significa cedere o condividere il controllo delle armi nucleari francesi a Bruxelles o a un consesso di 27 leader nazionali, dove decidere all’unanimità o a maggioranza qualificata. Lo stesso Macron nei precedenti discorsi ha chiarito che si tratta di una estensione della protezione garantita dalla force de frappe. Sarebbe il presidente francese – o il premier britannico – a mantenere il potere di schiacciare il bottone. Tra gli esperti del settore della Difesa è in corso una discussione sull’efficacia della protezione di un arsenale limitato nucleare come quello della Francia o specializzato (e integrato agli Stati Uniti) come quello del Regno Unito. Alcuni sostengono che, oltre alla deterrenza nucleare, gli europei dovrebbero sviluppare nuove forme di dissuasione convenzionale. Il riarmo in corso a livello Ue va in questa direzione. A poco più di un anno dalle presidenziali, per Macron, il tema è politicamente esplosivo sul piano interno. Marine Le Pen e Jordan Bardella lo hanno già accusato di svendere la force de frappe. Ma Macron è determinato a lasciare in eredità un’Europa più sovrana, con una coalizione che comprenda il Regno Unito, se l’Ue diventa un ostacolo.
Le basi sono state poste nella dichiarazione di Northwood firmata con Keir Starmer nel luglio del 2025. Francia e Regno Unito hanno concordato di “coordinare” l’uso delle rispettive armi nucleari e affermato “che non esiste una minaccia estrema per l’Europa che non induca una risposta da parte delle nostre due nazioni”. Molto più che le dimensioni degli arsenali nucleari, il problema è la credibilità politica degli impegni dei due paesi. L’“europeizzazione” della deterrenza verrebbe immediatamente meno con Le Pen o Bardella all’Eliseo. Parallelamente nell’Ue è iniziato un dibattito su come rendere operativo l’articolo 42.7 del trattato – l’equivalente dell’articolo 5 della Nato – che prevede l’assistenza reciproca in caso di un attacco militare. “Dobbiamo rendere operativo il nostro articolo 42.7”, ha detto l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, in un discorso il 26 gennaio. Domenica il Partito popolare europeo ha annunciato che due dei suoi leader formuleranno delle proposte sulla clausola di difesa reciproca dell’Ue. Il presidente del Ppe, Manfred Weber, si è detto favorevole al fatto che i leader stiano “considerando come questa opzione di un’arma nucleare francese possa essere usata per la sicurezza europea”. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha promesso una nuova Strategia di sicurezza europea nei prossimi mesi.