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dalla Cina

Così il beach volley è diventato uno spot pro Cina

Francesco Gottardi

Viaggio ad Hainan, il porto franco più strategico di Xi Jinping, fatto di palme, spiagge e sottomarini nucleari

Sanya, Repubblica popolare cinese. Gennaio inoltrato. Mentre il continente gela, l’isola di Hainan è un’oasi tiepida e umidiccia. Palme fitte, latte di cocco, spiagge bianche e acqua calma che invita a tuffarsi: è sempre Cina, ma non sembra. Per questo, negli ultimi anni, il governo locale e quello nazionale hanno deciso di investire in un progetto economico e turistico decisamente ambizioso e dall’alto valore simbolico: trasformare questa provincia insulare di fronte al Vietnam, dove un tempo c’erano soltanto “giungla, tigri e avanzi di galera”, in un melting pot che abbia lo sfarzo emiratino, l’appeal caraibico e un’attrattività globalizzante difficile da replicare altrove. In effetti, in quale altro luogo al mondo è possibile trovare l’autorità di Pechino, i fast food americani e le insegne in cirillico sotto il sole tropicale?

Il compromesso è a ogni angolo: da queste parti: natura verdeggiante e grattacieli sul mare; rigore da Repubblica popolare e luminarie abbacinanti; fiumana di scooter – quasi tutti elettrici, pericolosamente silenziosi, molto in voga fra i residenti – e qualche mucca beatamente ignara in mezzo alla strada. Hainan resta ancora una meta ignota, anche se per le proporzioni europee avrebbe pure un certo rilievo: di un terzo più grande della Sicilia, con la popolazione dell’intera Grecia e il pil della Croazia. In queste settimane la maggior parte delle attività si concentra a Sanya, la città più meridionale dell’isola. Qui ad aprile si svolgerà la sesta edizione degli Asian Beach Games: un evento sportivo patrocinato dal Consiglio olimpico asiatico, che mette in luce i migliori fuoriclasse continentali nelle discipline acquatiche e su sabbia (con qualche eccezione in programma come l’arrampicata, il ju-jitsu e il basket tre contro tre). Si tratta di una rassegna piuttosto di nicchia, eppure gli organizzatori – dai dirigenti dello sport a quelli del Partito – la tengono in particolare considerazione. Perché i Beach Games, nati una ventina di anni fa, garantiscono un’ampia copertura mediatica internazionale e al contempo costano poco. Pochissimo, rispetto alle manifestazioni di punta come le Olimpiadi o i Mondiali di calcio: il programma di gara richiede soltanto un clima mite e acque balneabili (vi ricordate il salasso richiesto per bonificare la Senna? Niente di tutto ciò). Quasi tutti gli impianti coinvolti sono poi a modesto impatto ambientale e finanziario: si tratta di strutture modulari, costruite a partire da unità prefabbricate e destinate a un’agile rimozione al termine delle competizioni. Hainan sarà esposta a una massiccia iniezione pubblicitaria che nella logica della leadership di Pechino dovrà farà da volano per il turismo.

 

E’ stato già pianificato ogni dettaglio: ci sarà più di un volontario (6.000) per ogni atleta (4.000). Nella frazione di Tianya Haijiao – tradotto “i confini del paradiso”, il punto più meridionale di tutta la Cina – sorge l’elegante Ring Theater: uno stadio a semicerchio da qualche migliaio di spettatori, che ospiterà le cerimonie di apertura e chiusura offrendo scenografici water show con vista mare. Poco più in là, a ridosso delle colline, gli spazi dedicati a beach volley e arrampicata sportiva. Tutt’attorno si distende una vivace area urbana, costellata di hotel di lusso – Hilton, Crowne Plaza, St. Regis, Ritz-Carlton – e ristoranti sul litorale. Se non fosse per la falce e il martello che ogni tanto spuntano sulle insegne delle spiagge, sembrerebbe di essere a Miami. Ma è giusto dare a Sanya anche i meriti di uno sviluppo a trazione locale: proseguendo più a est, il belvedere di Luhuitou è un promontorio che di notte s’accende e regala una magnifica vista sulla baia sottostante. Ci si arriva passeggiando lungo un parco ben curato, tra chioschi di cibarie tipiche e famigliole in vacanza. C’è anche spazio per la tradizione: una statua monumentale in cima al dosso che rappresenta la cerva-simbolo di una sentita leggenda popolare (ricorda Apollo e Dafne, ma rovesciata e a lieto fine: il protagonista maschile caccia l’animale per giorni, quando lo raggiunge quello si volta e si trasforma nella sua amata). E’ diventata la mascotte ufficiale dei Beach Games. Ed è soprattutto il retaggio dei Li, la principale minoranza etnica dell’isola e tra i suoi più antichi abitatori.

 

Per millenni, Hainan è stata infatti una periferica realtà dedita alla pesca – ne sopravvive qualche pittoresca testimonianza, tra villaggi e case-museo. Qui le dinastie regnanti, una volta esercitata l’influenza della Città imperiale, esiliavano criminali e dissidenti politici. E’ soltanto dalla fine degli anni Ottanta, durante il governo di Deng Xiaoping, che la provincia ha ottenuto lo status di zona economica speciale. Da lì in poi è decollato il mercato immobiliare: dapprima lento ma costante, quindi euforico e vertiginoso. A tratti fuori controllo. La bancarotta di Evergrande nel 2023, gigante cantonese dell’edilizia, ha avuto pesanti ripercussioni anche nel nord-ovest dell’isola, dov’era stato realizzato un avveniristico arcipelago artificiale a forma di fiore, sulla falsariga della Palm Jumeirah di Dubai – avrebbe dovuto ospitare complessi residenziali all’ultima moda, parchi a tema, vie dello shopping: oggi, come racconta il New York Times, versa in stato di semiabbandono. Ma gran parte della ricchezza di Hainan resta reale. E viene alimentata da un volume turistico in ascesa altrettanto esponenziale: i dati della Repubblica popolare, aggiornati al 2025, registrano 106 milioni di visitatori nazionali e internazionali per una spesa totale nel periodo da 32,4 miliardi di dollari (un tasso di crescita di circa il 10 per cento all’anno). “La maggior parte dei pernottanti proviene dalla Cina continentale, ma fra chi arriva dall’estero il 99 per cento è russo”, ci spiegano gli addetti ai lavori. Si tratta di un target che va dal benestante in su: pensionati o famiglie in villeggiatura da Pechino, oligarchi da Mosca. E in questo momento siamo all’apice dei flussi, visto che il mese prossimo ci sarà il Capodanno lunare e da maggio a ottobre tornerà la stagione delle piogge. “Con quale tipo di turisti ci troviamo meglio? Con tutti, ma forse tra cinesi è più facile capirsi”, è la risposta ricorrente, e sempre molto diplomatica – anche se per ragioni di servizio, soprattutto in alcune baie ad alta frequentazione, capita che il personale alberghiero parlotti il russo più dell’inglese.

 

E’ il risultato di un piano di lungo periodo ben delineato. Non è un caso che i Beach Games vengano ospitati proprio adesso: dallo scorso dicembre sull’intera isola di Hainan è entrato in vigore il Free trade port. Un’iniziativa governativa per trasformare la regione in un polo del commercio internazionale, arrivando a sfidare – parola dei quotidiani locali – “la leadership economica di Hong Kong”. Sistema doganale indipendente, bassa pressione fiscale, zero tariffe sulle importazioni. E in chiave turistica, l’esenzione dal visto fino a 30 giorni per i cittadini provenienti da 59 paesi: fra questi appunto Russia, America e la quasi totalità dell’Europa. Il paradosso – ma anche l’enorme potenziale da sfruttare – è che fuori dalla Cina, soprattutto nel mondo occidentale, di Hainan e del suo regime speciale si continua a conoscere pochissimo. Per questo ogni attività promozionale è preziosa. E la risonanza di un evento multisport come Sanya 2026 arriva con i tempi giusti.

 

L’immagine che si vuole costruire, dalle sale conferenze ai bagnasciuga, è quella dell’ospitalità impeccabile, attente premure verso lo straniero e un’efficienza che può sorprendere. Se l’inglese è spesso è un optional, a chi vive qui non serve nemmeno prendersi la briga di impararlo: i traduttori rapidi su smartphone vanno alla grande e bastano per farsi capire. La vera barriera è semmai informatica, perché il Grande firewall che isola la Cina continentale da Google e WhatsApp si estende anche a queste latitudini. Sul versante analogico, per le strade, l’atmosfera invece è naturalmente orientaleggiante, eppure a portata di occidente. Senza affatto intaccare le altre funzioni che mettono Hainan al centro degli interessi nazionali cinesi: ha una posizione strategica nel Mar cinese meridionale – a 300 chilometri dalle Isole Paracelso, al centro delle rivendicazioni territoriali della Cina nella regione – e ospita alcune basi navali per sottomarini nucleari. La più importante, chiamata Longpo, si trova ad appena un paio di baie di distanza da Sanya. Nessuno però è in grado di percepirne la presenza: i padroni di casa sono tanto abili a esibire quello che vogliono, quanto a custodire ciò che non richiede pubblicità. Dunque si continua a costruire, a rosicchiare qualche porzione di entroterra, mentre le onde e le nuvole complici fanno il gioco della Cina. Se dopo Hainan viene voglia di tornare a Hainan, il porto franco del futuro è già sulla buona strada.

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