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Vance vorrebbe trattare con Khamenei, ma l'ayatollah è Guida suprema, non capo di stato

Redazione

Con i negoziati tra Iran e Stati Uniti previsti in Oman, il vicepresidente americano ritiene che la “diplomazia” con Teheran sia “straordinariamente difficile”. Questo perché non capisce la teocrazia: una repubblica islamica funziona da repubblica islamica

JD Vance sta scoprendo che l’acqua è bagnata e che in Iran non si può mandare un whatsApp al tizio che comanda davvero. Il vicepresidente degli Stati Uniti dice che è “molto difficile” condurre una trattativa diplomatica con Teheran, poiché è Ali Khamenei a “prendere le decisioni” e il presidente “non ha molta importanza”. Molta è un eufemismo: non ne ha nessuna.

 

Con i negoziati tra Iran e Stati Uniti previsti in Oman, Vance ritiene che la “diplomazia” con Teheran sia “straordinariamente difficile”. “Non capisco il loro sistema”, ha lamentato Vance in un’intervista al Megyn Kelly Show, condotto dall’ex giornalista di Fox News. “E’ un paese molto particolare con cui negoziare, quando non si può nemmeno parlare con la persona che lo guida. Tutto è più complicato. L’intera situazione è assurda”. Dopo aver annunciato agli iraniani massacrati che “l’aiuto sta arrivando”, ora gli States vorrebbero parlare con Khamenei. Assurdo che nel 2026 un vicepresidente americano si stupisca ancora che una repubblica islamica funzioni da repubblica islamica. Vance è passato dal protestantesimo evangelico al cattolicesimo romano e pensa che per l’islam politico sia la stessa cosa. Ma dimentica, o finge di dimenticare, che il “Leader Supremo” è molto più di un semplice capo di stato. Khamenei, oltre al Papa vicario di Cristo, è l’unica figura mondiale che reclama un legame con Dio (ayatollah significa “segno di Allah”). Khamenei è il velayat-e faqih, il giurista-teologo che detiene il sigillo dell’autorità divina, il successore politico dei dodici imam che ha messo piede negli Stati Uniti una sola volta nel 1987. Ayatollah significa questo: una pretesa ontologica di vicariato divino che nessun Papa, nemmeno un Borgia, ha mai osato avanzare. Prima gli americani lo capiscono, prima gli iraniani potranno liberarsi della dittatura del turbante.

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