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Fan club Iran

Nella Londra corbiniana si tifa ayatollah. “Ditelo chiaro e forte, Khamenei ci rendi orgogliosi”

Giulio Meotti

Nella metropoli una marea umana ha invocato giustizia in nome di Gaza, ma ha finito per tributare osanna alla teocrazia dei mullah, tra questi c'era anche l'ex leader laburista Jeremy Corbyn. Non contenti di elogiare gli assassini iraniani, alcuni hanno elogiato anche i loro proxy antisemiti

Nelle piazze di Teheran e nelle celle di Evin, giovani iraniani gridano “Libertà!” e “Zan, Zendegi, Azadi!”, mentre i basiji e le Guardie della Rivoluzione sparano e uccidono a migliaia. Intanto nel cuore della metropoli che un tempo si vantava di essere culla dell’Illuminismo e baluardo della tolleranza, in centomila – studenti universitari con felpe alla moda, professionisti, politici e famiglie con passeggini – invadevano le vie di Londra per una “marcia per Gaza”, trasformata in un carnevale di omaggi alla teocrazia sanguinaria. E’ stata una delle manifestazioni pro-Palestina più grandi con centomila persone che vi hanno preso parte.

  

A Londra, l’antimperialismo si contorce fino a baciare la mano del tiranno più ricco e reazionario. Una marea umana ha invaso le vie della capitale inglese per invocare giustizia in nome di Gaza, ma finendo per tributare osanna alla teocrazia dei mullah. Veniva spacciata per “protesta per Gaza”, in realtà era una danza di massa sulle tombe di coloro che erano stati massacrati dai pasdaran. Alcuni portavano cartelli con il volto di Khamenei. Altri sventolavano la bandiera della Repubblica islamica. “Globalizziamo l’Intifada”, gridavano, per rendere cristallini i loro istinti violenti. C’era anche il famoso attivista gay Peter Thatchell, arrestato per i cori pro Intifada e sicuramente ignaro di cosa fanno quelli di Hamas e di Khamenei ai gay di Gaza e Teheran. Tatchell diventa involontario testimonial di una causa che lo annichilirebbe in un istante se mettesse piede a Isfahan o a Rafah.

 

Non contenti di elogiare gli assassini iraniani, alcuni hanno elogiato anche i loro proxy antisemiti. Sono stati lanciati appelli per la legalizzazione di Hezbollah e Hamas. Insulti come “sporchi sionisti” o “feccia sionista” sono stati scanditi agli esuli iraniani che osavano contestare la marcia. C’erano anche Jeremy Corbyn, l’ex leader laburista espulso dal partito per antisemitismo, e il parlamentare laburista John McDonnell, che ha tenuto un discorso sotto gli striscioni con la fotografia di Khamenei e la frase “dalla parte giusta della storia”. McDonnell ha tuonato contro cittadini ebrei britannici arruolati nell’esercito israeliano, invocando tribunali per loro, mentre a pochi metri sventolavano striscioni che omaggiavano il vertice di una dittatura teocratica. La dissonanza cognitiva aveva raggiunto vertici surreali. Raramente il decadimento delle classi abbienti è stato così palesemente messo in mostra. Più che una marcia, un funerale della decenza morale.

 

Bloomberg intanto rivelava: “In una strada alberata nel nord di Londra, conosciuta come ‘Billionaire’s Row’, un gruppo di ville si nasconde dietro alte siepi e cancelli oscurati. Mentre i bambini delle scuole passeggiano, guardie private a bordo di suv scuri pattugliano l’esterno. Dietro le facciate di queste lussuose case in Bishops Avenue si nasconde una rete che si estende da Teheran a Dubai e Francoforte. La proprietà risale, attraverso strati di società fittizie, a uno degli uomini più potenti del medio oriente: Mojtaba Khamenei, il secondogenito della Guida suprema dell’Iran”. Il figlio di Khamenei possiede ville di lusso in Gran Bretagna per un valore di oltre cento milioni di sterline. Mahmoud Bahmani, ex governatore della Banca centrale iraniana, ha detto oltre cinquemila figli del regime vivono al di fuori dell’Iran e che assieme hanno 148 miliardi nei conti bancari. Londra, dunque, non solo arena di cortei inneggianti al regime iraniano, ma anche scrigno sicuro per i tesori accumulati dai suoi vertici. E se ci aggiungiamo l’esilio dei capi della Fratellanza musulmana, Londra, oltre a essere paradiso fiscale e immobiliare per i figli dei carnefici, sembra essere diventata un grande parco giochi degli islamisti.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.