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Editoriali

In Portogallo un cordone sanitario per Seguro

Redazione

Appello dei “non socialisti” per fermare la destra di Ventura. I firmatari rifiutano la visione populista del nostalgico di Salazar. E domenica al ballottaggio voteranno il candidato socialista facendo sapere al leader di Chiga che il duello elettorale sarà tra liberali e quelli che in Europa stanno con i "Patrioti" di Orbán

Domenica, al ballottaggio delle presidenziali portoghesi, il socialista António José Seguro arriva con un ampio sostegno della società civile. La lettera aperta dei “non socialisti per Seguro” è uscita una settimana fa con duecento firme e al momento ne conta più di seimila. I firmatari rifiutano la lettura politica data dall’altro candidato, André Ventura, leader del partito di ultradestra Chega. Per lui questo è un duello tra socialisti e non socialisti, laddove per socialismo il candidato populista intende corruzione e minaccia democratica. I non socialisti gli rispondono che è un duello tra liberali e illiberali e che scelgono il campo liberale. “Rifiutiamo sia lo stile che la sostanza, la manifesta mancanza di senso dello Stato che il candidato dimostra dichiarando fin da ora di non voler essere il Presidente di tutti i portoghesi”, scrivono.

 

Prima di loro già altre figure della “destra storica” si erano schierate con Seguro. Fra questi l’ex Presidente della Repubblica, Aníbal Cavaco Silva, e l’ex vicepremier degli anni della troika, Paulo Portas. Tace l’attuale premier, Luís Montenegro, perché sa che avrà bisogno ancora dei voti di Chega in parlamento, dove conta su una maggioranza insufficiente. In fondo Ventura usa il palco delle presidenziali solo per presentarsi come il vero capo della vera destra e aspetta il momento giusto per dargli la spallata. Non sarà questa domenica, a meno che sondaggi e “opinione pubblicata” non siano del tutto scollati dal paese reale. Certo, una parte di quel paese segue e seguirà ancora Ventura. Credono come lui che il passato più cupo del Portogallo sia il cinquantennio democratico iniziato nel 1974, non la cinquantennale dittatura che lo ha preceduto. “Qui ci vorrebbero tre Salazar”, ama ripetere. Poi, per dimostrare di aver messo la testa a posto, cita come modello Giorgia Meloni e si dichiara pro Ucraina. Ma omette (anche grazie a una campagna elettorale povera di contenuti in generale, e di politica estera in particolare) che Chega in Europa sta con i “Patrioti” di Orbán.

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