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Revenant portoghesi

In Portogallo il ritorno del socialista Seguro sorprende tutti. Ma per vincere serviranno i voti dei liberali

Marcello Sacco

Dopo il primo turno delle presidenziali, l’8 febbraio andranno al ballottaggio il candidato sostenuto dal Ps (31 per cento) e il leader dell’ultradestra, André Ventura (23,5 per cento). L'elettorato di sinistra ha pochi dubbi, decisivi liberali e socialdemocratici

Per il momento un successore di Marcelo Rebelo de Sousa, presidente della Repubblica portoghese dal 2016, non c’è. Ieri si è svolto il primo turno delle presidenziali in Portogallo e l’8 febbraio andranno al ballottaggio il socialista António José Seguro (31 per cento) e il leader dell’ultradestra, André Ventura (23,5 per cento). Il risultato era già nei sondaggi, ma in ordine inverso: prima Ventura e poi forse Seguro, insieme ad almeno un terzo candidato forte, il liberale João Cotrim de Figueiredo.

Per Seguro è un gran risultato personale. L’uomo più vicino a diventare il sesto presidente nella storia democratica portoghese è un Cincinnato redivivo. Con la crisi economica internazionale e la caduta, nel 2011, dell’uomo forte del socialismo portoghese di allora, José Sócrates (oggi sotto processo), a conquistare il Ps fu uno dell’apparato, ignoto ai più.

Seguro si trovò a guidare il maggior partito di opposizione contro un governo di centrodestra che, a sua volta, aveva poco spazio di manovra. Con un prestito di 78 miliardi, la troika Fmi–Ue–Bce stava salvando il Portogallo dalla bancarotta, ma ne dettava gran parte della politica economica futura. Il paese era in subbuglio, ma il Ps di Seguro si astenne su alcune misure particolarmente dolorose e questo provocò rivolte interne che sarebbero poi sfociate nella sfida all’allora sindaco di Lisbona, António Costa.

Alle primarie Costa conquistò la segreteria e nel 2015 andò al governo con l’appoggio esterno delle sinistre. Seguro invece, amareggiato, lasciò la politica e si ritirò in campagna, dove in questi anni ha prodotto vini e formaggi. È tornato quando si avvicinava la scadenza elettorale, con una candidatura indipendente. In Portogallo lo sono tutte e solo in seguito i partiti danno l’appoggio a un candidato. Nel caso di Seguro, però, il partito ha esitato parecchio, mentre molti baroni non esitavano a commentare, sprezzanti, la discesa in campo di questo revenant. Il sostegno ufficiale è arrivato solo dopo le amministrative dello scorso ottobre, proprio per evitare che il lavaggio dei panni sporchi nella famiglia socialista sporcasse un’altra campagna elettorale.

E quell’astensione colposa sulle misure di austerità è saltata fuori anche nei dibattiti televisivi. I candidati a sinistra del Ps gliel’hanno rinfacciata tutti. All’eurodeputata di Left, Catarina Martins, Seguro ha detto con la sua voce irritantemente calma che all’epoca non c’era scelta, perché “voi proponevate la soluzione Syriza, e non era una soluzione”.

Tuttavia, al turno di febbraio, quella di Seguro rischia di rimanere una soddisfazione platonica. Aiutato anche dai sondaggi, il voto utile dell’elettorato di sinistra lo ha racimolato tutto. Non è più il tempo di Costa e delle alleanze strategiche con i radicali che ormai portano briciole. Tutto dipenderà da come si comporteranno gli elettori degli altri candidati, che essendo liberali, o persino “socialdemocratici” (il partito del premier Montenegro si chiama così, sebbene appartenga al gruppo del Ppe), tra uno che minaccia di demolire le istituzioni e un socialista moderato non dovrebbero avere dubbi.

E invece sia il liberale Cotrim de Figueiredo che il socialdemocratico Luís Marques Mendes domenica notte hanno avvisato che non daranno indicazioni di voto. Stessa linea quella del primo ministro. Per Luís Montenegro la pesante sconfitta del suo candidato (11 per cento) crea un dilemma difficilmente risolvibile anche con il silenzio. Aveva promesso ai portoghesi che non avrebbe mai governato con l’estrema destra, ma non ha una maggioranza parlamentare stabile e ha finora praticato una politica dei “due forni”: va dai socialisti per la finanziaria, svolta a destra sull’immigrazione. Per non scontentare nessuno, il suo silenzio finirà per scontentare tutti. Parafrasando il solito Churchill, Montenegro doveva scegliere tra farsi qualche nemico guidando una destra liberale e moderata o la vergogna di non controllare nessun tipo di destra nel paese che governa. Ha deciso di non decidere: avrà molti nemici e la vergogna insieme.