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In crisi di voti, Podemos punta sulla “sostituzione etnica” antifascista

Marcello Sacco

All’estrema destra adepta della “remigrazione” sfugge il fatto che uno dei segreti del buon andamento dell’economia è proprio l’immigrazione. Mentre all'estrema sinistra il pil interessa poco, troppo prosaico rispetto alle magnifiche prospettive di palingenesi sociale offerte dall’immigrazione massiccia di altri popoli

Madrid. Da qualche giorno si è fatto più difficile, in Spagna, smontare una delle bufale preferite dell’estrema destra internazionale: la teoria della grande “sostituzione etnica”, il diabolico piano (attribuito all’ignaro conte Kalergi) secondo cui la popolazione europea sarà presto sostituita da orde di immigrati asiatici e africani. Adesso la teoria piace all’estrema sinistra, che ne vagheggia un’attuazione rapida e politicamente orientata. Corretta. Lo ha detto Irene Montero, eurodeputata di Podemos, il partito che dal 2023 è guidato da Ione Belarra, ma in cui la coppia regale, composta appunto da Montero e dall’ombra del marito (Pablo Iglesias), ha ancora un notevole peso specifico. Sabato scorso, l’ex ministra per le Pari opportunità ha preso parte a un evento preelettorale a Saragozza, capoluogo dell’Aragona, comunità autonoma che domenica prossima eleggerà il nuovo parlamento regionale. Dal palco Montero ha urlato, nella sua neolingua politicamente correttissima, un appello alle “persone migranti e razzializzate”, chiedendo loro di non lasciare gli spagnoli buoni soli in mezzo a tanti fascisti. La sostanza del discorso era che Podemos ha ottenuto dal governo una sanatoria per almeno mezzo milione di immigrati illegali e il prossimo passo sarà quello di ottenere per loro il diritto di voto e la nazionalità, così daranno una mano a “spazzare” i fascisti via dalla Spagna.

 

 

Le affermazioni – come dimostra anche il video, divenuto immediatamente virale – sono frutto dello stato alterato di coscienza proprio dei grandi comizi, e forse non è un caso che abbiano trovato eco oltreatlantico in Elon Musk, che accusa Montero di volere il genocidio degli spagnoli bianchi. Una zuffa tra matti, insomma, che sintetizza bene le fobie più astruse della destra e le commoventi ingenuità della sinistra. All’estrema destra adepta della “remigrazione” sfugge il fatto che uno dei segreti del buon andamento dell’economia è proprio l’immigrazione. Secondo i dati del Real Instituto Elcano, dopo la pandemia la Spagna ha registrato ingressi per 600 mila persone l’anno, gli immigrati sono 9 milioni su circa 50 milioni di residenti, rappresentano un lavoratore su quattro e hanno occupato il 90 per cento dei nuovi posti di lavoro creati da gennaio 2024 a marzo 2025. Così l’economia spagnola vola e il Fmi si mostra persino più ottimista del governo di Madrid nel prevedere una crescita del 2,3 per cento nel 2026 e 2,5 per cento nel 2027. All’estrema sinistra, invece, il pil interessa poco. Troppo prosaico rispetto alle magnifiche prospettive di palingenesi sociale offerte dall’immigrazione massiccia di altri popoli. A quelli di Podemos dispiace solo che una parte importante dell’immigrazione in Spagna sia di origine latino-americana. Vengono da Cuba o dal Venezuela, ti dicono che a casa loro ci sono le dittature socialiste e i compagni vanno in cortocircuito. La deputata di Podemos Martina Velarde ha definito parassiti quei venezuelani che hanno festeggiato in piazza la cattura di Maduro. Tutta gente che non aiuterà mai gli spagnoli perbene a liberarsi dai “fascisti”.

 

 

Credere in un afflato tra “oppressi” che unirebbe in un solo “soggetto politico” il ricercatore universitario precario, che affoga le frustrazioni nei bar del quartiere madrileno di Lavapiés, con il bracciante africano sbalzato da uno slum nigeriano ai campi di ciliegie aragonesi è un classico esempio di bovarismo politico. In Spagna si dovrebbe chiamarlo donchisciottismo, se i ricercatori universitari non avessero incrostato di pessimo sentimentalismo utopistico ogni riferimento al povero vecchio cavaliere della Mancha, che aveva letto troppi libri di cavalleria. La lettura dei sondaggi in Aragona, invece, annuncia un’altra batosta dopo le regionali in Estremadura di dicembre. Crescono sia il Partito popolare (poco) sia Vox (molto), mentre calano i socialisti (che si giocano l’asso Pilar Alegría, fino a poche settimane fa ministra dell’Istruzione e portavoce del governo Sánchez), sia Sumar. Podemos perderebbe addirittura la sua già striminzita rappresentanza parlamentare regionale.

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