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Editoriali

La trappola di Putin all'Ucraina

Redazione

Il Cremlino dice di volere l’incontro ma a Mosca, dove Zelensky non può andare

Ucraini e russi si incontreranno da soli, senza gli americani. E la decisione è stata presa perché dentro l’Amministrazione Trump ci sono molte divisioni su come condurre i negoziati. L’obiettivo è arrivare a un vertice fra il capo del Cremlino Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il leader ucraino è da mesi che si dice disposto a sedersi al tavolo con Putin. Il Cremlino ha sempre ripetuto: va benissimo l’incontro, se e solo se viene organizzato a Mosca. Ovviamente i russi sanno che Zelensky non accetterà mai di entrare in Russia e le ragioni sono molte: è simbolicamente sbagliato, ma soprattutto è molto pericoloso. All’inizio dell’invasione totale, l’Amministrazione Biden propose al presidente ucraino di lasciare l’Ucraina perché i soldati russi si stavano avvicinando e Kyiv era piena di sabotatori, chiamati “scarafaggi”, che volevano assassinare Zelensky. Zelensky rispose: “Non ho bisogno di un passaggio, ma di munizioni”. La frase è diventata iconica, ha fatto la storia della resistenza ucraina.

I russi non hanno mai abbandonato l’idea di eliminare Zelensky, per il presidente ucraino andare a Mosca è molto rischioso e non valgono le promesse. Daniel Szeligowski, analista del Polish Institute for international studies, ha ricordato su X un episodio: i leader della resistenza polacca, nel 1945, accettarono di recarsi a Mosca per incontrare Stalin; ricevettero molte garanzie prima della partenza, ma quando arrivarono furono arrestati. Szeligowski racconta l’episodio per sottolineare come gli inviti a Mosca sono rischiosi anche da un punto di vista storico. Putin sa che per Zelensky è impossibile andare a negoziare in Russia e proprio perché sa che il leader ucraino non può gli ha offerto un incontro a Mosca. Un modo per dire “no” senza dover dire “no” e mettendo Zelensky nella posizione del rifiuto.

 

 

 

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