Google creative commons

un appello

Riarmo e unità. Il “momento groenlandese” tra Sciences Po e l'Eliseo

Mauro Zanon

Il primo ministro della Groenlandia: "Immaginate di vivere in pace, di essere stati un partner leale dell’alleanza e improvvisamente di dover rassicurare la vostra gente perché ha paura, perché alcuni dei vostri partner vogliono acquisire la vostra terra e non escludono l’uso delle armi. Ora l'Europa deve rimanere unita"

Parigi. Quando Giuliano da Empoli prende il microfono sul palco dell’anfiteatro Émile Boutmy di Sciences Po, dove ieri mattina si è tenuta una conferenza sul “momento groenlandese” dell’Europa in presenza della premier danese Mette Frederiksen e del primo ministro della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen, va subito dritto al punto: “Ernest Hemingway diceva che ‘il coraggio è la grazia sotto pressione’, e penso che sia proprio quello che avete dimostrato entrambi nelle ultime settimane, in un momento davvero cruciale. Primo ministro Nielsen: come ci si sente a essere al centro della scena mondiale?”. “Siamo sotto pressione, una pressione enorme”, ha risposto il premier groenlandese: “Sono il capo del governo della Groenlandia e devo prendermi cura della mia gente. Immaginate di vivere in pace, di essere stati un partner leale dell’alleanza e improvvisamente di dover rassicurare la vostra gente perché ha paura, perché alcuni dei vostri partner vogliono acquisire la vostra terra e non escludono l’uso delle armi”. Ma c’è una buona notizia: la presenza degli amici europei dinanzi alle mire espansionistiche di Donald Trump nell’Artico. “E’ importante avere buoni amici”, ha sottolineato Nielsen. Anche la premier danese ha sottolineato la forza della deterrenza europea quando c’è unità: “L’ordine mondiale come lo conosciamo, per cui abbiamo lottato per 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, è finito. E non credo tornerà. La lezione delle ultime due settimane è che l’Europa deve rimanere unita”. A volte è necessario scrivere la conclusione prima di scrivere il resto del libro e la conclusione sulla Groenlandia “è che non si può mai scendere a compromessi sui valori democratici”, ha affermato Frederiksen. Che ha insistito molto sul “grande errore” europeo di tagliare le spesi militari, non solo perché la Russia ha fatto l’esatto opposto, ma anche perché “è una questione di identità”. “Se noi europei non siamo in grado e non siamo disposti a proteggerci allora cosa siamo?”, ha chiesto la premier danese, sottolineando che il riarmo dell’Europa non è più rinviabile, “il 2035 potrebbe essere troppo tardi”.

 

 

La tappa parigina del capo del governo danese e del premier groenlandese è culminata con un incontro con il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, in prima linea nella difesa della Groenlandia: a Nuuk sono sbarcati il 15 gennaio i primi militari francesi, nell’ambito della missione “Arctic Endurance”, e il prossimo 6 febbraio verrà aperto un consolato affidato all’ex ambasciatore francese in Vietnam Jean-Noël Poirier. “Dinanzi alla posizione della Russia nell’estremo nord, alla presenza economica della Cina e alle conseguenze strategiche di questo riavvicinamento, condividiamo la necessità di rafforzare la nostra posizione difensiva nell’Artico”, ha dichiarato Macron durante una conferenza stampa all’Eliseo accanto ai due leader nordici. Il braccio di ferro con gli Stati Uniti sulla Groenlandia “è un appello a un risveglio strategico per tutta l’Europa”, che deve basarsi “sull’affermazione della nostra sovranità europea, sul nostro contributo alla sicurezza dell’Artico, sulla lotta contro le ingerenze straniere e la disinformazione”, ha aggiunto. Accanto al presidente francese, citando un celebre pezzo dei Daft Punk, Frederisken ha invitato l’Europa a essere “harder, better, faster, stronger”.

Di più su questi argomenti: