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Perché la Russia di Putin è una potenza in declino. Lo studio del Csis

Secondo il Center for Strategic and International Studies, Mosca sta pagando un prezzo "straordinario" per la sua guerra in Ucraina, ha subìto quasi 1,2 milioni di perdite, in tutte le sue offensive l'avanzamento è stato lento, in nessuna categoria è all'altezza di una grande potenza. I numeri e le mappe del think tank

La Russia sta pagando "un prezzo straordinario" per la sua guerra in Ucraina, ha concluso il think tank americano Center for Strategic and International Studies (Csis) con un ultimo report pubblicato ieri dal titolo: "La guerra estenuante della Russia in Ucraina". Dall'inizio dell'invasione su larga scala, il 24 febbraio 2022, le forze russe hanno subìto quasi 1,2 milioni di perdite tra uccisi, feriti e dispersi, e ben 325.000 morti,  "più di qualsiasi grande potenza in qualsiasi guerra dalla Seconda guerra mondiale", scrive il Csis: dal 2022 l'esercito russo non è stato in grado di sconfiggere rapidamente le forze ucraine con una campagna di guerra lampo e ha fatto ricorso a una strategia di "guerra di logoramento", che continua ancora oggi. Solo nel 2025, le vittime russe hanno registrato il numero di 415.000, con una media di quasi 35.000 vittime al mese. Tra febbraio 2022 e dicembre 2025, si sono verificate tra 275.000 e 325.000 vittime sul campo di battaglia . Le forze ucraine invece hanno probabilmente subìto tra le 500.000 e le 600.000 vittime, tra morti, feriti e dispersi, e tra i  100.000 e 140.000 morti tra febbraio 2022 e dicembre 2025. 

 

Secondo le stime del centro studi, il numero complessivo delle vittime russe e ucraine potrebbe raggiungere i 2 milioni entro la primavera del 2026. La strategia di logoramento russa ha accettato il costo di un elevato numero di vittime nella speranza di logorare l'esercito e la società ucraina, eppure, scrive il Csis, "anche le forze ucraine hanno imposto costi significativi con la loro strategia di difesa", con trincee, ostacoli anticarro, mine e altre barriere, insieme ad artiglieria e droni, per ostacolare l'avanzata dei soldati e dei veicoli russi, influenzando la velocità di avanzata di Mosca.

 

 

L'"avanzata" russa

Il Csis mette a confronto le mappe e il cambiamento della linea del fronte, definisce l'avanzamento dell'esercito russo "lento", ripercorre le conquiste degli ultimi anni:  la città di Avdiivka, nell'Oblast' di Donetsk, nel febbraio 2024, gli sforzi prolungati contro le città  di Chasiv Yar e Pokrovsk. Proprio qui, da fine febbraio 2024 a inizio gennaio 2026, le forze russe sono avanzate di poco meno di 50 chilometri, a un ritmo medio di soli 70 metri al giorno. In generale. "in tutte le sue offensive degli ultimi due anni, la Russia non è riuscita a generare rapidi sfondamenti tali da far crollare la linea del fronte ucraina e consentire ampie conquiste territoriali". In particolare le offensive russe intorno a Kupiansk e Chasiv Yar sono state le meno efficienti in assoluto, procedendo a una frazione del ritmo delle campagne storiche come quelle della Prima  e della Seconda guerra mondiale. 

 

Nel 2024, le forze russe hanno conquistato circa 3.604 chilometri quadrati di territorio ucraino, pari a circa lo 0,6 per cento dell'Ucraina, "un'area più piccola dello stato americano del Delaware", scrive il think tank. Nel 2025, le forze russe hanno ottenuto conquiste "leggermente maggiori", conquistando circa 4.831 chilometri quadrati (circa lo 0,8% dell'Ucraina) e riconquistando circa 473 chilometri quadrati nell'Oblast' russa di Kursk. In totale, le forze russe hanno conquistato circa 75.000 chilometri quadrati (circa il 12 percento dell'Ucraina)  e controllano circa 120.000 chilometri quadrati (circa il 20 percento dell'Ucraina e un'area più o meno delle dimensioni della Pennsylvania), compresi territori conquistati prima del 2022 come la Crimea e parti del Donbas. "Questi progressi e i progressi complessivi della Russia sul campo di battaglia, soprattutto negli ultimi due anni, sono decisamente inferiori all'obiettivo di Mosca di conquistare militarmente l'Ucraina", scrive il Csis.

 

Dopo aver analizzato l'economia di guerra del Cremlino, che "ha retto meglio di quanto alcuni si aspettassero dopo le sanzioni economiche occidentali", nonostante registri numerosi segni di tensione, come per esempio nell'industria spaziale e nel settore della difesa, il centro studi definisce la Russia una "potenza in declino". Mosca "non è all'altezza di una grande potenza in praticamente nessuna categoria di indicatori militari, economici o scientifici e tecnologici", ha subìto "il più alto tasso di vittime tra le grandi potenze in qualsiasi guerra dalla Seconda guerra mondiale, e il suo esercito ha avuto risultati deludenti, con tassi di avanzamento storicamente lenti e pochi nuovi territori da mostrare per i suoi sforzi negli ultimi due anni", scrive Seth G. Jones, presidente del dipartimento Difesa e Sicurezza del Csis. Nonostante le sfide russe, "la grande ironia è che Stati Uniti ed Europa non sono riusciti a esercitare appieno il loro potere economico o militare", conclude. "Senza ulteriori sofferenze, Putin prolungherà i colloqui e continuerà a combattere, anche se ciò significa milioni di vittime russe e ucraine".

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