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Alleati in imbarazzo

In Francia i lepenisti sono sempre più freddi con Trump. Il cortocircuito sovranista

Mauro Zanon

L’offensiva trumpiana contro l’Europa, col ricatto permanente dei dazi e le minacce espansionistiche in Groenlandia, stanno mettendo in forte imbarazzo Rn: da amico geniale, il presidente americano, è diventato l’amico ingombrante

Parigi. C’è stato un tempo non troppo lontano in cui Marine Le Pen e Jordan Bardella, i due leader del Rassemblement national (Rn) francese, avevano gli occhi luccicanti quando in un palcoscenico, in un talk-show o in una cena mondana si parlava di Donald Trump. La madrina del sovranismo francese fu tra le prime a congratularsi con il tycoon quando nel 2016 vinse le presidenziali contro Hillary Clinton, e nel gennaio del 2017 si palesò addirittura ai piedi della Trump Tower a New York per cavalcare l’onda populista che attraversava gli Stati Uniti. Il suo delfino e attuale presidente di Rn era ancora troppo piccolo e ai piani bassi delle gerarchie nel 2016, ma nel 2024, quando Trump ha riconquistato la Casa Bianca, non ha esitato a indicarlo come modello da seguire per la Francia, elogiando il “patriottismo” di Trump, la sua “difesa degli interessi americani”. E nel dicembre dello scorso anno, nel quadro del programma “Quelle époque” su France 2, aveva pronunciato queste parole quando sullo schermo era apparsa una foto di Trump: “Dove trova tutta questa energia?”. Nelle ultime settimane, tuttavia, si è rotto qualcosa tra il partito sovranista francese e il mondo Maga.

L’offensiva trumpiana contro l’Europa, col ricatto permanente dei dazi doganali, la cattura di Nicolas Máduro, con annessa violazione della sovranità del Venezuela, oltre alle minacce espansionistiche in Groenlandia, stanno mettendo in forte imbarazzo Rn: da amico geniale, Trump, è diventato l’amico ingombrante. “Oggi sia Marine Le Pen sia Jordan Bardella non vogliono apparire come i vassalli degli Stati Uniti. Non vogliono commettere nuovamente l’‘errore russo’ e essere accusati di essere al rimorchio di una potenza straniera”, dice al Foglio il politologo Jean-Yves Camus, direttore dell’Observatoire des radicalités politiques presso la Fondation Jean-Jaurès. Il riferimento è alla vecchia amicizia di Le Pen col presidente russo Vladimir Putin: una vicinanza che, quando nel febbraio 2022 è iniziata la guerra in Ucraina, ha messo a dura prova la credibilità internazionale della leader sovranista francese. “Oltre all’amicizia ricordo che c’è stato anche un legame finanziario, un prestito da parte di una banca vicino al Cremlino”, sottolinea Camus.

All’inizio il Rn vedeva Trump come colui che avrebbe abbandonato l’interventismo americano per concentrarsi sull’America first. “La dottrina trumpiana è sempre America first, ma non significa più l’America prima di tutto, bensì l’America ovunque”, spiega il politologo francese. L’isolazionismo sovranista di Trump si è trasformato in un “nuovo imperialismo”, come ha denunciato il presidente francese Emmanuel Macron a inizio gennaio. Una posizione che oggi è condivisa dallo stesso Bardella. La scorsa settimana, il giovane presidente di Rn ha esortato l’Ue a ricorrere al “rapporto di forza” di fronte alla “minaccia” di annessione della Groenlandia e al “ricatto” americano sui dazi doganali, affermando che la “sottomissione sarebbe un errore storico”. “Estremamente preoccupato” dal comportamento degli Stati Uniti che “non si comportano più come una nazione”, ma “come un impero”, Bardella considera quindi “naturale” ricorrere a “minacce mirate” per proteggersi, “anche di fronte a un patriota come Donald Trump”. “La stessa Marine Le Pen, alcuni mesi fa, prima ancora dell’intervento in Venezuela e delle minacce di annessione della Groenlandia ha dichiarato che occorreva prestare attenzione a Trump, poiché ogni nazionalismo difende gli interessi del proprio paese e talvolta due nazionalisti possono trovarsi a difendere interessi contrapposti”, dice Camus, prima di aggiungere: “All’interno di Rn sta crescendo l’inquietudine sul fatto che un giorno il tycoon statunitense potrebbe colpire anche gli interessi della Francia, nella Guyana francese e nelle Antille per esempio”.

I sospetti di ingerenza americana nel processo degli assistenti all’Europarlamento che coinvolge Marine Le Pen, confermati dalla magistrata francese Magali Lafourcade che nel maggio 2025 è stata avvicinata da due emissari di Trump, hanno ulteriormente imbarazzato i vertici di Rn. “C’è qualcosa di sconcertante nell’estrema destra francese, ovvero la sua abitudine a guardare all’estero per importare idee in Francia – conclude Camus – oltre che l’assenza di cultura politica americana. Non si possono applicare le ricette di un Steve Bannon in territorio francese e nemmeno in Europa. La prova è il fallimento del suo progetto di scuola sovranista in un convento vicino a Roma”.