Fine di un incubo

L'ultimo rapito di Hamas torna in Israele

Micol Flammini

Non ci sono più ostaggi israeliani a Gaza. Il rientro del corpo di Ran Gvili, l’inizio della ricostruzione interna e la fase due nella Striscia

Per la prima volta dal 2014, non ci sono più israeliani tenuti in ostaggio a Gaza. I resti dell’ultimo rapito sono stati recuperati da Tsahal nel cimitero di  al Batesh, nel nord della Striscia. Il 7 ottobre, il sergente maggiore Ran Gvili indossò la sua uniforme delle Forze speciali della polizia israeliana e andò a combattere contro i terroristi che avevano attaccato i kibbutz nel sud di Israele. Venne ucciso dopo aver esaurito le munizioni  nella battaglia del kibbutz Allumin, il suo cadavere venne preso dai miliziani e portato nella Striscia. I suoi resti sono stati tenuti  come merce di scambio, assieme agli altri più di duecento vivi e morti che il 7 ottobre vennero  portati via da Israele. Il movimento che si è creato attorno ai parenti degli ostaggi, che in questi due anni è diventato un po’ famiglia per una parte del paese e un po’ laboratorio politico, aveva promesso che non avrebbe fermato le manifestazioni fino a quando l’ultimo ostaggio non fosse tornato. “Fino all’ultimo”, “Nessuno resta indietro”, erano diventati i motti che dal 13 ottobre dello scorso anno, giorno della liberazione degli ultimi venti rapiti  vivi, erano stati scanditi in Piazza degli ostaggi. Adesso inizia il processo di ricostruzione interna che la società israeliana ha a lungo rimandato. “Iniziamo a curarci”, dicono al Foglio dal Forum delle famiglie degli ostaggi. 


Ora Hamas è rimasto senza il suo ultimo strumento di ricatto, non ha più leve contro Israele. Quando la scorsa settimana il presidente americano aveva annunciato il suo  Consiglio della pace e l’apertura del valico di Rafah, che collega la Striscia e l’Egitto, Israele aveva segnalato che non avrebbe lasciato aprire il valico, che controlla, senza il ritorno di Gvili. Per l’accordo, la seconda fase del piano di Trump poteva iniziare con due condizioni: la liberazione di tutti gli ostaggi, vivi e morti, e il disarmo di Hamas. Il valico riaprirà, Israele controllerà chi entra. Il piano per togliere le armi ai miliziani, invece, ancora non è stato svelato. Il dubbio è che  ancora non esista. 

Di più su questi argomenti:
  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)