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Giù le barriere
L'accordo di libero scambio tra Ue e India è una sfida a Trump
Con la guerra globale dei dazi, il presidente americano è riuscito a sbloccare un negoziato in stallo dal 2007, unendo le due più popolose democrazie al mondo in una partnership economica. Ora però von der Leyen vuole chiudere i negoziati anche con Australia, Malesia, Filippine ed Emirati Arabi Uniti
Bruxelles. Donald Trump non è mai stato nominato da Ursula von der Leyen, António Costa o Narendra Modi. Ma tra le righe dei discorsi per celebrare “la madre di tutti gli accordi commerciali” era onnipresente. L’Unione europea e l’India oggi hanno concluso i negoziati su un accordo di libero scambio la cui dimensione è tanto economica quanto geopolitica. “Abbiamo creato una zona di libero scambio di due miliardi di persone, da cui entrambe le parti trarranno beneficio”, ha detto la presidente della Commissione. Ma non è solo un incremento esponenziale degli scambi di beni e servizi. “Il commercio è un fondamentale stabilizzatore geopolitico”, ha detto il presidente del Consiglio europeo. Con la guerra globale dei dazi, Trump è riuscito a sbloccare un negoziato in stallo dal 2007, unendo le due più popolose democrazie al mondo in una partnership economica. Ed è riuscito a far riscoprire all’Ue un’arma potente del suo soft power: gli accordi di libero scambio.
E’ Ursula von der Leyen ad aver ribattezzato quello con l’India “la madre di tutti gli accordi commerciali”. Sul piano economico i benefici sono significativi per l’Ue. “Ci aspettiamo che l’accordo apra mercati che sono stati finora chiusi per l’elevato livello dei dazi”, spiega una fonte della Commissione. “Gli esportatori europei risparmieranno 4 miliardi di euro l’anno rispetto ai dazi che hanno pagato finora”. I dazi sul 90 per cento dei beni dell’Ue saranno ridotti o azzerati. La Commissione si aspetta di raddoppiare il volume delle sue esportazioni verso l’India. Le automobili – settore prioritario per la Germania e per la stessa von der Leyen – sono un esempio. Attualmente l’India applica un dazio del 140 per cento, che limita le esportazioni di auto dall’Ue ad appena tremila unità l’anno. La Commissione ha ottenuto una quota tariffaria di 250 mila automobili per le quali il dazio sarà ridotto gradualmente al 10 per cento. I dazi sui macchinari (attualmente fino al 44 per cento) saranno azzerati, come quelli su aerei (dall’11 per cento), prodotti chimici (dal 22 per cento) e farmaceutica (dall’11 per cento).
Anche il settore agro-alimentare europeo ha molto da guadagnare. Memore delle rivolte degli agricoltori contro il Mercosur, la Commissione è stata attenta a escludere del tutto alcuni prodotti sensibili (come riso, zucchero, etanolo, carne di manzo, carne di pollo, latte in polvere, banane, miele e aglio) dall’ambito dell’accordo. Ma i dazi proibitivi sull’agrifood (in media oltre il 36 per cento) saranno ridotti o eliminati del tutto. Il vino – settore prioritario per paesi come Francia e Italia – vedrà i dazi ridursi immediatamente dal 150 al 75 per cento per scendere successivamente al 20 per cento. L’olio d’oliva passerà dal 45 per cento a zero. L’India è fortemente protezionista nel settore agricolo. L’Ue avrà “un accesso senza precedenti al suo mercato per il settore agro-alimentare, se si paragona a quanto l’India ha concesso in accordi con altri paesi”, spiega un negoziatore.
I negoziati con Nuova Delhi non sono stati facili, per ragioni politiche, economiche e storiche. Anche il premier indiano, Narendra Modi, deve fare i conti con lobby influenti e rumorose, compresi gli agricoltori. Più volte, i negoziatori indiani hanno rigettato alcune richieste dell’Ue su rispetto degli standard ambientali o l’impegno di rimanere nell’Accordo di Parigi perché contrari alla sovranità indiana. “Hanno detto di non volersi sottomettere a un nuovo tipo di colonialismo attraverso un accordo commerciale”, ha confessato la fonte della Commissione. “In alcuni casi l’Ue ha dovuto accettare meno di quanto avrebbe voluto”, con “risultati modesti in alcune aree”. L’accordo non include capitoli sugli appalti pubblici, l’energia, le materie prime e gli investimenti manifatturieri. Ma “l’Europa e l’India stanno scrivendo la storia”, ha assicurato von der Leyen, ricordando che in questa èra “il commercio è sempre più utilizzato come arma”.
Donald Trump è stato il fattore decisivo. Prima del suo ritorno alla Casa Bianca i negoziati sull’accordo di libero scambio tra Ue e India andavano a rilento. Lanciati nel 2007, interrotti nel 2013, rilanciati nel 2022, le trattative hanno subito un’accelerazione lo scorso anno. L’India ha subìto dazi del 50 per cento da Trump. L’Ue è stata minacciata di dazi del 25 per cento, prima di concludere un accordo sfavorevole che li ha portati al 15 per cento. Per von der Leyen, che era fortemente criticata dopo aver capitolato di fronte a Trump lo scorso luglio, è il secondo successo politico in pochi giorni dopo la firma dell’accordo di libero scambio con il Mercosur. La strategia di diversificazione degli accordi commerciali, che deve permettere all’Ue di trovare nuovi mercati e di rafforzare le catene di approvvigionamento, sta portando risultati. Anche le prepotenze economiche della Cina di Xi Jinping rientrano nei calcoli geopolitici della presidente della Commissione. Dopo l’India, ora von der Leyen vuole chiudere i negoziati con Australia, Malesia, Filippine ed Emirati Arabi Uniti.