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Calcoli politici

I repubblicani americani temono per lo strappo di Minneapolis, ma hanno paura a dirlo a Trump

Giulio Silvano

Una parte del partito di Lincoln e Reagan sta facendo fatica a difendere le menzogne e l’aggressività della Casa Bianca un po’ perché non riesce a digerire le azioni degli agenti federali anti immigrazione in Minnesota, un po’ perché a novembre ci sono le elezioni di metà mandato 

Con quello che succede a Minneapolis il mondo Maga non rischia di sgretolarsi, ma c’è la possibilità che torni nei suoi confini pre-2024, quando Donald Trump non si era ancora mangiato tutto il vecchio partito di Lincoln e Reagan. Una parte del Partito repubblicano, un po’ perché non riesce a digerire le azioni degli agenti federali anti immigrazione in Minnesota, un po’ perché a novembre ci sono le elezioni di metà mandato, sta facendo fatica a difendere le menzogne e l’aggressività dell’Amministrazione Trump. Qualche membro del Gop possiede ancora un po’ di senso dello stato e proprio non ce la fa a vedere i propri agenti dell’Ice, la polizia anti immigrazione, ammazzare i cittadini – bianchi, per di più.

 

Un sondaggio del New York Times ha mostrato che se metà dell’elettorato americano condivide la necessità delle deportazioni di immigrati illegali, il 61 per cento crede che le azioni dell’Ice abbiano superato il limite. Dopo l’uccisione di Renée Good e Alex Pretti i repubblicani sono ancora più preoccupati di come il presidente stia gestendo la cosa – cioè mentendo di fronte all’evidenza dei filmati. All’inizio alcuni politici sono stati zitti invece di unirsi al coro “è colpa delle sinistra radicale”, poi hanno sostenuto la necessità di un’investigazione bipartisan per capire le dinamiche dell’omicidio di Pretti, l’infermiere di 37 anni che aveva con sé una pistola (mai tirata fuori durante il confronto con gli agenti dell’Ice). La sua morte, ha detto il senatore repubblicano Bill Cassidy, “è incredibilmente allarmante”, la credibilità delle istituzioni è in pericolo: ha chiesto una “investigazione comune federale e statale”. Cassidy a novembre deve riuscire a mantenere il suo seggio in una delle primarie dove sfiderà un candidato sostenuto da Trump. All’appello si sono uniti almeno cinque senatori, quasi tutti dovranno affrontare la rielezione a novembre, e alcuni provengono da swing state. Uno di questi ha detto: “Ci servono tutti i fatti”, e ha parlato di “uso letale della forza” e di “tragedia di Minneapolis”. Un registro ben diverso da quello ufficiale della Casa Bianca.

 

Una collega dell’Alaska ha invece aperto il dibattito su quanto questi agenti in passamontagna e occhiali da sole siano effettivamente preparati per il loro ruolo, perché di recente sono uscite fuori informazioni sugli insufficienti addestramenti delle reclute del dipartimento di sicurezza interna (Dhs). Un deputato del Kentucky, fino a ieri molto vicino al presidente, ha invece detto alla Fox che forse non è il caso che l’Ice resti a Minneapolis se il sindaco e il governatore non la vogliono. La ex fedelissima Marjorie Taylor Greene, con cui Trump ha rotto, ha detto che il governo sta spingendo la popolazione “alla guerra civile”. Il celebre podcaster Joe Rogan, a lungo in linea con il mondo Maga, ha paragonato le tattiche governative a quelle della Germania nazista.

 

Una senatrice del Maine, anche lei in lizza per la rielezione, ha detto al New York Times che forse non voterà un progetto di legge sul budget dove si confermano i fondi al dipartimento per la Sicurezza nazionale. Con il suo “big beautiful bill” Trump l’anno scorso ha dato all’Ice 75 miliardi di dollari. La legge dovrà esser votata prima del 30 gennaio e l’idea di alcuni repubblicani, unendosi ai democratici, è di togliere la conferma del finanziamento all’Ice, ma facendo passare le altre parti della legge per evitare uno shutdown governativo. In questo caso si vedrebbe più chiaramente la frattura dei repubblicani anti Ice, o di chi sta usando l’opposizione all’Ice per evitare di essere trascinato da un’eventuale sconfitta di Trump a novembre

 

 Perché molti sono convinti che i repubblicani con il rinnovo del Congresso potrebbero perdere entrambe le camere. Proprio ieri è uscito fuori un audio del potente senatore Ted Cruz – un tempo anti trumpiano poi salito sul carro – che parlava a porte chiuse ai donatori dicendo che perderanno sia la Camera sia il Senato, e che Trump con una maggioranza democratica si troverà “ogni giorno a dover affrontare un impeachment”.

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