(foto EPA)
editoriali
Servono armi, non progetti per Kyiv
La guerra finisce se Putin perde, non con il piano di 800 miliardi di Ue e americani
In un documento di diciotto pagine, ottenuto da Politico, la Commissione europea illustra l’intenzione di Unione europea e Stati Uniti di attrarre 800 miliardi di dollari di fondi pubblici e privati per aiutare la ricostruzione dell’Ucraina. Il documento è stato definito una tabella di marcia “per un’economia resiliente e in crescita”, comprende finanziamenti che dovrebbero estendersi fino al 2040 con un piano operativo immediato di cento giorni. BlackRock, che fornisce consulenza sulla ricostruzione, ha spiegato che però il piano avrà difficoltà ad attrarre investimenti esterni. La difficoltà ha una ragione molto semplice: Mosca bombarda ancora l’Ucraina, se continuerà a farlo sarà dura che il progetto risulti attrattivo. Ancora una volta gli alleati dell’Ucraina sbagliano il punto.
Anziché lavorare per l’ora, per l’imminenza, per costringere Vladimir Putin a smetterla di colpire le città ucraine nel tentativo di conquistare un territorio che non riesce a conquistare, gli europei e anche gli americani pensano al dopo, all’investimento, alla ricostruzione. Kyiv è al gelo, non riesce a riparare le sue centrali dopo gli attacchi russi e gli alleati degli ucraini promettono un futuro meraviglioso, con dollari che scenderanno sulle città ucraine al posto delle bombe di Putin. Il momento di smetterla di pensare ai piani del Dopoguerra è arrivato da molto tempo, ma continuare a parlare di piani di ricostruzione anziché di piani per fermare l’esercito russo ormai segnala un’ottusità grave. L’Ucraina ha bisogno di munizioni, di missili a lungo raggio, di sistemi di contraerea, di sanzioni mortali contro la Russia e contro tutti i paesi che la aiutano. Se a Bruxelles e a Washington si vuole pensare tanto a quando la guerra sarà finita, allora gli alleati si sbrighino a farla finire questa guerra. Non servono 800 miliardi per il dopo, progetti che nessuno è disposto a finanziare perché la guerra c’è ancora e ammazza, servono armi e sanzioni adesso.