Altre accuse

Quanto è ingrato Trump con gli alleati della Nato e con i soldati morti in Afghanistan

Paola Peduzzi

Il presidente americano riscrive anche la storia dei morti pur di svilire l'Alleanza atlantica

Benni Schmidt Pedersen vive in una piccola fattoria in Danimarca, in un posto silenzioso dove può sentire se qualcuno passa sulla strada sterrata che porta a casa sua: soffre del disturbo post traumatico da quando è stato soldato in Afghanistan, dove cinque dei suoi compagni sono morti sotto i suoi occhi mentre combattevano contro i talebani. Isaac Stanley-Becker, giornalista dell’Atlantic, lo conosce da tempo e lo ha chiamato leggendogli le frasi che ha detto il presidente americano, Donald Trump, sugli alleati della Nato: “Non abbiamo mai avuto bisogno di loro – ha detto in un’intervista a Fox Business a Davos – Non abbiamo mai davvero chiesto nulla agli alleati. Dicono che hanno inviato dei soldati in Afghanistan o di qui o di là, e lo hanno fatto. Ma stavano sempre un po’ indietro, un po’ lontani dalla linea del fronte”. Pedersen all’inizio ha riso, “perché non mi sorprende affatto che Trump abbia detto questa cosa?”, poi la sua voce si è abbassata e ha detto: “E’ una cazzata”.

Fra i molteplici attacchi che il presidente americano e tutta la sua Amministrazione hanno fatto agli alleati della Nato, questo sull’Afghanistan è forse il più osceno. Il citatissimo articolo 5 dell’Alleanza atlantica, che impone agli alleati di difendersi militarmente da un attacco, è stato invocato soltanto una volta in ottant’anni di storia della Nato: dall’America, dopo l’attacco dell’11 settembre. I 28 membri dell’Alleanza di allora inviarono i loro soldati in Afghanistan contro il regime dei talebani che dava rifugio ad al Qaida (in tutto la coalizione contava 51 paesi). Ne sono morti, in vent’anni di guerra, 3.500, di cui 2.500 americani, 457 britannici, 158 canadesi e poi danesi, estoni, norvegesi, romeni, cechi e molti altri: i numeri sono più piccoli, ma anche le popolazioni di questi paesi sono piccole (l’Italia ha perso 54 militari). I danesi hanno perso 43 soldati (su una popolazione di 5,5 milioni di persone) e questa cifra è tornata di attualità perché nell’ingratitudine trumpiana nei confronti degli alleati della Nato, la Danimarca sta subendo un accanimento ulteriore da quando l’Amministrazione Trump ha messo gli occhi sulla Groenlandia, che è un territorio danese. Durante la conversazione che ha messo un cerotto sulla ferita groenlandese, tra Trump e il segretario della Nato Mark Rutte (il presidente americano ha stabilito un accordo quadro di cui non si sa praticamente nulla, ma la minaccia militare e la minaccia dei dazi agli europei sono state per ora ritirate), quest’ultimo ha precisato: “Tu non sei sicuro che gli europei verrebbero in aiuto dell’America se veniste attaccati, ma lascia che te lo dica: lo farebbero. Lo hanno già fatto in Afghanistan: ogni due soldati americani che sono morti ce n’è uno di un altro paese della Nato che non è tornato a casa dalla sua famiglia”. Trump ha preso atto, ma poi ha dato la sua versione durante l’intervista: c’erano, ma nelle retrovie.

Nel Regno Unito, il secondo paese che subì perdite in Afghanistan in termini assoluti (in termini relativi è la Danimarca), la reazione è stata secca da parte di tutti i leader politici: Trump si sbaglia di grosso, ha detto il premier Keir Starmer aggiungendo che il presidente della special relationship è stato “insultante” e dovrebbe scusarsi, e lo ha detto pure Nigel Farage,  il principale alleato dei trumpiani nel paese (ma pare che sia in decadenza).  Ma Trump tira dritto, la sua strategia si fonda sul fatto che “il resto del mondo sta a galla” grazie all’America, come ha detto nel suo discorso a Davos, e che è arrivato il momento di riprendersi il maltolto dai paesi che si sono approfittati della generosità americana. Che si tratti di soldi o di morti non fa differenza in quel mostro penoso che è l’ingratitudine vittimista dei trumpiani.

 

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi