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L'editoriale del direttore
Le nuove priorità di Davos e l'asse Meloni-Merz hanno un punto in comune
Fine dell’ambientalismo autolesionista e nascita di un altro Sistema solare. L’assenza di dibattiti notiziabili sul clima al Forum economico va di pari passo con la scelta di Italia e Germania di puntare forte su una agenda pro imprese in Europa in grado di alleggerire la burocrazia del continente
Un tempo era tutto Green, ora è solo tutto più Greenland. C’è un tema interessante, sorprendente e persino controintuitivo che riguarda un filo conduttore speciale che lega le sessioni di Davos con la giornata di ieri a Roma, monopolizzata dall’incontro tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz. Quel tema ha a che fare con una questione incredibilmente assente a Davos e implicitamente presente invece negli accordi tra il governo tedesco e quello italiano ed è un tema che coincide con una parola che nell’agenda politica oggi ha un peso diverso rispetto al passato: l’ambiente. C’è stato un tempo non molto remoto in cui il capitalismo sotto attacco, carico di sensi di colpa verso il mondo globalizzato, aveva trasformato il dogma ideologico dell’ambientalismo nella stella Polare del nostro Sistema solare: al centro di tutto, un tempo, vi era l’ineluttabile crisi climatica, il disastro dei nostri ecosistemi, l’inderogabile decarbonizzazione del mondo e l’inevitabile senso di colpa delle democrazie, e in quella stagione tutto girava attorno al whatever it takes per salvare il pianeta. La novità di questi mesi non è la negazione di un problema reale, i rischi ambientali esistono, i climi che cambiano non sono una falsità, le temperature che si alzano non sono un’invenzione, ma è la trasformazione del tema ambientale in una variabile non più indipendente, non più dunque la stella Polare attorno a cui girano tutti i pianeti ma uno dei tanti importanti elementi del nostro universo, impossibile da trattare in modo ideologico, necessario da affrontare con pragmatismo. L’assenza di dibattiti per così dire notiziabili sul clima a Davos va di pari passo con la scelta di Italia e Germania di puntare forte su una agenda pro imprese in Europa in grado di alleggerire la burocrazia del continente scardinando i meccanismi perversi imposti dal modello del Green deal.
Il nuovo equilibrio, naturalmente, nasce anche dalla consapevolezza di quanto l’ideologia ambientalista abbia contribuito in questi anni a creare vincoli regolatori molto elevati, a far aumentare i costi energetici a causa del prezzo dei permessi di CO2, a generare processi di deindustrializzazione a causa della volontà di avvicinarsi ai motori elettrici senza aver preparato adeguatamente l’industria europea a questo passaggio. Ma il nuovo equilibrio, in verità, nasce da una consapevolezza di fondo che riguarda una svolta sistemica. Non tanto, purtroppo, la consapevolezza che negli ultimi due anni l’Ue ha tutto sommato ottenuto risultati ambientali rilevanti (emissioni di CO2 in calo costante, quota di rinnovabili ormai superiore alle fonti fossili nella produzione elettrica, un peso dell’Europa che arriva al 6 per cento delle emissioni globali). E non tanto, purtroppo, la consapevolezza che le politiche eccessivamente ideologiche non hanno prodotto risultati apprezzabili.
La consapevolezza nasce dall’idea, giusta, che la tutela del clima non può essere un tema slegato dalla contemporaneità, deve necessariamente convivere con altre priorità e deve essere necessariamente compatibile con la difesa del benessere del presente. Se occorre rallentare la decarbonizzazione per essere più indipendenti energeticamente dalla Russia, pazienza. Se occorre produrre un po’ di anidride carbonica in più per sostenere gli armamenti militari dell’Ucraina, pazienza. Se occorre rivedere gli obiettivi climatici per evitare di distruggere l’industria europea, pazienza. Negare che vi sia un problema sul clima agendo in modo ideologico come Trump, che è arrivato a voler negare ogni autorizzazione sulle pale eoliche, è follia. Rimettere il dibattito sul clima su un piano diverso, evitando cioè di usare l’ambiente come scorciatoia morale per fare politica industriale, spostandolo su un’orbita in cui la difesa dell’ambiente non è una variabile indipendente rispetto alla difesa del benessere, è una scelta saggia, corretta, che può aiutare l’Europa a togliere ideologia alla difesa dell’ambiente e ad aggiungere pragmatismo nella difesa non solo del principio di realtà ma anche della nostra democrazia.