Ansa
l'editoriale del direttore
Meloni triangola con Merz per aiutare le imprese in Ue, ma si dimentica di come aiutarle in Italia
Il documento firmato dalla premier italiana e dal cancelliere tedesco è interessante per una ragione strategica, tattica e politica. Ma soprattutto perché nel testo si parla di mercato unico europeo, anche se forse sarebbe più utile guardare a ciò che i due paesi stanno facendo per andare in quella direzione
Il documento sulla competitività europea che firmeranno oggi a Roma Giorgia Meloni e Friedrich Merz è un manifesto politico importante che indica una direzione ambiziosa per il futuro dell’Europa. Meloni e Merz, con piglio draghiano, concordano sul fatto che l’Unione europea, per crescere, deve iniziare a occuparsi dei suoi dazi interni con la stessa forza con cui si sta occupando dei suoi dazi esterni. E nel sostenerlo, il primo ministro italiano e il cancelliere tedesco decidono di esplicitare un asse comune per ridurre gli oneri regolatori per le nostre imprese, per costruire procedure di pianificazione e di autorizzazione più veloci, per semplificare la normativa sugli aiuti di stato dell’Ue e per investire con giudizio e senza eccessi sull’apertura al libero scambio. Il documento di Meloni e Merz è interessante per almeno quattro ragioni. La prima ragione, di natura strategica, riguarda il desiderio comune tra Italia e Germania di spingere l’Europa non a cedere sovranità ai paesi membri, come chiedono i partiti euroscettici, ma a fare qualcosa di più per rendere l’Europa più efficiente, più veloce e dunque più sovrana. La seconda ragione, di natura tattica, indica il desiderio da parte dei leader di Germania e Italia di mostrare la presenza di un nuovo motore negli ingranaggi dell’Europa desideroso di sostituire il vecchio e tradizionale motore europeo, quello franco-tedesco, su un punto in particolare: il superamento urgente di alcune norme figlie della stagione del Green deal, che evidentemente la Germania pensa di poter mettere da parte facendo leva più sul rapporto con l’Italia che sul rapporto con la Francia. La terza ragione, di natura politica, indica la trasformazione del piano Draghi, a cui Merz e Meloni si ispirano esplicitamente, in un piano non più complementare all’agenda von der Leyen ma potenzialmente alternativo. Il disegno è quasi impossibile da attuare, ma non è un mistero che i principali leader europei, come Meloni e come Merz ma anche come Macron, condividano l’urgenza di dare una svolta sostanziale all’Europa in un momento cruciale per la vita del continente e rimproverare all’Europa di Ursula di non aver fatto abbastanza per rimuovere gli autodazi che tengono ingolfato il motore europeo in un momento in cui la Commissione si trova in difficoltà evidente (ieri la quarta mozione di sfiducia alla presidente, due giorni fa lo schiaffo clamoroso del Parlamento europeo sul Mercosur, che è uno schiaffo anche a von der Leyen) è un messaggio neanche tanto implicito alla presidente della Commissione: così non si può andare avanti. Che sia un appello a un’Europa più da Draghi che da Ursula? Chissà. La quarta ragione che rende il documento italo-tedesco interessante riguarda un problema interno a entrambi i paesi quando si parla di argomenti cruciali come mercato unico europeo e sostegno alle imprese.
Lo sforzo di Meloni e Merz in questa direzione è sincero, e anche apprezzabile, ma oltre che occuparsi con merito delle autoflagellazioni che ogni giorno l’Europa impone a se stessa, e alle sue imprese, i capi dei governo di Italia e Germania dovrebbero forse dare uno sguardo a quello che i propri paesi stanno facendo per aiutare i propri paesi ad andare in quella direzione: mercato unico, Europa più veloce, imprenditori più sostenuti. Sul mercato unico, la Germania ancora oggi è timida, non solo sul mercato dei capitali, uno degli elementi cruciali del rapporto Letta (Letta che insieme con Draghi il 12 febbraio terrà una relazione al Consiglio europeo, in vista del vertice straordinario dell’Ue sulla competitività che si terrà lo stesso giorno), ma anche nella politica economica quotidiana, e chissà se l’incontro tra Meloni e Merz avrà anche l’effetto di rendere meno difficile la vita a Unicredit in Germania, finora osteggiata proprio dallo stesso governo tedesco che chiede all’Europa più rispetto per le imprese. Dall’altra parte, a proposito di sostegno alle imprese, oltre che occuparsi delle barriere interne che ogni giorno l’Europa sceglie di auto-infliggersi, Meloni dovrebbe forse chiedersi se la sua maggioranza stia facendo tutto quello che potrebbe per fare quello che, più di ogni altra cosa, il documento chiede: “Un approccio integrato e coerente per garantire crescita, autonomia strategica e una minore vulnerabilità agli choc esterni”. Rispondere a questa domanda, per Meloni, è doloroso, perché significherebbe dovere ammettere che uno degli ostacoli al Mercosur, al Parlamento europeo, fa parte della sua maggioranza, ovvero la Lega, e perché significherebbe ricordare, rispetto alla competitività in Italia, cosa ha fatto il governo Meloni per rafforzare la concorrenza nel paese. Rompere le catene che tengono l’Europa intrappolata è importante e il documento elaborato con Merz è una novità politica cruciale. Occuparsi di rompere le catene che tengono intrappolata la maggioranza e che tengono in ostaggio le imprese in Italia dovrebbe essere un passo successivo per passare, dopo quattro anni di governo, dalle promesse a qualche fatto.