La stretta sempre più aggressiva di Trump sui cubani e il record di rimpatri
Nel 2025 l’Amministrazione Trump ha rimpatriato oltre 1.600 cubani – il doppio dell’anno precedente – e azzerato ogni via legale d’ingresso. I Maga colpiscono la comunità che più li ha sostenuti alle ultime elezioni, dopo decenni di privilegi
Donald Trump è stato il presidente americano che ha rimpatriato più cubani dei suoi tre predecessori: secondo un ultimo report del New York Times, nel 2025 ha rimpatriato oltre 1.600 cubani, il doppio rispetto ai cubani rimpatriati nel 2024, e un numero ancora maggiore è quello degli espulsi via terra in Messico. Il mese scorso, l’Amministrazione Trump ha sospeso tutti i casi di immigrazione cubana, comprese le domande di naturalizzazione, residenza e asilo pendenti. Cuba non è l’unica interessata: negli ultimi mesi sono molti i paesi ad aver registrato un aumento di rimpatri e anche l’immigrazione legale è stata praticamente eliminata, con un divieto di viaggio per 19 paesi e la fine del programma di ricongiungimento familiare. Ma la differenza sostanziale con Cuba è che i cubani negli Stati Uniti per anni hanno beneficiato di privilegi legali, e non erano mai stati presi di mira in modo così aggressivo: poco dopo che Fidel Castro prese il potere, la maggior parte dei cubani venne registrata nel paese come rifugiati politici con una procedura rapida e unica per ottenere la residenza negli Stati Uniti.
Negli anni poi l’elettorato cubano è diventato un bacino particolarmente proficuo per il Partito repubblicano: secondo un sondaggio di Nbc, circa il 70 per cento degli elettori cubano-americani in Florida alle ultime elezioni ha votato per Donald Trump. A un anno dal suo insediamento, la crisi all’Avana è peggiorata: oltre tre cubani su quattro intendono fuggire dal paese, quasi il 90 per cento della popolazione vive in condizioni di estrema povertà e per oltre il 70 per cento le principali preoccupazioni sono la mancanza di cibo e i continui blackout. Dal 2020 circa 2,7 milioni di persone (un quarto della popolazione) hanno già lasciato l’isola, di queste centinaia di migliaia si sono recate negli Stati Uniti – a gennaio dell’anno scorso il numero era arrivato a 850.000. Eppure secondo il sondaggio del New York Times la maggior parte degli elettori cubano-americani registrati, tendenzialmente repubblicani, continua a sostenere Trump, anche se il “più radicale ridimensionamento dei canali di migrazione cubani dai tempi della Guerra fredda” sta creando “un crescente disagio” nella comunità cubana negli Stati Uniti. Dopo averla illusa di godere di una “protezione” speciale degli agenti dell’Ice, il movimento Maga ha chiuso tutti i canali di migrazione legale, perseguitando la comunità cubana con detenzioni e deportazioni. Poi, lo scorso maggio, anche la Corte suprema ha concesso il via libera all’espulsione di tutti quelli che erano entrati legalmente negli Stati Uniti nell’ambito dei programmi di “libertà vigilata umanitaria” implementati durante l’Amministrazione Biden. In molti hanno denunciato l’accanimento sulle vecchie condanne penali, nonostante fossero negli Stati Uniti da decenni e avessero costruito famiglie e attività commerciali. Il ruolo di primo piano è stato affidato a Marco Rubio, segretario di stato figlio di immigrati cubani, che ha spesso criticato gli immigrati cubani che ricevevano sussidi governativi come buoni pasto e Medicaid e pochi mesi fa ha criticato i cubani che avrebbero trovato “più facile abbandonare” l’isola che rimanere e combattere il regime.
L’Amministrazione Trump continua ad aumentare le espulsioni e il numero di migranti in stato di detenzione: soltanto due giorni fa è stato appurato che un immigrato cubano è stato ucciso dalle guardie in un centro di detenzione federale a El Paso mentre era sotto la custodia dell’Immigration and customs enforcement (Ice): è il quarto migrante a essere morto sotto la custodia dell’agenzia dall’inizio dell’anno. Nelle ultime settimane molti americani hanno iniziato a essere sempre più diffidenti nei confronti dell’Ice, segnando l’ennesima spaccatura: secondo l’ultimo sondaggio dell’Economist/YouGov il 47 per cento dei cittadini americani ha affermato che l’agenzia ha reso gli Stati Uniti meno sicuri.