Foto Epa, via Ansa
Il turno dell'Avana
Così Trump sta preparando un regime change a Cuba. Lo “stato di guerra” dopo Maduro
L’economia cubana è sull’orlo del collasso e il governo più fragile che mai. "Torna la speranza che la dittatura all'Avana sarà la prossima a cadere", dice Camila Acosta, giornalista freelance e corrispondente del quotidiano spagnolo Abc dall'isola
L’Amministrazione Trump starebbe cercando all’interno del regime cubano persone influenti con cui accordarsi per arrivare a una transizione entro fine anno: lo riporta il Wall Street Journal, citando alcune fonti secondo cui la stessa Amministrazione Trump riterrebbe che l’economia cubana è sull’orlo del collasso e il governo più fragile che mai, dopo la cattura di Nicolás Maduro. “Per anni, molti hanno previsto la caduta del regime cubano. Potrebbe essere diverso questa volta?” titola El Nuevo Herald, giornale di riferimento per la comunità cubana di Miami, ricordando le dichiarazioni del presidente a Fox News. “Cuba fornisce protezione al Venezuela, e il Venezuela dà soldi a Cuba attraverso il petrolio, ed è stato così per molto tempo, ma non funziona più così, quindi non so cosa farà Cuba”. “Penso che Cuba fallirà. Non credo ci siano alternative per Cuba”, da cui l’avvertimento ai leader cubani di “raggiungere un accordo prima che sia troppo tardi”.
Come pure ricordato dal Nuevo Herald, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha smentito l’affermazione di Trump che la sua Amministrazione sarebbe già in trattative con le autorità cubane, ma è stato a sua volta smentito dal responsabile dell’ambasciata americana all’Avana, Mike Hammer. “L’ora di Cuba?” si chiede la nota analista Pilar Rahola sull’autorevole testata online ispanica Infobae. “Sebbene la caduta del regime cubano sia la promessa eterna di ogni sconvolgimento geopolitico”, osserva, “il terremoto in Venezuela potrebbe innescare la rottura definitiva”. “Gli Stati Uniti applicheranno la formula venezuelana contro il regime cubano”, prevede anche José Daniel Ferrer, noto dissidente anticastrista ora espulso negli Stati Uniti dopo l’ultima detenzione.
La più recente stima della ong Prisioners Defenders stima in 1.197 i detenuti politici nell’isola, e il terrore sembra l’ultima risorsa del regime, con il pil che nell’anno è sceso di un altro 5 per cento e almeno il 40 per cento della popolazione sotto il livello di povertà: ma alcune stime arrivano all’80. Il regime ha attivato uno “stato di guerra” per la cattura di Maduro in un’operazione in cui sono morte 32 guardie del corpo cubane, dopo che peraltro il presidente venezuelano fin dal 2019 aveva definito “fake” la voce secondo cui la sicurezza fosse affidata a personale fornito dall’Avana.
“Ha evidenziato ancora una volta che il regime mente spudoratamente”, dice al Foglio Camila Acosta, giornalista freelance e corrispondente del quotidiano spagnolo Abc all’Avana, che per la sua attività è stata anche più volte arrestata. “Il regime ha sempre cercato di nascondere la sua ingerenza negli affari del Venezuela, così come in altri paesi latinoamericani. Tuttavia, le prove sono più forti delle bugie”, aggiunge Orlando Gutiérrez Boronat, esule cubano in Florida, cofondatore e portavoce del Directorio democratico cubano e coordinatore dell’Assemblea della resistenza cubana. Un “Parlamento” dove sono rappresentate 40 organizzazioni civiche pro-democrazia dentro e fuori Cuba. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, i funzionari americani strarebbero appunto ricorrendo a esuli cubani e gruppi civici a Miami e Washington per cercare di trovare all’Avana esponenti del regime con cui concludere un accordo.
Secondo la nota giornalista e influencer Yoani Sánchez, molti cubani hanno manifestato soddisfazione per la cattura di Maduro. “Per la maggior parte delle persone che ho visto è così”, conferma Camila Acosta. “Per noi torna la speranza che la dittatura cubana sarà la prossima a cadere”. “E’ inevitabile che noi cubani guardiamo con speranza alla caduta di uno dei principali alleati del regime”, dice Orlando Gutiérrez Boronat.
Acosta ritiene comunque che “uno scenario simile a quello del Venezuela con un attacco diretto non sarebbe così probabile, perché il regime cubano è impantanato in una crisi economica così grande e in un malcontento popolare così forte che sarebbe pronto a crollare sotto il suo stesso peso”. A sua volta, Orlando Gutiérrez Boronat prevede che “senza petrolio venezuelano, esauriranno le energie nel giro di pochi mesi, il che causerà una crisi enorme con blackout e difficoltà nel soddisfare i bisogni primari della popolazione. Sarà un duro colpo per la vita quotidiana, ma crediamo che molti sull’isola sentiranno che il sacrificio sarà valso la pena perché la luce sarà più vicina e la libertà, e con essa la possibilità di sognare un’epoca migliore, arriverà prima del previsto”.