LaPresse

Leggere Voltaire a Teheran

“Gli iraniani amano l'occidente, aiutiamoli”. Parla Redeker

Giulio Meotti

“Sarebbe in linea con la tradizione spirituale europea aiutare il popolo iraniano a liberarsi dalla dittatura dei mullah. La popolazione aspetta il nostro aiuto perché crede ancora in noi" dice il filosofo e saggista francese

“L’Iran è un paese che ha vissuto una rivoluzione, che ha un temperamento piuttosto pluralista, ma la cui traiettoria viene costantemente deviata verso l’autoritarismo dall’aggressione americana e occidentale”. Ha parlato così questa settimana Emmanuel Todd, lo studioso la cui intelligenza è temperata dall’odio di sé antioccidentale (una volta è per la Russia, un’altra per l’Iran). Ma Todd non è il solo. “Applicano ancora la teoria maoista del nemico principale” dice al Foglio il filosofo e saggista francese Robert Redeker. “Per loro, il nemico è il campo ‘capitalista-imperialista’ occidentale. Ai loro occhi, tutto ciò che può danneggiare l’occidente è positivo. Sartre voleva sostituire un sistema con un altro, il che non è irrazionale; Foucault era un anarchico contrario a qualsiasi sistema. E’ sorprendente che un autore intelligente come Foucault non si rendesse conto che Khomeini stava instaurando una dittatura che andava contro tutto ciò che lui, Foucault, desiderava come libertario (e omosessuale)”.

 

Quell’epoca fu segnata da una svolta a sinistra: “L’abbandono del secolarismo illuminista nei confronti dell’islam. I filosofi illuministi, come Voltaire, disprezzavano l’islam. Dal 1980 in poi, la sinistra ha continuato a credere (come Voltaire) che il cattolicesimo fosse un nemico da sradicare, ma che l’islam fosse un amico da difendere. Non era più la religione in generale a essere rifiutata dalla sinistra, ma una singola e sola religione: il cattolicesimo. Immagino che Voltaire, nella sua tomba al Panthéon, sia furioso per questo cambiamento intellettuale”. Fortunatamente, non tutti gli esponenti della sinistra oggi sono “woke”. “Ma molti, soprattutto nelle università, nei media e nello spettacolo, lo sono. Ciò che sta accadendo in Iran sta rendendo obsoleta la loro ideologia. In Iran, chiunque abbia aspirazioni simili al ‘wokeismo’ è imprigionato e giustiziato”.

 

Lo stesso sta accadendo sotto il governo di Hamas. “Eppure, in Europa, vediamo attivisti lgbt unire le forze con gli islamisti che sostengono Hamas e il regime iraniano” continua Redeker al Foglio. “Li vediamo esaltare proprio le usanze (ad esempio, il velo) di cui i manifestanti iraniani, con ammirevole coraggio e a rischio della vita, vogliono sbarazzarsi. Solo l’odio per l’occidente può spiegare questa folle alleanza formata dai figli viziati del mondo occidentale”.

 

La lotta iraniana non attrae. “Perché per loro, la lotta del popolo iraniano che cerca di liberarsi dalla dittatura dei mullah per ottenere una libertà simile a quella esistente in Europa è una lotta reazionaria. Non si rendono conto di nutrire lo stesso odio per la democrazia dei fascisti degli anni Trenta; sono fascisti senza saperlo. Odiano la libertà che usano ogni minuto della loro vita, la libertà in cui sono nati, e non capiscono che altri (iraniani in primis, soprattutto le donne iraniane) desiderano avere la stessa libertà. I precursori degli odierni progressisti woke si schierarono con l’Urss e sostennero le dittature: Stalin, Mao, i khmer rossi, Castro e la lista potrebbe continuare. Sartre ammirava Castro, con il quale aveva uno stretto rapporto. Immaginavano che la democrazia fosse peggiore di Stalin o Castro. Hanno mostrato una cecità straordinaria, difficile da spiegare in persone con una vasta formazione universitaria. Foucault, ad esempio, ha scritto libri ultralibertari, che erano, tra l’altro, molto interessanti; ha partecipato alle lotte per l’espansione delle libertà in Francia; ma d’altra parte, ha sostenuto le peggiori dittature non appena sono diventate esotiche”.

 

L’ex direttore di Redeker nel comitato di redazione di Temps Modernes oggi si rivolterebbe nella tomba. “Claude Lanzmann, l’autore di ‘Shoah’, ha cercato di aprire gli occhi a Sartre, che era un caro amico e che ha persino riconosciuto alcuni errori nel suo atteggiamento nei confronti di Israele e poi moderato le sue osservazioni”. Torniamo all’Iran. “Sarebbe in linea con la tradizione spirituale europea aiutare il popolo iraniano a liberarsi dalla dittatura dei mullah. Gli iraniani aspettano il nostro aiuto perché credono ancora in noi. Non credono nei nostri leader, generalmente codardi; credono nelle idee che la nostra civiltà ha portato al mondo. A causa della mediocrità dei nostri leader, non siamo all’altezza di ciò che rappresentiamo spiritualmente per molti popoli, come gli iraniani”. Redeker non si rassegna al pessimismo. “Non ho il dono della cartomanzia. Molte civiltà nella storia si sono gradualmente estinte. Altre hanno raggiunto grandi vette. Sono risaliti dai minimi e si sono riprese dopo periodi di declino. Il futuro è aperto: nulla è perduto”.

Di più su questi argomenti:
  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.