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incendi e boicottaggi

“Cibo sionista”: in Europa stanno chiudendo i ristoranti ebraici e israeliani

Giulio Meotti

I locali che abbassano le saracinesche non sono vittime di crisi economiche, ma di un'ondata di aggressioni che hanno luogo in tutto il mondo. La Russia continua a bombardare l'Ucraina, eppure i ristoranti russi in Europa servono borscht e vodka senza che nessuno lanci loro mattoni

Roma. Ogni giorno, come un rituale macabro, un ristorante ebraico o israeliano abbassa le saracinesche, vittima non di crisi economiche o nuove mode culinarie, ma di un’ondata di boicottaggi e attentati. Prima un popolare ristorante israeliano a Lisbona, il Tantura, è stato costretto a chiudere dopo ripetuti atti vandalici (scritte e finestre rotte). Questa settimana la catena di ristoranti Boker Tov in Belgio ha dichiarato bancarotta. I proprietari, Tom Sas e Lori Dardikman, fanno sapere che la fine delle attività è causata da un’ondata di messaggi d’odio e minacce di morte, iniziata dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre. La catena israeliana aveva aperto cinque anni fa e gestiva quattro ristoranti. “Tutto ciò che ha odore, aspetto o suono ebraico o israeliano è ora bersaglio di boicottaggi”. Il cartello all’esterno recitava “Siamo aperti per caffè, cibo, hummus e amore”. Sas ha raccontato: “E’ iniziato con il dito medio e le recensioni negative su Google, poi abbiamo ricevuto mille messaggi d’odio all’ora e minacce di morte”. Nonostante una visita di sostegno del premier belga Bart De Wever, i proprietari avevano persino pensato di cambiare nome e tagliare ogni legame con l’ebraismo. A differenza di sinagoghe, scuole e centri comunitari, i ristoranti e i caffè ebraici o legati a Israele non godono di alcuna protezione. Non sono bersagli meno visibili, rappresentando l’ebraismo nella società in generale, ma non dispongono delle guardie armate o della protezione della polizia che sono diventate onnipresenti in Europa e Nord America. Dopo vent’anni di attività ha chiuso anche il ristorante israeliano Bleibergs di Berlino. Il proprietario, Hemi Ron, dice che il ristorante era “vuoto dal 7 ottobre”. Troppa paura a prenotare un tavolo.

 

 

Attivisti hanno fatto irruzione nel King David Burger di Atene, lanciando volantini con la scritta “vittoria alla resistenza palestinese” e “nessun sionista è al sicuro qui”. Poi c’è stato l’incendio doloso del ristorante kosher Rimmon nel centro di Madrid. Attivisti si sono avvicinati a donne ebree in un caffè kosher a Londra chiedendo loro se fossero “ebree”… Un caffè kosher di Lipsia è stato attaccato da un gruppo di giovani che hanno lanciato bottiglie, urlato insulti e tentato di sfondare le vetrine, tutto perché esibiva una bandiera israeliana all’ingresso. Un dipendente è stato ferito. Questa settimana decine di manifestanti si sono radunati fuori dal ristorante Miznon a Notting Hill, Londra. Neanche gli Stati Uniti sono risparmiati. Una catena di ristoranti israeliani a Washington è stata costretta a chiudere tutti i suoi locali a seguito delle minacce dei manifestanti. Shouk, che ha aperto la sua prima sede nel 2016, non ha avuto altra scelta che chiudere l’attività a causa di boicottaggi e manifestazioni. Dopo la strage di ebrei a Bondi Beach, a Sydney, ha chiuso la più famosa panetteria ebraica della città con un messaggio affisso sulla vetrina del negozio che informava che non era più possibile garantire la sicurezza del personale e dei clienti: “In seguito al pogrom di Bondi, una cosa è diventata chiara, non è più possibile rendere sicuri in Australia luoghi ed eventi ebraici. Dopo due anni di molestie antisemite, vandalismo e intimidazioni pressoché incessanti nei confronti del nostro panificio, dobbiamo essere realistici riguardo alle minacce che ci attendono. Non siamo in grado di garantire la sicurezza del nostro personale, dei nostri clienti e delle nostre famiglie. E così abbiamo preso l’unica decisione possibile. Avner’s è chiuso”. Una filiale di Miznon a Melbourne è stata attaccata da una banda di attivisti che hanno fatto irruzione nel ristorante, lanciando sedie e cibo, rompendo finestre e rovesciando tavoli, scandendo “morte all’Idf”. La presunta “complicità nel genocidio” da parte di Miznon è che il proprietario Eyal Shani ha fornito pasti ai sopravvissuti al massacro del 7 ottobre.

 

La Russia continua a invadere l’Ucraina dal 2022, massacrando i suoi civili e bombardando le sue città, eppure i ristoranti russi in Europa servono borscht e vodka senza che nessuno lanci loro mattoni o boicottaggi. La Turchia occupa illegalmente il nord di Cipro dal 1974, reprime curdi e dissidenti, ma le kebaberie turche pullulano, intoccate. La Russia invade, la Turchia occupa e la Cina sterilizza gli uiguri, ma i loro affari e ristoranti fioriscono perché mancano di quel marchio infamante: l’essere ebraico. Dopo il 7 ottobre, gli incidenti antisemiti in Europa sono esplosi del 300-400 per cento: sinagoghe sorvegliate come fortezze, ebrei costretti a togliere la kippah per strada, negozi kosher chiusi, fedeli uccisi in sinagoga. Quando incendiano un ristorante kosher e urlano “nessun sionista è al sicuro”, non stanno criticando Netanyahu: stanno marchiando gli ebrei come nemici da eliminare. Sono passati dal nazista “Kauft nicht bei Jüden”, non comprate dagli ebrei, al “Kauft nicht beim Jüdenstaat”, non comprate dallo stato ebraico. Da “ebrei andate in Palestina” a “ebrei fuori dalla Palestina”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.