Jennifer Siebel (foto Ap, via LaPresse)
Un cardinale e Cortellesi: la First lady della California a Roma
La moglie del governatore californiano Gavin Newsom, governatore che da oggi è a Davos dove farà da controcanto alla narrazione America First di Donald Trump, ha fatto da apripista in Europa al marito la scorsa settimana
Il Cardinale africano Peter Turkson per parlare del senso di comunità (e immaginare un meeting internazionale in Vaticano a giugno), Padre Paolo Benanti per capire come la Chiesa vuole affrontare la rivoluzione digitale, il senatore del Pd Filippo Sensi per un giro di orizzonte sulla politica italiana, la deputata Marianna Madia per una cena esclusivamente di donne in cui si è parlato delle questioni di genere ed erano presenti anche l’attrice Paola Cortellesi e il Ragioniere dello stato Daria Perrotta (che evidentemente se ne impipa delle accuse di intelligenza col nemico e vede anche gli avversari di Trump). E’ l’agenda italiana della First Lady della California Jennifer Siebel Newsom, 51 anni, sempre più impegnata nel suo ruolo istituzionale anche con una proiezione mondiale.
La moglie del governatore della California Gavin Newsom, governatore che da oggi è a Davos dove farà da controcanto alla narrazione America First di Donald Trump, ha fatto da apripista in Europa al marito la scorsa settimana. Domenica 11 gennaio è sbarcata a Roma per una serie di incontri sugli argomenti di cui si occupa anche nello Stato liberal per eccellenza.
Sono tracce di una corsa che sta per partire: la visita di Siebel Newsom (che si fa chiamare First Partner in ossequio al politically correct), il viaggio del “governor” in Svizzera, l’uscita il 24 febbraio della sua autobiografia “Young man in a hurry”, il ragazzo che va di fretta, presentata così sui social: “Mi vedete come la persona facoltosa col gel nei capelli, c’è molto di più da scoprire”. La bio è spesso la pistola dello starter per la candidatura alla Casa Bianca come insegna Obama che ne scrisse addirittura due prima del trionfo. Uno storytelling fatto in casa. In previsione dei colpi bassi.
La coppia ha quattro figli, vive a San Francisco, ha finanziatori molto danarosi. Jennifer Siebel è presentissima nella vita pubblica su scuola, inclusione, effetti dei social media, IA, gender e condanna della politica trumpiana sull’immigrazione a cominciare dall’uso delle squadracce dell’Ice. E’ il contraltare alla sbiadita interpretazione del ruolo di Melania Trump. Il viaggio a Roma e la scelta degli interlocutori segnano un cambio di passo nella postura di quella che oggi è solo la moglie di un governatore (seppure di uno stato importante e soprattutto pieno di donor multimiliardari che al momento sono i principali baciatori di sedere di Trump). Lo spirito del tempo impone una visione mondiale anche alla first lady. Quindi sono venuti da sé gli incontri con la politica, il dialogo con la Chiesa, l’attenzione al belonging soprattutto nei colloqui con i religiosi, perché il belonging (appartenenza, inclusione, comunità) è l’opposto del suprematismo trumpiano, è il valore della diversità e dell’integrazione.
Con una carica aggressiva quasi pari al marito in patria, mitigata dall’essere una bella signora bionda, bianca e con un sorriso da attrice (il suo mestiere alcuni anni fa), Jennifer Siebel ha improntato i colloqui romani tutti in positivo. La costruzione di una rete era l’obiettivo. Pochi accenni diretti a Trump, nessuno all’ipotesi di una corsa di Gavin Newsom (tra ben tre anni eventualmente). Il viaggio è stato raccontato con entusiasmo su Instagram. La First Partner era accompagnata da uno staff ridotto di sole donne. La foto della cena quasi tutta al femminile con Madia e Daria Perrotta è stata postata sul profilo Instagram della Siebel con questo testo: “Ho parlato di cosa funziona e cosa deve ancora cambiare, sia qui in Italia che in California. Di ciò che la California ha costruito attorno alla parità salariale, alle politiche che mettono la famiglia al primo posto e al riconoscimento dell’assistenza come parte integrante dell’economia. Sono profondamente grata per le partnership transatlantiche che stanno prendendo forma”. Non è stata una vacanza romana, dunque. Forse l’inizio di una lunga marcia di coppia.