Trump trasforma Davos in uno show per Putin con gli attacchi sulla Groenlandia e gli spintoni alla Nato
L’attenzione sul fronte ucraino e iraniano viene oscurata dalle dichiarazioni roboanti dell'inquilino della Casa Bianca. Zelensky resta in patria a difendersi dai missili russi, Dmitriev intrattiene gli americani e Mosca si gode lo spettacolo. Minacce, dazi e diplomazia di facciata
La Groenlandia, gli inviti compulsivi ai leader internazionali per entrare nel Consiglio della pace che dovrebbe essere il motore del futuro della Striscia di Gaza, le minacce di dazi agli europei, soprattutto al presidente francese, Emmanuel Macron, hanno allontanato da Davos l’attenzione su due questioni fondamentali: la repressione degli iraniani perpetrata dalla Repubblica islamica e la guerra della Russia contro l’Ucraina. La mancanza di attenzione spesso non è indice del fatto che i due temi non verranno affrontati a Davos, anzi, ci sono dettagli che indicano come sull’Ucraina ci saranno degli incontri, ma non del tipo che Kyiv e gli europei speravano. Lo scorso lunedì mattina, un vertice fra i presidenti Donald Trump e Volodymyr Zelensky sembrava certo. Lunedì sera già la certezza si era rarefatta fino a tramutarsi nella sicurezza di segno opposto che l’incontro non ci sarebbe stato.
Nella notte, mentre Trump mostrava al mondo i messaggi ricevuti su Signal da Macron e dal segretario generale della Nato Mark Rutte, la Russia ha lanciato un forte attacco contro l’Ucraina usando missili e droni, colpendo tutto il territorio e condannando, di nuovo, alcune zone della capitale Kyiv a rimanere senza elettricità, acqua e riscaldamento. In seguito all’attacco, Zelensky ha cancellato la sua partecipazione al forum economico di Davos, anche perché, secondo l’intelligence ucraina, i russi stanno ammassando forze per un attacco ancora più forte, senza precedenti, e il presidente ucraino non crede sia il momento di lasciare il paese. Sarebbe disposto a farlo per un incontro con Trump, che però è scomparso dall’agenda.
Zelensky non sarà a Davos, ma la sua squadra negoziale cercherà di riportare l’attenzione degli Stati Uniti su tre punti: Mosca ha prodotto di recente un numero significativo di missili balistici e da crociera e se lo ha fatto è perché è sempre riuscita ad aggirare le sanzioni; l’Ucraina continua a essere disposta a parlare e trattare mentre la Russia rifiuta ogni sforzo diplomatico; se il Cremlino non negozia e prosegue con i suoi attacchi, Kyiv può soltanto continuare a combattere e difendersi e per farlo ha bisogno dell’aiuto dei suoi alleati. In questo momento l’Ucraina ha bisogno di difesa aerea, di equipaggiamento per ripristinare in fretta l’energia dopo i bombardamenti russi, sostegno per il fronte. Zelensky sente che l’attenzione di Trump si allontana dall’Ucraina, ma soprattutto per Kyiv è costante il timore che invece, sottobanco, sia in preparazione un’operazione simile a quella di fine novembre, quando i russi dettarono all’inviato speciale americano Steve Witkoff una bozza di piano che, se attuato, avrebbe portato alla resa dell’Ucraina.
Kirill Dmitriev, il capo del Fondo sovrano russo, l’economista che il Cremlino manda a parlare con gli americani e che ha stabilito un rapporto di complicità con Witkoff, sarà a Davos e lo ha annunciato con un manifesto pubblicato su X. Come se fosse la locandina di un film intitolato “Davos”, Dmitriev propone come sottotitolo: “Dove i globalisti discutono del collasso del globalismo”. L’economista russo, nato a Kyiv, ha il compito di tenere impegnati gli americani, fare offerte di investimenti e di affari e continuare a raccontare che i russi vogliono la fine della guerra, ma prima devono essere eliminate le cause profonde che l’hanno scatenata. E’ il mantra con cui Dmitriev intrattiene Witkoff da un anno, da quando Trump è tornato alla Casa Bianca e, per quanto sia sempre uguale, per il momento non sembra che gli americani si siano convinti che se la guerra non finisce la colpa è del Cremlino. L’Amministrazione Trump ha regalato tempo prezioso a Putin per continuare la sua aggressione, non ha dato peso ai bombardamenti che stanno congelando le città ucraine, mentre il fronte non si sposta di molto. I russi hanno convinto il presidente americano che se gli ucraini non cederanno i territori con la diplomazia, allora Mosca li prenderà con la forza, ma non è vero: non avanza, rosicchia territorio. Conquistare l’intero Donbas, come vorrebbe, sarebbe un lavoro lento che Mosca è disposta a fare, usando armi e uomini, ma il suo calcolo è temporale e spera ancora che gli americani aiutino il Cremlino a prendersi quello che vuole costringendo gli ucraini ad arrendersi.
Trump ha detto che la Groenlandia è minacciata dalla Russia e ha inserito questa minaccia nella lista dei motivi per i quali gli Stati Uniti devono impossessarsi dell’isola. Finora però non ha dimostrato di sentirsi minacciato dal Cremlino e tutti i colpi che ha inflitto a Putin sono stati danni collaterali, per esempio in Venezuela, dove Mosca ha perso un prezioso alleato e ora vede ridotta la libertà della sua flotta ombra per commerciare il petrolio sanzionato. Invece di aumentare la pressione sul Cremlino, Trump ha trasformato Davos in uno show della rottura transatlantica, dando a Putin un buon motivo per rallegrarsi, tanto che il Cremlino, anziché temere l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, l’ha definita un’operazione che entrerà “non soltanto nella storia degli Stati Uniti, ma del mondo intero, indipendentemente dal fatto che sia legale o meno”. Dmitriev ha iniziato a godersi lo spettacolo prima dell’arrivo, riprendendo le parole dette da Trump a Zelensky durante l’assalto nello Studio ovale lo scorso anno e ha scritto, sempre su X: “Ue, Gran Bretagna, non avete le carte”.