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"Purificare il paese"

Nella Siria unificata di Sharaa c'è grande speranza anche per la lotta alla droga

Shelly Kittleson

Ahmed al Sharaa aveva promesso che il paese sarebbe stato "purificato per grazia di Dio". Dopo un anno sembra che il governo di Damasco stia facendo progressi nelle aree sotto la sua amministrazione. Ma per mantenere la parola data contro il narcotraffico il presidente dovrebbe riacquistare anche il pieno controllo dell'intero paese

Raqqa. Mentre le forze governative siriane avanzano, la popolazione araba nel nord-est dice di avere molte speranze di miglioramento sotto una Siria unificata. Tra queste c’è la speranza che ci saranno più opportunità per guadagnarsi da vivere che non comportino il fatto di lavorare come soldato con le Forze democratiche siriane (Sdf) o nel traffico della droga: da tempo una piaga per i siriani durante il regime di Bashar el Assad, il flagello della droga ha colpito duramente anche questa parte del paese negli ultimi anni. Raqqa è stata “finalmente liberata”, dicono le persone qui. Il 12 gennaio, il ministero dell’Interno siriano ha annunciato di aver sequestrato 226 palloncini come parte di una spedizione di droga proveniente dal Libano. “La Siria è diventata il più grande produttore di Captagon sulla terra”, aveva detto l’attuale presidente siriano, Ahmed al Sharaa, dopo che le forze sotto il suo controllo avevano rovesciato il regime di Assad, nel dicembre del 2024, promettendo: il paese “sarà purificato, per grazia di Dio”.

 

A un anno di distanza, sembra che il governo di Damasco stia facendo progressi in quella direzione – o almeno nelle aree sotto il suo controllo. “Nell’ultimo decennio, la maggior parte del Captagon ha avuto origine nella Repubblica araba siriana. Tra il gennaio del 2019 e il novembre del 2025, l’80 per cento dei sequestri di captagon segnalati in tutta la regione ha indicato la Repubblica araba siriana come paese di origine”, dice una ricerca dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) del 22 dicembre scorso. “Ma in seguito al cambio di regime nella Repubblica araba siriana nel dicembre 2024, la produzione illecita su larga scala della droga è stata interrotta”. Lo studio tuttavia avverte che “le scorte derivanti dalla produzione precedente potrebbero sostenere l’offerta per un paio d’anni, se non vengono intercettate”.

 

Il 24 dicembre scorso, la Giordania ha effettuato attacchi aerei contro trafficanti che organizzavano operazioni di contrabbando di armi e droga in aree del governatorato siriano di Suwayda, vicino al suo confine. Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, sia le guardie di frontiera giordane sia quelle irachene hanno abbattuto palloncini teleguidati che trasportavano Captagon: i giordani hanno sequestrato oltre 550 mila pillole, gli iracheni più di 262 mila. Caroline Rose, direttrice del Military and National Security Priorities presso il New Lines Institute, un centro studi con sede negli Stati Uniti, dice al Foglio: “Sebbene il governo siriano abbia svolto un lavoro efficace nell’interrompere i siti e le reti di produzione, di stoccaggio e di traffico della droga, si è verificata una notevole concentrazione di attività illecite nel sud della Siria – in particolare a Daraa e Suwayda”, le province meridionali in cui ci sono stati combattimenti e sfollamenti alla fine del luglio del 2024. Suwayda continua adessere governata da un consiglio militare guidato dallo sceicco druso Hikmat al Hijri, ostile al governo di Damasco, legato a Israele, nato in Venezuela, che ha incorporato nei suoi ranghi un gran numero di ex soldati del regime siriano – alcuni dei quali ricercati dalle attuali autorità, tra cui diversi provenienti da una divisione militare nota per il suo coinvolgimento nel traffico di droga.

 

Il 24 febbraio del 2025, il Consiglio militare di Suwayda aveva organizzato una parata militare in un villaggio vicino al confine con la Giordania e a luglio, quando le forze del governo centrale si erano dispiegate nella provincia in seguito agli scontri tra i drusi e beduini, sono scoppiati violenti scontri. Da allora è un’area completamente al di fuori del controllo del governo centrale. “Il regime, in particolare, ha cooptato tribù esistenti, reti di milizie e famiglie di boss per il trasporto di Captagon illegale e metanfetamina in cristalli in paesi di transito chiave come la Giordania”, spiega Rose, “tuttavia, in assenza del regime, queste reti hanno percepito un’opportunità per capitalizzare sulla carenza di offerta di quest’anno, sull’aumento dei prezzi e sulla domanda continua”. E aggiunge: “Abbiamo visto un traffico continuo lungo il confine meridionale della Siria verso la Giordania, sebbene ci siano stati pochi sequestri condotti all’interno del territorio siriano nella regione di confine. Ciò è dovuto all’incapacità del governo siriano di accedere a questa regione, standardizzare il protocollo di sicurezza delle frontiere e implementare una strategia antidroga profonda, a causa delle tensioni in corso con il governo locale, come i sistemi sotto al Hijri. Di conseguenza, il sud rappresenta un punto cieco fondamentale per l’amministrazione siriana quando si tratta di antidroga”.

 

Diversi siriani che abitano a Damasco hanno detto al Foglio nelle ultime settimane che l’area di riferimento della capitale per la droga e la prostituzione è da tempo Jaramana, una periferia della capitale a maggioranza drusa collegata da autobus che viaggiano quotidianamente verso Suwayda. “Il regime di Assad non è caduto a Suwayda, perché la provincia è alla mercé di bande della sicurezza militare e trafficanti di droga”, ha scritto Syria Direct riportando le parole di un giornalista della città di Suwayda, alla fine di dicembre. Con aree del nord-est della Siria ancora sotto il controllo dell’Sdf e di ex ufficiali fuggiti dopo la cacciata di Assad sia lì sia a Suwayda, così come oltre il confine in Libano, molti qui dicono che far sì che il governo di Damasco riacquisti il pieno controllo dell’intero paese può determinare la capacità di Sharaa di mantenere la promessa di “purificare” il paese dal flagello della droga.

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