Ansa
difesa e attacco
Il ceo di Ryanair dà una lezione a Musk su quanto si sbaglia sull'Europa
L'ad della compagnia aerea ha prima negato l'installazione della rete internet fornita da Starlink sui velivoli per i costi eccessivi, decisione che gli è valsa una pioggia di insulti da Musk, poi in conferenza stampa ha attaccato su molti temi sia il capo di X sia l'amministrazione americana
In questi giorni sta avendo luogo uno scontro tra Elon Musk e l’amministratore delegato della compagnia aerea low cost Ryanair Michael O’Leary. Tutto è iniziato da un colloquio tra Ryanair e Starlink, il provider satellitare di telecomunicazioni di proprietà di Musk, per capire se ci fossero margini perché la compagnia aerea installasse la rete internet fornita da Starlink sui propri vettori. Ryanair ha declinato l’offerta, dicendo che l’installazione del servizio avrebbe aggiunto peso agli aerei, aumentando così la richiesta di carburante e portando a un costo annuo superiore di circa 250 milioni di dollari. Inoltre, le compagnie si sarebbero scontrate anche su chi avrebbe effettivamente fatto uso del servizio: secondo Musk, il 90 per cento dei passeggeri avrebbe pagato un sovrapprezzo pur di avere internet durante il volo, mentre Ryanair è convinta che non più del 10 per cento ne farebbe uso.
Poi la situazione è precipitata. Musk ha iniziato a insultare O’Leary su X, definendolo “una scimmia” e “un totale idiota” e aprendo un sondaggio tra i suoi follower, che ha dato ovviamente un esito molto favorevole, chiedendo se dovesse comprare Ryanair “per metterci a capo uno che si chiama davvero Ryan”: la compagnia aerea si chiama così per il cognome del suo cofondatore, Tony Ryan, morto nel 2007. O’Leary, che non usa i social, ha prima dato il via a una campagna di marketing portata avanti dai canali social dell’azienda, in cui ha attuato sconti in nome del “grande idiota”, che sarebbe Musk, e poi ha annunciato che avrebbe tenuto una conferenza stampa a Dublino, dicendo che il miliardario della tesla riesce a essere ancora meno esperto di regole di proprietà di una compagnia aerea di quanto già non lo sia di aerodinamica.
La conferenza stampa, durata circa un’ora, è stata uno show di O’Leary, che ha attaccato Musk e l’Amministrazione Trump su una grande varietà di temi. Ha iniziato affermando che questo scontro ha generato grandi guadagni all’azienda: gli sconti hanno portato, infatti, a una crescita nelle prenotazioni di voli del 3 per cento negli ultimi giorni. Ha poi preso in giro Musk, dicendogli che per via delle leggi europee sul possesso di compagnie aeree non potrebbe comprare l’azienda, però sarebbe ben lieto se vi investisse denaro, una scelta “comunque migliore dell’acquisto di X”. O’Leary ha anche ribadito alcuni punti importanti sull’utilizzo dei social. Ha innanzitutto detto di essere contrario a un divieto di iscrizione per ragazzi di età inferiore a 16 anni, perché “troverebbero subito un modo per aggirare un divieto imposto da quarantenni”. Nonostante questo, si è dichiarato favorevole a una stretta regolatoria sul loro utilizzo, impedendovi l’anonimato, che soprattutto su X imperversa, e legando ogni profilo a un nome e un cognome verificabili, rendendo ogni persona responsabile di quanto scrive. In questo modo si potrebbero combattere meglio i reati che avvengono sui social, come i deepfake di carattere pornografico che soprattutto su X si sono moltiplicati dall’inizio dell’anno, i casi di abusi minorili o le istigazioni al suicidio. D’altronde, secondo lui, nell’Unione europea e negli Stati Uniti non ci sarebbe un problema di attacco alla libertà di pensiero, meglio garantita dall’anonimato, invece, nei regimi dittatoriali: una posizione antitetica a quella di Musk, che dall’inizio del secondo mandato attacca l’Europa proprio per via – a suo dire – di un’eccessiva regolazione del discorso pubblico.
O’Leary, sollecitato dalle domande dei giornalisti, ha anche attaccato Trump sia sulla questione dazi sia sul controllo della Groenlandia. Dopo essersi dichiarato “repubblicano”, O’Leary ha detto che l’Europa dovrebbe combattere apertamente i dazi americani: una guerra commerciale, secondo lui, “non potrebbe durare molto per via di quanto sono interconnesse le due economie”. Sulla Groenlandia, ha affermato che Trump non può semplicemente dire che la vuole. Anche perché “non è certo la sicurezza la motivazione principale, dato che in Groenlandia ha già le basi militari e la Danimarca è un membro della Nato”. In poche parole, nette e spesso ironiche, un amministratore delegato di una società privato ha dimostrato che l’Europa ha più carte di quanto pensi per contrastare l’ostilità di Washington.