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Davos, il bivio

Gli europei sono divisi sulla reazione ai dazi americani. I “vassalli” secondo De Wever

David Carretta

Nel momento in cui l'Ue esita tra reazione dura e sottomissione alle minacce di Trump, il primo ministro belga ha lanciato un avvertimento ai sostenitori dell’appeasement a tutti i costi. “Se vi piegate ora, perderete la vostra dignità. Ed è probabilmente la cosa più preziosa che hai in una democrazia”

Bruxelles. Il primo ministro belga, Bart De Wever, ieri a Davos ha detto ad alta voce quello che molti leader europei pensano, nel momento in cui l’Unione europea esita tra reazione dura e sottomissione di fronte alle minacce di Donald Trump contro la Danimarca e i suoi alleati sulla Groenlandia. “L’Europa è a un bivio”, ha spiegato De Wever. “Finora abbiamo cercato l’appeasement con il nuovo presidente alla Casa Bianca. Siamo stati molto condiscendenti, anche sui dazi. Siamo stati indulgenti, sperando di ottenere il suo sostegno per la guerra in Ucraina. Ma ora vengono superate così tante linee rosse che si deve scegliere. Essere un vassallo felice è una cosa. Essere uno schiavo miserabile è un’altra”, ha avvertito De Wever.

 

Sabato Trump ha annunciato dazi contro la Danimarca e gli altri sette paesi europei che hanno deciso di inviare soldati per assicurare la sicurezza della Groenlandia. Ieri, prima di partire per Davos, ha moltiplicato le provocazioni sul suo social media Truth e assicurato che gli europei “non resisteranno a lungo”. Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione, ha confermato di voler dialogare con Trump. Oggi o domani potrebbe incontrarlo. Il suo obiettivo è negoziare per evitare un’escalation commerciale. “Un accordo è un accordo. E quando gli amici si stringono la mano, deve significare qualcosa”, ha implorato la presidente della Commissione. Come Friedrich Merz e Giorgia Meloni, rifiutando il rapporto di forza, von der Leyen pensa prima di tutto ai rischi per le imprese europee di una guerra commerciale. Ma questo non è un conflitto tradizionale sui dazi: rivendicando l’annessione della Groenlandia, territorio della Danimarca, Trump ha dichiarato guerra alla sovranità e all’esistenza stessa dell’Unione europea. Quante automobili esportate in America vale la Groenlandia?

 

Ieri, sul palco del Forum economico mondiale, von der Leyen ha promesso una risposta “ferma, unita e proporzionata” alle minacce di Trump. Ma la sua strategia non è diversa da quella che l’ha portata a firmare l’accordo penalizzante per l’Ue lo scorso luglio: gli Stati Uniti restano un alleato, ci sono interessi strategici comuni, si può trovare un compromesso che consenta una loro presenza maggiore in Groenlandia in ambito Nato. “Consideriamo il popolo americano non solo nostro alleato, ma anche nostro amico. Sprofondare in una spirale al ribasso non farebbe che avvantaggiare gli avversari che entrambi siamo determinati a tenere a bada”, ha detto von der Leyen. Gli argomenti sono gli stessi di quelli usati nel 2025 dopo il Liberation day sui dazi.

 

“Il conflitto sulla Groenlandia non è un conflitto commerciale”, ha spiegato Lucas Guttenberg, direttore della Bertelsmann Stiftung su BlueSky: “E’ sulla preservazione della sovranità di un paese europeo. L’obiettivo, dunque, non dovrebbe essere di evitare dazi, ma di spingere gli Stati Uniti a rinunciare alla loro aggressione”. Von der Leyen, invece, ha approcciato l’annuncio di sabato di Trump allo stesso modo della guerra commerciale dello scorso anno. “La priorità è dialogare, non un’escalation”, hanno risposto i suoi portavoce lunedì, dopo che il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva chiesto di attivare lo strumento anticoercizione, il bazooka che consente all’Ue di colpire i servizi digitali e finanziari, oltre che lanciare ritorsioni tradizionali con i dazi. Anche il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha motivato le divergenze sulla linea dura di Macron con gli avanzi commerciali. “La Francia è colpita dai dazi americani in misura diversa dalla nostra”, ha detto Merz.

 

A Davos, senza citare direttamente Trump e la Groenlandia, Macron ha spiegato che l’Ue è “nella situazione di dover usare per la prima volta lo strumento anticoercizione (che era stato pensato per la Cina, ndr) contro gli Stati Uniti. E’ una follia. Mi dispiace. Ma questa è una conseguenza dell’imprevidibilità e dell’aggressività inutili”. La pressione su von der Leyen non viene solo dalla Francia, ma anche dal paese direttamente interessato, la Danimarca. “Come Europa, se qualcuno inizia una guerra commerciale contro di noi – cosa che davvero non raccomando – dobbiamo ovviamente rispondere. Siamo obbligati a farlo”, ha detto la sua premier, Mette Frederiksen. De Wever ha lanciato un avvertimento ai sostenitori dell’appeasement a tutti i costi. “Se vi piegate ora, perderete la vostra dignità. Ed è probabilmente la cosa più preziosa che hai in una democrazia”. Il belga ha anche ricordato che l’Ue ha una sua potenza intrinseca. “Nessun vicino vuole aderire agli Stati Uniti. Nessuno vuole. Vogliono aderire all’Unione europea perché abbiamo rispetto, abbiamo lo stato di diritto e parliamo gentilmente”.

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