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Kyiv infrangibile

Putin usa il gelo e il buio per far cedere gli ucraini. Loro rispondono: balli, resistenza, organizzazione

Kristina Berdynskykh

Kyiv vive in stato di emergenza. Ma tra tende da campeggio in casa, musica e thermos gli ucraini resistono e aspettano la primavera: "Sarà un po’ più caldo e più facile”

Kyiv. La temperatura a Kyiv oscilla fra i -14 e i -16 gradi. Fuori il freddo è penetrante e, per giunta, è buio pesto. Da quando la Russia ha bombardato la capitale ucraina il 9 gennaio, la città vive in stato di emergenza. 100 condomini sono ancora senza riscaldamento, sebbene la corrente elettrica sia già stata ripristinata in 5.900. Sono in vigore interruzioni di corrente di emergenza. La durata media è di dieci ore senza corrente, seguite da tre ore con la corrente. Spesso le interruzioni si prolungano e molte case rimangono senza corrente per 20 ore al giorno. Quest’inverno, Vladimir Putin ha deciso di rendere Kyiv invivibile, ma ancora una volta ha sottovalutato il popolo ucraino. Durante una di queste lunghe interruzioni, la sera del 15 gennaio, i residenti di un complesso residenziale sulla riva sinistra della città hanno organizzato una festa nel loro cortile, servito vin brulé e improvvisato un dj set.

 

Vestiti con calde giacche invernali, cappelli e sciarpe, hanno ballato e cantato a squarciagola: “All I need is a light tonight” (tutto quello di cui ho bisogno stanotte è una luce). “Stare sedute per ore senza corrente in un appartamento freddo è incredibilmente triste”, dice Irina Krikunenko, 36 anni, residente a Kyiv. Vive sulla riva destra del fiume, nel quartiere di Obolonskyi, e ogni sera fa lunghe passeggiate sul lungofiume. Il paesaggio pittoresco e gli alberi innevati le risollevano il morale anche nel freddo gelido. “Cerco di non stare seduta a casa per lunghi periodi durante un blackout. Vado al lavoro, a vedere il balletto e incontro gli amici”, racconta al Foglio. Krikunenko vive al 13° piano di un edificio di 19 piani. Senza corrente, gli ascensori non funzionano. Tornare a casa a piedi non è un problema per lei, ma per i residenti anziani che vivono ai piani alti è una vera sfida. Per questo, i vicini hanno posizionato degli sgabelli sui pianerottoli di ogni piano. “Così i pensionati possono sedersi e prendersi una pausa”, spiega. I residenti comunicano tra loro online. Ogni volta che arriva un elettricista, qualcuno pubblica subito un messaggio.

 

Ma a volte la corrente dura solo un’ora o due, e poi la chat si riempie di altri messaggi. “Un vicino scrive: ‘Non ho finito di cucinare il borscht’. E un altro: ‘La mia lavatrice non ha finito il lavaggio’”, Irina cita alcuni esempi fra i messaggi che riceve in chat. Afferma che trovarsi in una situazione estremamente difficile ha reso le persone più compassionevoli, e molte si sono offerte di aiutare. Per esempio, gli amici nel suo palazzo hanno comprato contenitori di acqua potabile da usare in caso di interruzioni idriche e le hanno detto che erano lì anche per lei. Vladislav Faraponov, 28 anni, direttore del think tank American Studios, ha recentemente avuto un figlio di due mesi. Subito dopo la sua nascita, lui e sua moglie hanno iniziato a prepararsi per eventuali blackout. Hanno una centrale elettrica portatile nel loro appartamento, oltre a lampade che possono essere ricaricate da un power bank e da una lampada a batteria. Quando si svegliano la mattina, scaldano subito l’acqua per tre thermos: uno con il tè e due con acqua bollente. Crede che la cosa più importante ora sia il sostegno reciproco all’interno della famiglia e un chiaro accordo per cui chi rimane a casa quando torna la corrente, collega immediatamente tutto e lo carica. “Quando la situazione di riscaldamento e luce era completamente disperata, siamo andati a dormire da parenti”, racconta. E’ uno scenario comune a Kyiv. Chi è più accogliente invita amici e conoscenti che si trovano in situazioni peggiori.

 

I pensionati che vivono soli stanno affrontando il momento più difficile. I loro problemi quotidiani sono quelli che si conoscono meno. Per questo motivo, la città ha aperto 1.200 “punti dell’invincibilità” al chiuso e all’aperto, dove le persone possono riscaldarsi e ricaricare i propri dispositivi. A questo scopo, sono state allestite grandi tende arancioni nelle zone residenziali. Dentro all’appartamento della famosa cantante ucraina Sasha Koltsova, la temperatura è di soli 6 gradi. Ha già installato la pellicola a bolle d’aria sulle finestre per ridurre la dispersione di calore, ma non basta. “La stanza è grande e non riesco a riscaldarla completamente”, racconta al Foglio. Così, in una delle stanze, ha montato una tenda da campeggio con un materasso, una coperta normale e una coperta termica. E ora dorme lì. All’interno della tenda, la temperatura va dai 12 ai 15 gradi. Il kit di base che consiglia a tutti è: biancheria intima termica, un sacco a pelo, una tenda, un thermos e un fornello a gas portatile (molte case di Kyiv hanno fornelli elettrici).

 

Irina Krikunenko ammette di dormire sotto quattro strati: due piumoni e due coperte. “Cammino per la stanza con calzamaglie calde, pantaloni di lana, due paia di calzini, due maglioni e un cardigan”, dice. Non ha una stazione di ricarica portatile, ma ha tantissime candele. “Le accendo tutte e creo una bellissima atmosfera romantica”, aggiunge Irina, con allegria. Il 16 gennaio, il ministro dell’Energia Denys Shmyhal ha invitato le aziende a spegnere la luce delle pubblicità esterne e la città a spegnere i lampioni. Questo significa che i viali di Kyiv saranno presto immersi in un’oscurità ancora maggiore. “Illuminazione stradale e dei parchi, insegne e lucine: niente di tutto ciò ha importanza se le persone non hanno abbastanza elettricità”, ha detto. Ma nonostante i blackout, la stanchezza intensa e le difficoltà quotidiane, gli ucraini non si disperano. “Aspettiamo la primavera; sarà un po’ più caldo e più facile”, spera Faraponov.

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