Ansa
editoriali
La diplomazia della menzogna del Cremlino
Putin accoglie gli ambasciatori e fa finta di non aver invaso l’Ucraina. La frase simbolo? "La diplomazia, la ricerca del consenso e di soluzioni di compromesso vengono sempre più sostituite da azioni unilaterali e molto pericolose”
Alla cerimonia di presentazione delle credenziali dei nuovi ambasciatori stranieri in Russia, Vladimir Putin ha accolto i diplomatici, fra i quali sedeva anche l’ambasciatore italiano a Mosca, Stefano Beltrame, scelto in un tentativo di approccio trumpiano ai rapporti con la Russia. Il capo del Cremlino ha usato parole accoglienti, ha detto: “La diplomazia, la ricerca del consenso e di soluzioni di compromesso vengono sempre più sostituite da azioni unilaterali e molto pericolose”. Immaginiamo che gli ambasciatori abbiano fatto molta fatica a non fare smorfie di disappunto di fronte all’uomo che ha aggredito l’Ucraina. Sono ambasciatori e siamo certi abbiano tenuto a freno le loro espressioni anche quando Putin ha continuato asserendo che al posto del “dialogo fra gli stati, sentiamo il monologo di coloro che, in nome del diritto della forza, ritengono lecito dettare la propria volontà, insegnare agli altri come vivere e impartire ordini”. Strenuo sostenitore (in parte creatore) dell’idea che il diritto internazionale sia un legaccio per gli altri, non certo per lui che ha invaso un paese e ora ne pretende anche parti che non è riuscito a occupare, Putin ha anche detto agli ambasciatori di voler riaprire il dialogo con gli europei anche se “lo stato attuale delle relazioni fra Russia e Italia, Francia, Austria e numerosi paesi europei lascia molto a desiderare”. Anche qui i poveri ambasciatori si saranno dovuti mordere la lingua per frenare la tentazione di ricordare al capo del Cremlino che se le relazioni non sono buone è unicamente colpa di Mosca e della decisione del suo capo di rompere la pace in Europa. E se la pace non riesce a tornare la colpa è sempre sua, di Putin, che continua a rifiutare ogni proposta di accordo per far finire la guerra che lui ha iniziato in Ucraina. Se tanto ci tiene a parlare, ripristinare le relazioni basta fermare i missili che uccidono gli ucraini, un popolo coraggioso che si è trovato invaso, privato di tutto, per la volontà del prepotente che a Mosca si mostra contrito quando parla di “azioni unilaterali”.