Una motovedetta della Guardia costiera della Libia dell'est
soldi e addestramento
Il piano di Italia e Ue: usare l'immigrazione per riunire le Forze armate libiche
Sui migranti Tripoli e Bengasi si parlano, Roma e Bruxelles esultano: il progetto è quello di creare un centro di coordinamento per i salvataggi in collaborazione con Dabaiba
L’Italia ha fatto passi in avanti per fornire alla Libia orientale alleata della Russia le risorse e gli strumenti necessari a tenere lontani i migranti dall’Europa. Il piano, rivelato giorni fa dai media tedeschi, prevede il coinvolgimento delle istituzioni europee, in particolare della missione aeronavale Irini e di Eubam, che offre supporto tecnico per la gestione delle frontiere. Lo scopo è creare a Bengasi un Mrcc, un centro di coordinamento per gestire i salvataggi in mare, facendo fronte a una crescita notevole delle partenze dall’est della Libia – oltre il 60 per cento in più lo scorso anno rispetto al 2024. La regia dell’operazione, nonché il denaro messo a disposizione del clan degli Haftar, sono italiani, circa 3 milioni di euro confluiti nell’European Peace Facility, un fondo europeo “off budget” riservato al finanziamento di missioni per la sicurezza e la Difesa. Con un dettaglio: secondo quanto risulta al Foglio, la richiesta di aprire un Mrcc a Bengasi è partita dal governo antagonista di Tripoli.
Fonti informate riferiscono che l’Europa vuole rendere il dossier migratorio un’opportunità unica per creare i presupposti per la riunificazione delle forze di sicurezza libiche, finora frammentate in una miriade di milizie fra l’est e l’ovest. Da anni, l’Italia ha lanciato il Support to Integrated Border and Migration Management in Libya, l’acronimo è Sibmmil, che finanzia e fornisce a Tripoli strumenti e competenze per la gestione di un Mrcc che coordina le operazioni di salvataggio in mare nell’ovest. Sebbene con risultati opinabili – scarsa preparazione della Guardia costiera dell’ovest, documentate violazioni della legge del mare e ritardi considerevoli nell’apertura del centro di coordinamento – tra il 2017 e il 2022 Sibmmil ha goduto di un fondo di circa 32 milioni di euro su quasi 45 totali messo a disposizione dell’Ue, ma gestito dal nostro ministero dell’Interno a beneficio dei libici. Nel caso dell’Mrcc che sta per essere aperto a Bengasi invece le risorse, molto più contenute al momento, sono italiane. A beneficiarne sono Irini ed Eubam che sono in una fase di studio per dotare le forze degli Haftar degli strumenti tecnici necessari, non ultima, secondo il giornalista tedesco Matthias Monroy, la costruzione di una torre di avvistamento a Tobruk. Al Foglio risulta che l’Ue si è già attivata anche per le attività di mappatura, progettazione e addestramento del personale dell’est. Soprattutto su quest’ultimo fronte, un primo segnale era arrivato a settembre dello scorso anno, quando alla base navale di Taranto erano stati accolti diversi ufficiali e sottufficiali della Guardia costiera di Tripoli e, a sorpresa, anche di Bengasi per effettuare dei corsi di addestramento. Il mese successivo, una delegazione di funzionari delle due Guardie costiere è stata accolta con un certo riserbo a Varsavia, negli uffici di Frontex, l’agenzia dell’Ue che monitora le frontiere esterne, e poi a Bruxelles alla Commissione. Infine, il 7 dicembre scorso, il capo di stato maggiore dell’est, generale Saddam Haftar, ha incontrato a Bengasi l’ambasciatore dell’Ue, Nicola Orlando, il comandante di Irini, contrammiraglio Marco Casapieri, e il capo di Eubam in Libia, Jan Vycítal. Proprio in quella occasione si è parlato diffusamente dell’apertura del nuovo centro di coordinamento sar (search and rescue) in Cirenaica.
“Non sorprende che sia stata Tripoli a lanciare la proposta di creare un Mrcc nell’est”, spiega al Foglio Jalel Harchaoui, esperto di Libia. “Negli ultimi mesi, il premier Abdulhamid Dabaiba cerca di mostrarsi come la controparte della famiglia Haftar. Non vuole fare più la guerra all’est, non è più interessato a conquistare Bengasi o Jufra, a fare la guerra alla milizia Rada che controlla Mitiga o ai russi. Dabaiba vuole solo restare in carica. Per farlo, il premier non può farsi sfuggire alcuna opportunità, nemmeno quella di intercedere con l’Ue per creare un Mrcc a Bengasi, perché questo gli permette di essere coinvolto, di essere considerato sullo stesso piano di Haftar, che invece rivendica un est libero dalla corruzione e dalle milizie a differenza di Tripoli”.
Se Dabaiba ne fa una questione di immagine agli occhi dell’Europa e l’Ue intende perseguire i suoi interessi strategici con politiche pragmatiche, la zona d’ombra resta la natura degli interlocutori nell’est della Libia. La creazione di un Mrcc a Bengasi implica che la gestione del centro di coordinamento spetterà agli uomini di Haftar, ovvero alla brigata Tariq bin Zayed, accusata di crimini di guerra, nonché sostenuta e finanziata dai mercenari russi della Wagner prima e degli Africa Corps oggi.
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