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Editoriali
I guasti del multiculturalismo
Lo scandalo della polizia britannica che vietò l’ingresso ai tifosi israeliani
A volte una clip dice tutto. Craig Guildford, capo della polizia delle West Midlands britanniche, si rivolge alla telecamera: “Salam alaikum”, disse alla comunità musulmana di Birmingham nell’agosto 2024. “Grazie ai leader e agli anziani che mi hanno offerto questa opportunità di parlarvi personalmente”. Non si capisce chi fosse al comando. Risultato dell’esperimento decennale condotto dalla Gran Bretagna con la dottrina del multiculturalismo. La clip ci porta, un anno dopo, all’Aston Villa, fuori dallo stadio durante i disordini che hanno accompagnato la partita contro il Maccabi Tel Aviv, con i tifosi israeliani che erano stati banditi. Un funzionario del Consiglio comunale di Birmingham aveva scritto alla polizia per capire le motivazioni dietro il divieto di accesso ai tifosi, in quanto potrebbe essere “considerato un sentimento antiebraico”. Così un’inchiesta era stata ordinata dal ministro degli Interni, Shabana Mahmood, e ora sono usciti i risultati. La decisione di escludere i tifosi israeliani suscitò all’epoca numerose critiche, tra cui quella del premier Keir Starmer, che la definì “una decisione sbagliata”.
Valutazioni interne alla polizia britannica avevano riferito che gli islamisti locali avrebbero pianificato di “armarsi” se gli israeliani avessero osato entrare in città. Invece di affrontare la grave minaccia islamista, la polizia delle West Midlands ha così inventato false informazioni di intelligence per bandire gli israeliani e placare questi stessi estremisti. Un mese prima della partita c’era stato l’attentato alla sinagoga di Manchester. L’umiliazione della polizia è un avvertimento sulla crescente minaccia dell’islamismo nel Regno Unito. Perché quando le autorità, compresa la polizia, non riescono a contrastare l’islamismo ma si piegano alle sue minacce, non dovrebbe sorprendere che questo si ripercuota a cascata sul resto della società.
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