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le prospettive

Come si procede verso la fase due a Gaza

Micol Flammini

Witkoff ha annunciato l'inizio della prossima tappa. Ci sono i dodici mebri palestinesi del comitato che dovrà gestire la Striscia, c'è l'alto rappresentante del Consiglio per la pace, Nickolay Mladenov, ci sono però anche le incompiutezze che contano molto: il corpo di un ostaggio ancora non è stato riconsegnato e Hamas non cede le armi

La Striscia di Gaza è rimasta immobile a tre mesi fa, quando è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi, vivi e morti. Manca ancora il corpo di un israeliano, Hamas e il Jihad islamico non hanno consegnato i resti di Ran Gvili, che il 7 ottobre del 2023 aveva ventiquattro anni e prestava servizio nella polizia di frontiera. Secondo l’accordo, non si sarebbe mai passati alla fase due prima che i terroristi avessero consegnato i rapiti. Il presidente americano Donald Trump avrebbe già voluto procedere poco dopo il ritorno dei venti ostaggi vivi, ma il patto era chiaro: Israele attendeva la liberazione di tutti. Il primo atto della seconda fase del piano per Gaza è iniziato con l’annuncio del comitato di dodici palestinesi chiamati a gestire la Striscia e saranno responsabili dei servizi igienici, pubblici e dell’istruzione. A capo del comitato ci sarà Ali Saath, ex vice ministro dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), originario di Gaza. Per volere di Israele l’Anp non avrà ruoli ufficiali, sperava di controllare il comitato, ma non metterà piede dentro a Gaza. Il comitato lavorerà con il  Consiglio per la Pace, che sarà Trump in persona a presiedere. Come anticipato a dicembre dal nostro giornale, l’altro rappresentante del Consiglio è Nickolay Mladenov, ex ministro degli Esteri della Bulgaria ed ex inviato Onu in medio oriente. Mladenov ha già iniziato a lavorare, è stato lui a mandare le lettere ai membri scelti del comitato palestinese e  si coordina con Israele. Gli altri membri del Consiglio per la pace saranno i “leader più importanti delle nazioni più importanti”, ha detto Donald Trump. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ne farà parte e, secondo il Times, anche il premier britannico Keir Starmer. 

 

Trump ha fretta di mostrare che i lavori per la seconda fase vanno avanti. Tutto sta procedendo in ritardo, Hamas ha messo radici nella parte della Striscia rimasta sotto il suo controllo, mentre Tsahal  rimane con il suo esercito oltre la linea gialla, nella porzione di Gaza che confina con Israele. Per l’inizio della seconda fase mancano dei requisiti fondamentali. Non soltanto i terroristi devono riconsegnare il corpo di Ran Gvili – oggi l’inviato speciale Steve Witkoff ha detto che se non lo faranno ci saranno serie conseguenze – ma Hamas deve accettare il disarmo, finora sta tenendo il potere con la violenza e non mostra di essere disposto ad accettare di cedere le armi. Il problema del piano di pace in venti punti che Donald Trump annunciò a ottobre dello scorso anno  è che non sono previste misure  contro Hamas. La forza di interposizione che dovrebbe gestire la sicurezza nella Striscia, non entrerà in funzione fino a quando ci sono i terroristi. Nessuno ha mezzi contro Hamas, a meno che non si chieda l’intervento di Israele e quindi si spinga verso la fine del cessate il fuoco. Tsahal non è disposto a tornare nelle aree da cui si è ritirato. 

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)