Competizione globale

L'Artico secondo il governo Meloni. Che cosa c'è dentro la strategia del governo

Che cosa c'è dentro la strategia del governo, che verrà presentata la prossima settimana

Giulia Pompili

Non solo Groenlandia. Nel documento della Farnesina l'estremo Nord smette di essere solo un laboratorio scientifico e diventa un luogo cruciale, fra Difesa, spazio, competizione tra potenze e materie prime. Nuove parole entrano nel lessico diplomatico italiano

Ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando delle ripetute dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sulla possibile acquisizione della Groenlandia, ha annunciato la pubblicazione di una strategia italiana sull’Artico. Il documento della Farnesina, che il Foglio è in grado di anticipare, è il primo da undici anni, e archivia definitivamente la regione come luogo di sola cooperazione scientifica.

 

E quindi la prima differenza con la Strategia artica italiana del 2015 riguarda il linguaggio sulla Difesa che si fa esplicito: l’Italia riconosce l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia come l’evento che ha rotto ufficialmente l’equilibrio precedente, e definisce l’Artico “teatro di competizione e di confronto tra le grandi potenze”. Nel documento, che non è ancora definitivo e in attesa del via libera delle altre istituzioni coinvolte, si fa un sorprendentemente esplicito riferimento  alle criticità dell’area  – “l’estrema rigidità del clima e l’intrinseca compartimentazione dovuta ai ghiacci […] impongono sfide onerose in termini di risorse finanziarie, soluzioni tecnologiche e addestramento specifico” – e ai motivi per cui il governo auspica un’accelerazione sul “contributo del settore spaziale”, e quindi satellitare, ma anche sullo sviluppo di “nuove expertise” legate “all’eventuale impiego di truppe in contesti di climi rigidi ed innevati”. 
Tra gli elementi più interessanti c’è poi un implicito messaggio alla Repubblica popolare cinese, che smette di essere semplicemente il vicino di casa della base di ricerca italiana del Consiglio nazionale delle Ricerche  a Ny-Ålesund, nelle Svalbard, ma che viene definita come un paese che contribuisce alla militarizzare la regione anche per via “della crescente collaborazione con Mosca”. La strategia sull’Artico sembra quasi arrivare dove la sicurezza strategica della ricerca italiana non è ancora arrivata però: perché restano ancora attivi diversi memorandum di collaborazione, alcuni firmati molto di recente, fra università italiane e lo stesso Cnr con enti statali cinesi spesso considerati una minaccia per i rischi di trasferimento tecnologico, accesso ai dati sensibili e uso duale delle competenze scientifiche.

 


Ma nel documento “La politica artica italiana” della Farnesina c’è un punto in cui quasi si concretizza pure la competizione con gli obiettivi economici di Trump in Groenlandia, quando  si riferisce alla rinnovata attenzione dell’Ue all’Artico per “il contrasto alle minacce ibride, la protezione dei cavi e delle infrastrutture sottomarine” ma anche per “l’accesso alle materie prime critiche”. Su questo, anche il governo italiano ha intenzione di sostenere “la presenza delle imprese italiane nei settori strategici compatibili con l’ambiente artico”.
C’è un motivo per cui anche in ambito Ue e Nato la strategia italiana sulla regione era molto attesa. L’Italia è nell’Artico dagli anni Novanta, e dal 2013 è membro osservatore del Consiglio artico, per ora semiparalizzato dopo che sette degli otto membri permanenti  hanno isolato politicamente la Russia. Roma ha un’influenza. Ma sebbene l’impegno italiano sia quello di “preservare l’Artico come area di pace e cooperazione”, anche all’Arctic Circle Rome Forum in programma per il 3-6 marzo a Roma si parlerà soprattutto con i paesi considerati “like minded”, cioè non avversari. E non è un caso se, la prossima settimana, la strategia artica italiana sarà presentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani insieme con il ministro della Difesa Guido Crosetto. 

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.