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Tutte le aziende tech e crypto che bramano la Groenlandia (con Trump)
Da KoBold metals a Critical Metals Corp, sempre più investitori stanno scommettendo sulle aziende che hanno i permessi per estrarre le terre rare dell'isola. Utili per tutte le nuove tecnologie, dall’AI agli smartphone, dall’industria eco-energetica alle armi di nuova generazione
Per quanto riguarda il Venezuela, è nota la lista delle aziende petrolifere che verranno coinvolte dal governo americano nelle estrazioni. Per la prossima nazione su cui mettere la bandiera a stelle e strisce – come ha fatto la moglie di Stephen Miller, consigliere di Donald Trump, in un post social – le cose sono un po’ meno chiare. La Groenlandia, nelle aperte mire trumpiane, è “fondamentale, necessaria” per una “questione di sicurezza nazionale”. E per quanto l’Amministrazione americana dica che ci siano ovunque tutt’intorno “navi cinesi e russe”, non c’è nessun dittatore chavista, ex autista di bus, da portare in manette a Brooklyn. Certo, la Groenlandia è vicina alla Russia – qui ci si mettevano le armi nucleari durante la guerra fredda – e, col global warming potrà diventare un passaggio fondamentale se si apre la rotta a nord, diventando una Panama dell’Artico. Ma c’è dell’altro, e cioè le terre rare, utilissime per tutte le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale agli smartphone, dall’industria eco-energetica alle armi di nuova generazione. Si suppone che sia anche per questo che vari magnati della Silicon Valley abbiano investito diversi milioni di dollari nella KoBold metals (il coboldo è una figura mitologica germanica, uno gnomo delle miniere).
Su questa azienda mineraria che ha il permesso di estrarre nichel, platino e cobalto, hanno puntato: Marc Zuckerberg di Meta, Jeff Bezos di Amazon, Sam Altman di OpenAI, e altri, quasi tutti presenti alla seconda inaugurazione di Trump. Tra questi ci sono anche Marc Andreessen, che è stato dentro il Doge di Elon Musk, e Ben Horowitz, entrambi generosissimi donatori della causa Maga. La stessa KoBold, su cui in passato hanno investito anche Bill Gates e Michael Bloomberg, agisce sfruttando due piattaforme di intelligenza artificiale per individuare giacimenti sconosciuti. Qualche mese fa il ceo di KoBold era alla ricerca del “primo o secondo più significativo deposito di nichel e cobalto del mondo”. Già nel 2022 aveva spedito squadre di geofisici, geologi, piloti e meccanici in Groenlandia.
Oltre a KoBold, c’è anche Critical Metals Corp, che ha un permesso minerario nell’isola artica. Il loro piano è iniziare a scavare già nel 2026. L’investitore principale di Cmc è la società di servizi finanziari Cantor Fitzgerald, che fino a poco fa era guidata dall’attuale segretario al Commercio, Howard Lutnick, il re dei dazi. A comprarsi quote dell’azienda mineraria ci sono altre varie aziende che appena prima delle elezioni hanno aiutato le finanze dell’allora candidato presidente. Peter Leidel, per esempio, ha donato 315 mila dollari a Trump e controlla una equity firm che ha alcune concessioni minerarie nel territorio. Qualche tempo fa Leidel diceva al New York Times: “Penso che la presidenza di Trump farà incrementare il nostro piccolo investimento”.
Il mondo del tech sa che nella corsa all’AI, che ridefinirà l’ordine globale, al momento la Cina è in vantaggio, anche solo perché in possesso di almeno il 60 per cento di minerali e metalli rari necessari per l’industria. La Groenlandia in mano statunitense risistemerebbe gli equilibri. Ma la terra degli inuit è allettante anche per un altro motivo, legato sempre alle nuove tecnologie. Essendo praticamente un grande frigorifero a cielo aperto e non avendo ancora alcuna regolamentazione sull’AI, potrebbe diventare una specie di repubblica libera del machine learning, dove sistemare tutti i voluminosi server. E poi ci sono i crypto boys vorrebbero trasformare la Groenlandia nella terra dei Bitcoin. Dryden Brown – che dice di aver provato a comprare il territorio danese – fondatore di una pseudo-paese alternativo basato su internet, ha detto che la Groenlandia è ideale per diventare una “nazione crypto-nativa”. Brown, ovviamente, ha finanziato Trump. Sempre per una questione di freddo e spazio, per i cryptobros quello groenlandese è un territorio perfetto dove sistemare i data center, e dove partire da zero per creare un sistema di scambio di monete elettroniche senza dover stravolgere un apparato preesistente. Non è un caso che il mondo crypto sia quasi per intero pro-Maga. Dopo aver arricchito il presidente con la sua moneta elettronica gestita dal figlio Eric, ora vorrebbe qualcosa indietro, una terra semivergine dove realizzare il sogno tecnoimperiale.