Mosca si nasconde dietro al Venezuela
Il Cremlino usa la cattura di Maduro e il sequestro della petroliera per non dare risposte serie sulla proposta di pace in Ucraina. Sfrutta l'ossessione di Trump sul petrolio venezuelano
Il nuovo capo dell’ufficio di presidenza ucraino, Kyrylo Budanov, ha inaugurato la sua nuova nomina con un viaggio in giacca e cravatta a Parigi, abbigliamento strano per lui che più frequentemente si mostra in felpa nera o uniforme. Budanov è anche capo dell’intelligence ucraina, parla da spia, ragiona da spia e prima dell’incontro a Parigi ha scritto su X che il vertice per negoziare la pace sarebbe stato importante, ma non tutte le informazioni sarebbero potute uscire, perché molto, quando si lavora per far finire la guerra, deve essere tenuto dietro le quinte. Ieri il Monde ha dato una notizia di quelle che in molti avrebbero voluto tenere dietro le quinte: il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, Kirill Dmitriev, era a Parigi nei giorni in cui anche i leader europei e i negoziatori ucraini si erano riuniti per formulare le garanzie di sicurezza che servono all’Ucraina. Dmitriev, secondo il Monde, ha visitato l’ambasciata americana, il cui ambasciatore è Charles Kushner, il padre di Jared Kushner, genero di Donald Trump e inviato per gli Stati Uniti, assieme a Steve Witkoff, nelle mediazioni con gli ucraini e i russi e che già in passato ha incontrato Dmitriev.
Non sappiamo se Kyiv sapesse della presenza di Dmitriev a Parigi, ma sicuramente gli americani ci avrebbero tenuto a mantenere l’incontro e la presenza di Dmitriev segreti. L’economista russo a cui il Cremlino si affida per mostrare che è ancora interessato ai negoziati non ha detto di essere stato a Parigi, l’Eliseo ha smentito che ci sia stato un incontro dentro al palazzo, e finora non ci sono conferme. Per entrare in Francia avrebbe avuto bisogno di un visto, al momento non risulta che sia stato provvisto di un passaporto diplomatico, quindi la notizia sulla sua presenza ha sollevato alcuni interrogativi su come gli sia stato consentito l’ingresso, nel caso ci sia stato. Se Dmitriev era a Parigi, ha ottenuto immediatamente gli aggiornamenti sui negoziati, sulle garanzie di sicurezza che gli europei sono pronti a concedere agli ucraini e in generale anche sulle intenzioni ucraine che sono state messe nero su bianco nella proposta di pace in venti punti già mostrata agli americani a fine dicembre. A Parigi, anche gli americani hanno garantito un loro sostegno per monitorare la pace. Le dichiarazioni di Kushner e Witkoff sono avvenute nei giorni seguenti all’attacco americano in Venezuela e alla cattura del dittatore Nicolás Maduro, un alleato del Cremlino che fino all’ultimo aveva cercato il sostegno di Vladimir Putin. Mosca è rimasta piuttosto tranquilla, ha condannato l’incursione americana a Caracas, ha parlato di diritto internazionale violato. I blogger di guerra del Cremlino si sono divisi fra coloro che pubblicavano meme con Volodymyr Zelensky al posto di Maduro e coloro che invece si rammaricavano perché di fatto Mosca nei primi giorni dell’invasione in Ucraina aveva il piano di calare i corpi speciali su Palazzo Mariinskij e portare via ammanettato il presidente ucraino, ma a Kyiv non è arrivata. Per il resto, nessuno si è agitato, neppure Putin, quasi che Mosca stesse usando il Venezuela per non parlare di Ucraina e per non dover dare una risposta alla bozza di piano di pace. Per evitare di rispondere aveva anche inventato l’aggressione con novantuno droni contro la villa di Putin sul lago Valdai, smentita dalla Cia.
E’ stata la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, a farsi finalmente sentire e a suggerire la posizione russa sulla dichiarazione di Parigi. Zakharova è uno degli organi della propaganda del regime, è sempre rumorosa, volutamente. Ha definito le posizioni raggiunte dai leader europei a Parigi delle “dichiarazioni militariste” che esprimono un “asse di guerra”. Le truppe occidentali in Ucraina saranno considerate obiettivi militari legittimi per le Forze armate russe, quindi ha escluso che Mosca possa accettare la presenza di soldati francesi e britannici. Per Zakharova, quindi per il ministero degli Esteri, quindi per il Cremlino, le garanzie di sicurezza che dovrebbero servire a evitare una futura invasione russa contro l’Ucraina, una volta raggiunto un accordo, sono “pericolose e distruttive”.
Zakharova ha aggiunto che la Russia condanna l’Amministrazione Trump per il sequestro della petroliera Marinera battente bandiera russa. Ma anche sull’abbordaggio e il sequestro della nave che era scortata da imbarcazioni militari di Mosca, la risposta del Cremlino è stata tiepida, tranquilla, segno del fatto che non intende farsi notare troppo dalla Casa Bianca. Negli ultimi giorni Donald Trump ha ripreso a dire di essere deluso da Putin, ieri il senatore Lindsey Graham ha annunciato che il presidente americano ha dato il via libera per il disegno di legge bipartisan sulle sanzioni alla Russia, che sarebbe rivoluzionario. Questi annunci non sono nuovi e non manifestano un cambio di posizione di Trump rispetto al suo rapporto con Putin. La Casa Bianca ha fatto sapere che il rapporto fra i due leader non cambia dopo il sequestro della petroliera e ha definito la nave catturata una componente della “flotta ombra venezuelana”, togliendo la responsabilità dalle spalle di Mosca, che invece nell’ultimo anno ha dato un notevole sviluppo al gruppo di imbarcazioni che trasporta il petrolio sanzionato da immettere nel mercato nero. Di venezuelano la Marinera non ha nulla, Novaya Gazeta ha ricostruito la proprietà della nave: appartiene a una compagnia di proprietà di Ilya Bugay, originario della Crimea, che ha registrato la sua azienda a Rjazan, in Russia, soltanto sei mesi fa ma già dal 2018 opera nel settore del petrolio.