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Editoriali

La partita del petrolio in Venezuela e gli interessi italiani

Redazione

L'Eni ha accumulato crediti per oltre due miliardi di dollari che non può riscuotere perché tutte le licenze dell’ufficio del Tesoro americano sono sospese da più di un anno. America first, Italy second

A Caracas oltre ai prigionieri politici ci sono anche gli ostaggi economici. L’Eni ha accumulato in Venezuela crediti per oltre due miliardi di dollari (ormai quasi tre) che non può riscuotere né in denaro né attraverso forniture di petrolio in cambio del gas. Il motivo oltre al grande indebitamento venezuelano è il regime sanzionatorio degli Stati Uniti amministrato dall’Ofac, ossia l’ufficio del Tesoro americano che gestisce le sanzioni e decide, con licenze generali o autorizzazioni su misura, quali transazioni sono consentite e quali no, chi viene rimborsato, e per chi è prevista una deroga. Ma tutte le licenze dell’Ofac sono sospese da più di un anno, e ciò impedisce a Eni di incassare quanto dovuto.

 

Intanto la joint venture Eni–Repsol continua a produrre gas dal giacimento offshore “Perla”, con quel gas che poi finisce nelle centrali e diventa elettricità per la popolazione. Il debitore è Pdvsa, la compagnia petrolifera di stato venezuelana, e il contatore (dei crediti) continua a girare, ma senza che vi sia un canale per il pagamento. Il governo italiano ha più volte fatto pressione su Washington, chiedendo deroghe ad hoc per sbloccare i pagamenti. Tuttavia, nell’era del “America first” di Trump, la risposta americana è sempre evasiva: ora più che mai si fanno soprattutto gli interessi di Washington. L’Ofac ha concesso eccezioni alla compagnia petrolifera americana Chevron per continuare a operare e a recuperare crediti tramite il petrolio venezuelano. Ma il colosso energetico italiano, per ora, è rimasto al palo. Il contesto ora è cambiato, ma la lista dei creditori è molto più lunga della capacità del Venezuela di far fronte ai debiti (si pensi solo ai 57 casi pendenti presso il Centro per le controversie sugli investimenti). Con Delcy Rodríguez al potere sotto la minacciosa supervisione di Washington, il governo Meloni può presentare e tutelare l’interesse nazionale con più decisione. Alla luce dei buoni rapporti con Trump, se la lista dei creditori è ispirata alla regola dell’America first si possono sostenere le ragioni dell’Italy second.

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