Ansa

L'analisi

Meloni e le centomila gavette di ghiaccio della Groenlandia

Carlo Alberto Carnevale Maffè

L'isola è il collaterale fisico della nostra sovranità tecnologica futura. Il realismo della Tavola Periodica non ammette repliche: o si controllano le miniere, o si è controllati da chi le possiede

Giorgia Meloni ha capito che la Groenlandia non è fatta di “Centomila gavette di ghiaccio”, ma siede su permafrost di colossali interessi geopolitici ed economici, oggi brutalmente scongelati dalla “dottrina Donroe” trumpiana ma non per questo meno critici e urgenti per gli interessi italiani ed europei. Mentre le cancellerie del Nord Europa, guidate da una Danimarca comprensibilmente scossa, si rifugiano - a pieno titolo, s’intende - nel perimetro del diritto internazionale e della sovranità formale, l’Italia può provare a svolgere un esercizio di pragmatismo superiore. Non si tratta di assecondare impulsi neo-imperialisti, ma di riconoscere che la Tavola Periodica dei materiali critici e delle terre rare è diventata il nuovo campo di battaglia della sicurezza nazionale e della competitività manifatturiera. In questo scenario, la posizione del governo italiano, improntata a una "vigile attesa" e a una collaborazione strategica con Washington, non deve essere letta come un segnale di irrilevanza, bensì come una comprensione profonda delle necessità industriali del Paese: senza un accesso sicuro alle terre rare e ai minerali critici della Groenlandia, la transizione ecologica e digitale europea è destinata a schiantarsi contro il muro della dipendenza strutturale dalla Cina.

 

La genesi della Dottrina Donroe: dal Venezuela all’Artico

L’operazione militare che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro in Venezuela non rappresenta un evento isolato, ma il "proof of concept" di una nuova visione strategica americana che definisce l’intero emisfero occidentale come un asset vitale e non negoziabile degli interessi degli Stati Uniti. L’evoluzione recente della dottrina Monroe in chiave trumpiana non è l’espansione territoriale fine a se stessa, ma la creazione di una sfera d’influenza impermeabile alle penetrazioni di Pechino e Mosca, garantendo il controllo diretto delle infrastrutture energetiche e dei giacimenti minerari necessari alla resilienza economica statunitense. Nel caso della Groenlandia, l’amministrazione statunitense ha elevato la questione da curiosità immobiliare a "necessità assoluta" per la sicurezza nazionale e la difesa. La cruda affermazione presidenziale secondo cui l’isola sarebbe "circondata da navi russe e cinesi", mentre la Danimarca risponderebbe con "una slitta trainata da cani", evidenzia un deficit di sicurezza che Washington non sembra più disposta ad accettare.

Questa visione sposta l'asse della sovranità dal piano puramente giuridico a quello funzionale. Per l'amministrazione Trump, la sovranità su un territorio strategicamente critico come la Groenlandia comporta l'onere della difesa effettiva e dello sviluppo delle risorse; laddove la potenza sovrana nominale (la Danimarca) non è sufficiente a garantire tali obiettivi, gli Stati Uniti rivendicano il diritto – ahimé, in barba ai trattati internazionali - di intervenire per proteggere la stabilità dell'emisfero. Agli occhi di Washington, la Dottrina Donroe, dunque, non è solo una minaccia, ma una ridefinizione del concetto di "buon vicinato" basata sulla forza e sulla convergenza degli asset.

 

 

Il governo italiano sembra propenso ad adottare una postura che eviti la trappola dell’indignazione formale per concentrarsi sulla sostanza dei messaggi geopolitici. Laddove Copenaghen e Nuuk invocano legittimamente il rispetto dei trattati e l’integrità territoriale, Roma prova a leggere le mosse di Washington più come un segnale potente rivolto alle altre potenze globali, in particolare alla Cina, che come una possibile minaccia all’assetto atlantico. L’Italia deve riconoscere che, in un mondo di interdipendenze armate, la sovranità non è un concetto statico ma un valore che deve essere supportato dalla capacità di difesa e dalla solidità economica. Se la Groenlandia possiede riserve tali da poter soddisfare una quota significativa della domanda globale di terre rare, non è razionale né efficace – per lo stesso interesse strategico ed economico della sua popolazione - che la sua gestione sia lasciata esclusivamente alle dinamiche di un governo autonomo locale privo dei mezzi finanziari per uno sviluppo di scala industriale.

 

La Groenlandia come hub minerario della resilienza atlantica

Il valore della Groenlandia nel XXI secolo risiede nella sua natura di "cassaforte" mineraria, resa sempre più accessibile dal riscaldamento globale che procede nell’Artico a una velocità quattro volte superiore rispetto alla media mondiale. L’isola ospita 25 dei 34 materiali che l’Unione Europea considera "critici" per il futuro della manifattura continentale e 43 dei 50 identificati dagli Stati Uniti. Questa sovrapposizione di interessi rende la Groenlandia l’hub minerario naturale per l’intero blocco atlantico, offrendo un'alternativa concreta al monopolio cinese.

La ricchezza mineraria della Groenlandia non è solo una promessa, ma una realtà geologica confermata da survey internazionali. Nella tabella seguente si propone una sintesi dei principali asset minerari e delle loro applicazioni industriali critiche per l'economia europea e italiana.

 

 

Il deposito di Tanbreez, situato nel sud della Groenlandia, è emblematico: contiene un mix unico di terre rare pesanti, zirconio e niobio, materiali indispensabili per la miniaturizzazione dei componenti elettronici e per l'industria della difesa. La possibilità di estrarre e raffinare questi materiali all'interno del perimetro di sicurezza atlantico eliminerebbe il rischio di "weaponization" delle forniture da parte di Pechino, che attualmente controlla circa il 60% dell'estrazione globale e oltre il 90% della capacità di raffinazione. Un esempio concreto di come l’interesse per la Groenlandia possa tradursi in vantaggio competitivo per l’Italia è rappresentato dal progetto Malmbjerg, gestito dalla canadese Greenland Resources. Questo progetto si concentra sull'estrazione di molibdeno, un metallo fondamentale per la produzione di acciai speciali utilizzati dai principali produttori siderurgici italiani ed europei. In un'economia globale dove i prezzi delle materie prime sono soggetti a estrema volatilità e speculazione geopolitica, disporre di un accordo di "offtake" decennale con una miniera situata in un territorio alleato garantirebbe stabilità operativa alle nostre acciaierie, pilastro fondamentale della manifattura nazionale.

 

L’Italia è la seconda potenza manifatturiera d’Europa e la sua struttura industriale è profondamente integrata nelle catene del valore globali. Tuttavia, questa forza è anche la sua più grande vulnerabilità: settori chiave come l’automotive, l’aerospazio, l’elettronica di potenza e la difesa dipendono quasi interamente dall'importazione di componenti che utilizzano minerali critici raffinati in Cina. Il passaggio ai veicoli elettrici (EV) ha spostato il baricentro della competizione dai motori a combustione interna alla chimica delle celle e alla potenza dei magneti permanenti. Senza neodimio, disprosio e terbio, è impossibile produrre i motori sincroni ad alta efficienza che alimentano la rivoluzione EV. Se l’industria italiana non vuole limitarsi a essere un assemblatore di tecnologie altrui, deve assicurarsi il controllo molecolare della propria produzione. La Groenlandia offre la possibilità di creare una catena del valore corta, sostenibile e certificata secondo gli standard ESG occidentali, contrapponendosi alle pratiche estrattive cinesi spesso caratterizzate da opacità ambientale e sociale.

Nel settore della difesa, il rischio è ancora più elevato. I moderni sistemi di difesa richiedono componenti elettronici avanzati e materiali magnetici che non ammettono compromessi sulla qualità o sulla continuità della fornitura. La dipendenza dalla Cina per materiali necessari ai programmi della NATO è un paradosso strategico che la Dottrina Donroe potrebbe voler risolvere con forza. L'Italia, con i suoi campioni nazionali nell'aerospazio e nella difesa, ha invece un razionale e legittimo interesse a sostenere una pacifica collaborazione UE-USA che trasformi la Groenlandia in un bastione estrattivo protetto, garantendo che i materiali critici fluiscano senza intoppi verso gli stabilimenti di produzione europei.

 

Strategie d'azione per l’Italia: spostare il dibattito dalla sovranità alla convergenza

Per trasformare la crisi diplomatica tra USA e Danimarca in un'opportunità economica per l'Italia e per tutta l’Europa, è necessario proporre azioni concrete che superino la dicotomia tra "occupazione" e "rispetto dei trattati". La discussione deve spostarsi sul piano della convergenza transatlantica degli interessi vitali. A livello nazionale, l’Italia deve agire come "investitore strategico". Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha la capacità e il mandato per intervenire in progetti che assicurino la resilienza del sistema Paese. Vanno previsti investimenti congiunti: CDP dovrebbe promuovere la creazione di un fondo dedicato ai minerali critici, capace di co-investire con operatori canadesi, americani e groenlandesi nei progetti più avanzati, come Tanbreez o Malmbjerg. Vanno poi proposti MOU Industriali: supportare le aziende italiane nella stipula di accordi di fornitura a lungo termine, garantendo non solo l'approvvigionamento ma anche la partecipazione allo sviluppo tecnologico delle fasi di raffinazione e lavorazione dei minerali direttamente in loco o in poli industriali europei.

A livello europeo, il Critical Raw Materials Act (CRMA) rappresenta un punto di partenza necessario ma insufficiente. L'Italia deve farsi promotrice di un'evoluzione del regolamento che incorpori esplicitamente la Groenlandia come partner strategico prioritario. Può proporre il riconoscimento di "Progetti Strategici": accelerare l'inclusione dei progetti minerari groenlandesi nell'elenco dei progetti strategici dell'UE, facilitando l'accesso ai 3 miliardi di euro del piano RESourceEU e ai finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). Può suggerire interventi di riduzione del rischio (De-risking): creare strumenti di garanzia finanziaria che coprano i rischi politici ed estrattivi elevati tipici dell'Artico, permettendo al capitale privato europeo di affluire in Groenlandia con maggiore sicurezza.

 

 

Un'idea ambiziosa ma economicamente solida riguarda l'utilizzo dell'architettura finanziaria della Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) di Basilea. Se i minerali critici sono il nuovo oro, la loro gestione deve uscire dalla logica delle "commodity" volatili per entrare in quella delle "riserve strategiche". Si pensi per esempio a possibili Mineral-Backed Securities: la creazione di strumenti finanziari garantiti dai depositi minerari groenlandesi, supervisionati dalla BIS, permetterebbe di cartolarizzare le riserve sotterranee, fornendo liquidità immediata per lo sviluppo delle miniere senza gravare sui debiti sovrani. Infine, possono essere introdotti specifici protocolli di "inviolabilità": sfruttando lo status giuridico speciale della BIS — le cui sedi e asset sono inviolabili e non soggetti a giurisdizioni nazionali — si potrebbero costituire stoccaggi fisici di minerali critici in territori neutrali o protetti, garantendo che le scorte siano accessibili ai partner atlantici anche in caso di crisi geopolitiche estreme. Questo sistema trasformerebbe la Groenlandia da "territorio conteso" a "garante collaterale" della stabilità finanziaria e industriale del blocco occidentale.

 

Italia, soggetto attivo di una nuova architettura di sicurezza atlantica

La resistenza opposta dalla Danimarca e dalla Groenlandia alle pretese di Trump è comprensibile sul piano emotivo e giustificata su quello giuridico, ma rischia di rivelarsi miope sul piano strategico. La minaccia russa e l’infiltrazione commerciale cinese nell’Artico sono realtà che la Danimarca, da sola, oggettivamente non può contrastare efficacemente. Il governo italiano deve quindi continuare a operare come un ponte razionale tra Washington, Copenaghen e Bruxelles.

 

Per sgombrare il campo da improponibili e inaccettabili scenari di annessione, l'Italia dovrebbe proporre la creazione di una Zona Economica Speciale Atlantica (ASZ) in Groenlandia. Questo modello consentirebbe di:

1. Mantenere la sovranità nominale danese e l'autonomia locale groenlandese, rispettando il diritto internazionale.

2. Garantire in sede NATO, tramite uno specifico accordo di collaborazione UE-USA, il controllo della sicurezza e della difesa, interpretando in modo ordinato e istituzionale gli obiettivi geopolitici dichiarati dell’amministrazione Trump, nell’interesse stesso dell’Europa.

3. Offrire all'Europa e all'Italia un accesso preferenziale alle risorse minerarie attraverso consorzi di investimento transatlantici, riducendo la dipendenza dalla Cina.

 

Questa "terza via" pragmatica disinnescherebbe le tensioni politiche, evitando che involvano in contrasti su competenze militari e trasformando la Groenlandia in un laboratorio di cooperazione atlantica basato sulla sicurezza delle materie critiche.

Il tempo dell'indugio ideologico è scaduto. La cattura di Maduro e l'assertività di Trump sulla Groenlandia non possono essere superficialmente liquidate come bizzarrie di un'amministrazione eccentrica, ma vanno considerati sintomi di un mondo che ha – nostro malgrado - riscoperto la centralità della forza e della materia. L'Italia, priva di risorse minerarie proprie ma dotata di un'industria trasformatrice di eccellenza, ha un solo modo per difendere il proprio ruolo economico e industriale e quindi il proprio benessere: assicurarsi un posto al tavolo dove si decide il futuro delle materie prime critiche.

Interpretare il famelico interesse statunitense sulla Groenlandia, per quanto oggi espresso in modo inaccettabile sia nei toni sia in base ai fondamentali principi legali internazionali, solo come una minaccia bombastica è un errore di prospettiva; esso va inteso, al contrario, come un’opportunità per l'Europa per sganciarsi dal possibile ricatto cinese. Il governo italiano, adottando una posizione pragmatica e non ideologica, sembra voler scegliere la strada del realismo economico, come pare di cogliere anche nel caso dell’accordo commerciale EU/Mercosur. Ora è il momento di tradurre questa postura in un'azione diplomatica e finanziaria proattiva: coinvolgere CDP, insieme ad altri capitali pubblici e privati nazionali ed europei, spingere per un CRMA più ambizioso e proporre alla BIS un'architettura di mineral banking che metta in sicurezza il cuore della nostra manifattura.

La Groenlandia non è solo un'isola coperta di ghiaccio; è il collaterale fisico della nostra sovranità tecnologica futura. Chi non lo comprende rischia di limitarsi a osservare la transizione industriale dalle retrovie, dipendendo da una Cina che non farà sconti a nessuno. Il realismo della Tavola Periodica non ammette repliche: o si controllano le miniere, o si è controllati da chi le possiede.