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Nuovi equilibri

Dopo la Siria, i pasdaran perdono anche l'alleato in America Latina

Shelly Kittleson

Con l’arresto di Nicolás Maduro e il crollo delle reti costruite tra Caracas, medio oriente e Iran, i Corpi delle guardie della rivoluzione islamica appaiono ulteriormente indeboliti: ora anche l’avamposto latinoamericano dell’“asse della resistenza” appare compromesso

Damasco. Quando si è diffusa la notizia che gli Stati Uniti avevano “catturato” il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie, e che entrambi sarebbero stati trasferiti sul territorio americano, alcuni siriani si sono rallegrati per l’eliminazione di un altro ramo del sistema di potere che si era radicato anche nel loro paese, con risultati disastrosi. L’operazione, avvenuta esattamente sei anni – quasi alla stessa ora, secondo l’ora locale – dopo che la prima Amministrazione Trump aveva assassinato a Baghdad il generale iraniano Qassem Suleimani e il comandante iracheno legato a Teheran Abu Mahdi al Muhandis, è considerata da alcuni analisti legata al medio oriente e alle fazioni affiliate all’Iran che rispondono ai Corpi delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc). Fino a dicembre 2024, e alla caduta dell’ex regime siriano, queste fazioni erano viste da molti come più potenti dello stesso presidente siriano.

 

Sia l’ex dittatore siriano Bashar el Assad che Maduro hanno guidato regimi che hanno tratto profitto dal traffico di droga, con una parte significativa delle forze armate coinvolta. Entrambi i governi avevano legami stretti con Iran, Russia e Cina, e hanno condotto i propri paesi verso le peggiori crisi economiche della loro storia, reprimendo brutalmente le proteste e spingendo milioni di persone alla fuga. All’arrivo a New York, Maduro è stato incriminato per cospirazione narco-terroristica e altri capi d’accusa. L’atto d’accusa sostiene che Maduro abbia commesso crimini contro gli Stati Uniti nell’ambito di questa cospirazione risalente al 2006-2008, quando era ministro degli Esteri e avrebbe venduto passaporti diplomatici venezuelani a trafficanti di droga “per aiutare i narcotrafficanti a trasferire proventi dal Messico al Venezuela sotto copertura diplomatica”. Nel 2017, la Cnn pubblicò un’inchiesta durata un anno che rivelava come passaporti venezuelani venissero rilasciati in cambio di denaro a cittadini non venezuelani provenienti da diversi paesi e regioni del medio oriente – tra cui Siria, Palestina, Iraq – e Pakistan. Tante di queste persone avrebbero, secondo l’accusa, legami con organizzazioni terroristiche designate, tra cui Hezbollah. L’inchiesta si basava sulle testimonianze di un informatore venezuelano che aveva lavorato all’ambasciata di Baghdad. Nell’ottobre 2018, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti inserì Hezbollah tra le cinque principali organizzazioni criminali transnazionali, insieme a tre cartelli messicani e alla gang centroamericana MS-13.

 

Nell’agosto 2025, il Daily Mail riferì di essere in possesso di un documento contenente l’elenco di oltre 10.000 individui provenienti da Iran, Siria e Libano ai quali sarebbero stati concessi passaporti venezuelani tra il 2010 e il 2019. Un ex ambasciatore venezuelano per gli affari antidroga avvertì allora che alcuni di questi soggetti potevano aver ottenuto posizioni in “settori sensibili” negli Stati Uniti, sostenendo che “sono ovunque”. Molti di questi passaporti sarebbero stati firmati o approvati da Ghazi Nasr al Din, ex diplomatico venezuelano che aveva prestato servizio in Siria. Nel 2015, l’Fbi lo accusò di aver sostenuto le attività di viaggio e raccolta fondi di Hezbollah per diversi anni.

 

Gli Stati Uniti affermarono che Nasr al Din “aveva incontrato alti funzionari di Hezbollah in Libano per discutere questioni operative e aveva facilitato i viaggi di membri di Hezbollah da e verso il Venezuela”. Inoltre, nel gennaio 2006 “aveva agevolato il viaggio di due rappresentanti di Hezbollah dal Parlamento libanese a Caracas per raccogliere donazioni e annunciare l’apertura di un centro comunitario e di un ufficio sponsorizzati da Hezbollah in Venezuela”. Successivamente, avrebbe anche aiutato membri di Hezbollah a viaggiare verso l’Iran. Nel novembre 2025, il Daily Mail pubblicò un articolo su un presunto piano dei Pasdaran (Irgc) per assassinare l’ambasciatore israeliano in Messico. L’articolo sosteneva che Caracas fosse stata utilizzata come base operativa per il complotto. Un successivo articolo del dicembre 2025, pubblicato da The Long War Journal – legato alla fondazione neoconservatrice statunitense Foundation for defense of democracies – affermava che il piano per uccidere l’ambasciatore israeliano era stato condotto “sotto la direzione di due agenti, Hassan Izadi e Majid Dastjani Farahani”, quest’ultimo ricercato dalle autorità statunitensi per aver reclutato agenti negli Stati Uniti al servizio dell’intelligence iraniana. L’articolo aggiungeva che “Izadi e Farahani rimangono sfuggenti, ma i loro collaboratori locali e le reti regionali restano attive, incluso Seyed Mojtaba Hosseini Nejad, rappresentante dell’Università internazionale al Mustafa in Venezuela”. La “nave madre” del cosiddetto “asse della resistenza”, l’Irgc, continua a essere guidata da generali anziani, mentre indottrina e sfrutta le nuove generazioni.

 

Secondo l’annuncio delle sanzioni americane del 2020 contro l’Università al Mustafa, con sede in Iran e filiali in oltre 50 paesi, tra cui il Venezuela, l’università funge da “rete internazionale di reclutamento” utilizzata dai servizi segreti iraniani. “I reclutati dell’Università al Mustafa sono stati inviati in Siria per combattere a fianco delle milizie guidate dai pasdaran”, si leggeva nel comunicato. Con la perdita della Siria e di quello che sembrava essere il suo principale alleato in America Latina, i pasdaran appaiono ulteriormente indeboliti, con molte delle loro sconfitte attribuite alle decisioni prese dalle prime due amministrazioni Trump. Indipendentemente dai sentimenti dei siriani nei confronti del presidente americano, e nonostante le preoccupazioni per il suo apparente disprezzo del diritto internazionale – a lungo violato anche in Siria, con conseguenze mortali – molti esprimono sollievo sapendo che un altro “uomo forte” nello schedario dei pasdaran non potrà più essere richiamato o manipolato.

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