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Il Colloquio

"Maduro catturato. Siamo all'inizio di una transizione". Parla la deputata venezuelana Magallanes

Davide Mattone

Dopo essere fuggita grazie all’intervento dell’ambasciata italiana, il membro dell’assemblea nazionale racconta al Foglio "la gioia, l’incertezza e la precauzione”, "un regime frammentato” e la scommessa sul domani in attesa della sua leader, il premio Nobel per la Pace Machado

“Si può dire con molta responsabilità che ciò che sta accadendo in Venezuela da stanotte è un giorno atteso da tanti e che siamo all’inizio di una transizione”. E’ il commento al Foglio, di Mariela Magallanes, deputata dell’Assemblea nazionale e ora rifugiata politica in Italia. Nella notte gli Stati Uniti hanno condotto un attacco in Venezuela e Donald Trump ha rivendicato Nicolás Maduro e la moglie, Cilia Flores, sono stati catturati e portati fuori dal paese.  

La deputata parla dall’esilio e pesa con attenzione le sue parole, perchè quanto è successo stanotte a Caracas è forse l’inizio di un nuovo domani. Nel 2019, dopo la revoca dell’immunità a diversi parlamentari dell’opposizione, Magallanes si rifugiò nella residenza dell’ambasciatore italiano a Caracas per poi riuscire a fuggire dal Venezuela grazie all’intervento della stessa ambasciata.

Quale sarà la reazione del regime ora che Maduro è catturato, e il potere è andato alla vicepresidente Delcy Rodriguez? “Quando accaduto oggi e in questi mesi sono la conseguenza delle loro azioni: tutte le vie democratiche e istituzionali sono state chiuse dallo stesso Maduro quando ha ‘violentato’ la volontà di un paese intero”. Il riferimento è alle presidenziali del 28 luglio 2024 e alla vittoria rivendicata dall’opposizione: “Edmundo González Urrutia, sotto la leadership del premio Nobel per la pace María Corina Machado, ha vinto le elezioni. E proprio in quel momento è iniziata una nuova tappa dove il regime ha impresso la massima pressione sull’opposizione”. “Per tanto tempo abbiamo denunciato i crimini del regime. La prova sono i 9 milioni di venezuelani esodati, esiliati, o imprigionati”, sottolinea il membro dell’Asssemblea nazionale venezuelana, “Ma una delle principali motivazioni di chi scappa è anche socio-economica: vuol dire che il petrolio, le risorse e tutti i soldi del paese sono stati rubati da questi delinquenti

Poi Magallanes continua il suo attacco al regime venezuelano: “Maduro non è il presidente: sta usurpando il potere ed è il leader di un cartello narco-terrorista che ha sequestrato una nazione intera”, sottolinea la deputata. E sul clima di queste ore aggiunge una frase che contiene tutto: “C’è gioia, incertezza, ma anche tanta precauzione”. 

Nel commentare gli attacchi, la deputata venezuelana insiste sulla precisione dell'operazione di Trump: “Sono stati colpiti esclusivamente obiettivi militari e non la popolazione civile. Il paese è in una ‘tensione calma’, in attesa di capire ciò che succederà. Il regime ha chiesto ai venezuelani di uscire per strada a difendere la rivoluzione”, racconta Magallanes, “ma il nostro è un popolo che ha capito che finché il regime non cade la priorità è salvaguardarsi come popolo e come nazione”. 

La deputata, allo stesso tempo, nota un dettaglio che racconta la disarticolazione del comando del regime: “I vari portavoce del regime, come Delcy Rodríguez e altri, stanno manifestando contro l’operazione americana ma sembra non siano nemmeno in Venezuela. Il regime oggi è stato preso di sorpresa, e lo ha anche detto in un comunicato”.

Il punto, allora, è il “dopo”, ma Magallanes frena l’idea del castello di carta: “L’establishment di Maduro è disorganizzato e frammentato, sì , ma il regime agisce come un cartello mafioso: hanno una struttura non con un solo leader, ossia Maduro, ma composta vari gruppi: i fratelli Delcy e Jorge Rodríguez, il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, il ministro della Difesa Vladimir Padrino López e così via. Non è detto che l’establishment cada, ma credo di poter dire, con trasparenza, che siamo all’inizio di una transizione”. 

Poi conclude: “Noi (ndr, il partito di Edmundo González Urrutia e María Corina Machado) siamo pronti a prendere il potere, ma accompagnati”. Per ora, aggiunge, “stiamo aspettando sia la conferenza stampa del presidente Donald Trump alle 11 di Washington, sia le prime dichiarazioni della nostra leadership che sta guidando il processo di ritorno alla democrazia in Venezuela”. 

Insomma, la notte (e Trump) ha tolto un uomo dal palazzo. Ma il giorno o i mesi che verranno racconteranno se sarà tolto anche il sistema dal palazzo.