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Editoriali
Israele non può perdere gli israeliani
Nel 2025 il paese ha registrato la crescita demografica più bassa dalla sua fondazione
Con la fine del 2025, Israele si trova a fare i conti con gli ultimi due anni di conflitto e con le conseguenze che la società israeliana sta pagando, anche in termini di lungo periodo. Nel 2025 si è registrata la crescita demografica più lenta dalla fondazione dello stato. Stando ai dati forniti dal Central Bureau of Statistic, anche se nel complesso la popolazione, pari a 10,178 milioni di persone, risulti comunque aumentata, e sebbene la crescita demografica rimanga sempre la più forte rispetto alla maggior parte delle economie sviluppate, quest’anno Israele è cresciuta di meno dell’1 per cento, segnando un minimo. Malgrado si tratti ancora di numeri contenuti, rimane pur sempre un segnale d’allarme e sono diversi i fattori, concomitanti, che possono spiegare – in parte – questo fenomeno.
Prima di tutto l’aumento del numero degli anziani, poi il tasso di natalità, nonostante Israele risulti l’unico paese dell’Ocse con un tasso di fertilità superiore al livello di sostituzione. Ma a spiegare più di ogni altro fattore il significativo fenomeno di decrescita della popolazione correlato agli ultimi due anni di guerra, sarebbe quella che in ebraico viene chiamata yerida: la “discesa” da Israele, quindi il trasferimento in paesi dove ricominciare una nuova vita, lontani da un conflitto su 7 fronti. Nel solo 2025 si sarebbe registrata una “relocation” di circa 69.000 israeliani, con più emigrati all’estero rispetto a quanti ne siano arrivati, se si considerano i 24.600 ebrei che negli ultimi due anni hanno fatto aliya, la “salita” verso Israele, a causa degli attacchi antisemiti in crescita. Tuttavia, proprio in questi due anni di guerra, sia la Borsa di Tel Aviv sia lo Shekel hanno toccato picchi storici. Per tanto, la maggior parte degli analisti hanno attribuito questo cambiamento di tendenza come una conseguenza legata al clima politico sempre più teso e alla fragilità della questione della sicurezza dopo il massacro del 7 ottobre: la popolazione inizia a dubitare che Israele sia ancora il luogo più sicuro per il popolo ebraico.