Google creative commons

la decisione

Gli Usa hanno ridimensionato (e di molto) i dazi sulla pasta

Redazione

Dal 107 percento annunciato a settembre al 2,26 per La Molisana, al 13,98 per Garofalo e al 9,09 per gli altri undici produttori non campionati. Per la Farnesina è il "segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi".

Il dipartimento del Commercio statunitense ha deciso di ridurre i superdazi sulla pasta italiana. Il 4 settembre 2025 lo stesso dipartimento aveva pubblicato i i risultati preliminari sui dazi da applicare ai prodotti stranieri e tra questi prodotti figuravano anche aziende come La Molisana e Garofalo perché accusate di dumping, cioè di presunte pratiche commerciali di esportazione verso gli Stati Uniti a costi inferiori rispetto a quelli di mercato. Il risultato della prima analisi prevedeva l'imposizione di un'aliquota del 91,74 per cento, che si sarebbe unita al 15 per cento già in vigore su tutti i prodotti europei arrivando al 107 per cento. La riduzione alla quale si è arrivati è netta: i dazi passano al 2,26 per cento per La Molisana, al 13,98 per Garofalo e al 9,09 per gli altri undici produttori non campionati, tra cui Barilla. Le nuove aliquote sono state comunicate prima della chiusura formale dell'indagine, prevista per l'11 marzo e fino a questa data l’efficacia delle misure in questione resta sospesa. L'annuncio del dietrofront è arrivato con un comunicato della Farnesina, nel quale si affermava che "la rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. È anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive".

 

Dopo l'annuncio dei superdazi a settembre, le aziende italiane avevano risposto a tono, annunciando il ricorso verso il dipartimento del Commercio americano e con Garofalo che aveva dichiarato l'impossibilità di "sostenere tariffe di questo tipo, dato che andrebbero a intaccare circa il 20 per cento del fatturato totale in quanto gli Stati Uniti sono il nostro primo mercato estero". In un secondo comunicato, infatti, il ministero degli Esteri ha voluto ripercorrere le tappe e i motivi di questa riduzione massiccia, confermando innanzitutto che le aziende coinvolte hanno "immediatamente contestato quanto addebitato loro, asserendo di aver offerto sempre collaborazione piena e senza riserva". Poi "il Governo italiano ha fatto proprie queste argomentazioni, in una memoria difensiva ad adiuvandum depositata per il tramite dell’Ambasciata a Washington, a cui si è affiancata una analoga nota a sostegno depositata anche dalla Commissione Europea". E prima della decisione finale statunitense "le stesse aziende coinvolte nell’indagine hanno fornito al Department of Commerce documentazione supplementare, sulla base della quale le autorità americane hanno svolto ulteriori approfondimenti sulle risultanze che avevano condotto alle decisioni preliminari di inizio settembre".

 

Esulta anche il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida: "La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti. Abbiamo seguito sin da subito la vicenda, a ottobre a Chicago insieme all'ambasciatore Marco Peronaci avevamo dato un segnale importante: le istituzioni italiane non avrebbero abbandonato i produttori di pasta italiani. Oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate. Ancora una volta - conclude il ministro - abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l'Italia è forte e rispettata nel mondo".

Di più su questi argomenti: