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il prestito di riparazione per Kyiv
Il “nì” belga agli asset russi è una richiesta di responsabilità all'Ue
La lettera del primo ministro belga, Bart De Wever, indebolisce la posizione di Zelensky nei negoziati con gli Stati Uniti. Si chiede uno strumento di debito comune finanziato attraverso il bilancio dell’Ue. Tocca a tutti i leader decidere, oppure trovare una soluzione alternativa
Bruxelles. Con una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen sul prestito di riparazione per Kyiv finanziato con gli attivi sovrani russi, il primo ministro belga, Bart De Wever, ha instillato dubbi sulla capacità dell’Unione europea di fare “tutto quanto necessario” per sostenere l’Ucraina, indebolendo la posizione di Volodymyr Zelensky nei negoziati con gli Stati Uniti. “C’è un processo in corso. Per fare in modo che Kyiv abbia una posizione forte, dobbiamo assicurare che l’Ucraina abbia il denaro necessario per continuare a difendersi”, dice al Foglio un diplomatico dell’Ue. La posta in gioco è evitare una capitolazione imposta da Donald Trump e Vladimir Putin. Senza i 140 miliardi di euro promessi dall’Ue con il prestito di riparazione, la posizione dell’Ucraina nei delicati negoziati tra gli Stati Uniti e Russia diventerà insostenibile, perché sarà rimessa in discussione la sua capacità finanziaria di proseguire la guerra. E’ la ragione per cui il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha promesso un accordo al vertice dei capi di stato e di governo il 18 dicembre, anche a costo di non lasciarli tornare a casa. “Troveremo una soluzione. Può essere il prestito con gli attivi russi o un’altra opzione. Ma garantiremo il finanziamento dell’Ucraina”, assicura il diplomatico dell’Ue.
Il belga De Wever non ha detto un “no” definitivo all’utilizzo degli attivi sovrani russi immobilizzati nel suo paese. Alcuni passaggi della lettera sono politicamente controversi. De Wever lascia intendere che gli attivi sovrani russi potrebbero essere restituiti perché la Russia vincerà la guerra contro l’Ucraina o perché potrebbe volerlo Trump per far accettare un accordo a Putin. Il Belgio non è immune da critiche per il suo modesto sostegno a Kyiv. Ogni anno il governo belga versa circa un miliardo di euro per la difesa dell’Ucraina. Ma i suoi contribuenti non pagano nulla, perché gli aiuti sono finanziati con le entrate generate dalle tasse sui profitti realizzati con gli attivi sovrani russi immobilizzati. La lettera di De Wever tuttavia ha un merito: mette gli altri leader di fronte alle loro responsabilità. Saranno i loro contribuenti a doversi accollare la responsabilità finanziaria di questa operazione se qualcosa andrà storto costringendo il Belgio a versare alla Banca centrale russa gli 185 miliardi di euro che attualmente sono congelati nella società Euroclear. La fideiussione da firmare è da miliardi di euro – decine di miliardi per i paesi più grandi come Germania, Francia, Italia e Spagna. E i rischi di doverli versare diventeranno una certezza in caso di una decisione arbitrale avversa al Belgio, di un veto dell’Ungheria di Viktor Orbán al rinnovo delle sanzioni che permettono di mantenere gli attivi immobilizzati, o di un accordo di pace imposto da Trump. E’ la ragione per cui Francia e Italia sono tra gli scettici. Le loro garanzie finanziarie al Belgio si trasformerebbero immediatamente in passività di bilancio e in futuro in potenziali esborsi miliardari.
Le garanzie sul 100 per cento dei 185 miliardi di euro sono la condizione imprescindibile affinché il “nì” del Belgio si trasformi in un “sì”. Tocca a tutti i leader decidere, oppure trovare una soluzione alternativa. La Commissione avrebbe dovuto presentare i testi giuridici del prestito di riparazione già ieri. Mercoledì von der Leyen aveva detto di essere “pronta” a farlo. La lettera di De Wever ha portato a un nuovo rinvio, probabilmente all’inizio della prossima settimana. Il primo ministro belga ha chiesto di percorrere un’altra strada, quella di uno strumento di debito comune finanziato attraverso il bilancio dell’Ue. Von der Leyen ha già spiegato di essere contraria a far pagare il finanziamento dell’Ucraina solo al contribuente europeo. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ieri ha pubblicamente chiesto a De Wever di rinunciare alle sue obiezioni. “L’uso degli attivi russi mi sembra davvero uno strumento appropriato e giusto” per “esercitare una pressione massima sulla Russia”, ha detto Merz. Ogni giorno che passa, la questione diventa sempre più urgente. Alla fine del terzo trimestre l’Ucraina si troverà senza soldi per pagare stipendi, pensioni e armi. Se la guerra proseguirà “i bisogni ucraini solo per la difesa il prossimo anno saranno intorno ai 105 miliardi di euro. Di questi, circa 52 miliardi possono essere finanziati dall’Ucraina stessa. Il resto dovrà arrivare dai partner”, spiega un funzionario dell’Ue. Anche in caso di cessate il fuoco o di accordo di pace, “le esigenze ucraine supererebbero i 70 miliardi l’anno” per mantenere un esercito forte come deterrente di fronte alla Russia.