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Editoriali

Dittatori in combutta contro le sanzioni occidentali (che quindi funzionano)

Redazione

La nuova giornata Onu contro le sanzioni unilaterali è stata promossa anche da Cina, Cuba e Iran. Capita solo al Palazzo di vetro che paesi noti per le loro repressioni dei diritti umani dichiarano che le sanzioni contro Russia, Corea del nord e altre tirannia violano il diritto internazionale

Non è uno scherzo: la prossima settimana le Nazioni Unite celebreranno la loro prima “Giornata internazionale contro le misure coercitive unilaterali”, dichiarando che tutte le sanzioni occidentali contro Iran, Russia, Corea del nord e altre tirannie vìolano il diritto internazionale. Tra i promotori di questa iniziativa figurano Cina, Cuba e Iran. Capita solo all’Onu. Negli anni Ottanta, l’Unione sovietica e i suoi satelliti colorarono di rosso i programmi culturali dell’organizzazione per la cultura e la scienza del Palazzo di vetro, l’Unesco. Si vagheggiò un orwelliano “nuovo ordinamento mondiale dell’informazione e della comunicazione”.

 

La Risoluzione 78/293, “Eliminazione delle misure economiche coercitive unilaterali extraterritoriali come mezzo di coercizione politica ed economica”, è stata adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 16 giugno 2025. Tra i promotori della risoluzione figurano Iran, Cuba, Venezuela e Cina, tutti noti per le loro repressioni dei diritti umani. La Repubblica islamica dell’Iran, che ha sponsorizzato la risoluzione, ha chiesto alle Nazioni Unite di fare pressione su Israele per le sue “flagranti violazioni” del diritto internazionale. La risoluzione è stata accolta con favore anche dagli ambasciatori di Zimbabwe ed Eritrea. All’inizio di questo mese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle misure coercitive unilaterali, Alena Douhan, ha denunciato le sanzioni americane contro Cuba. Hillel Neuer di UN Watch l’ha definito un “assalto orwelliano” e ha accusato Douhan di fare propaganda a favore dei regimi. Come la Cina, sanzionata per la repressione a Hong Kong, in Tibet e nello Xinjiang. Una cosa è chiara: l’Onu si è costruito un mondo parallelo e se i regimi vogliono abrogare queste sanzioni è soltanto per un motivo. Perché funzionano.

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