L'alleato d'acciaio

La Serbia celebra Xi Jinping e cancella le critiche dei giorni francesi

La nuova fase della propaganda anti Nato della Cina

Giulia Pompili

Il leader cinese vola a Belgrado dove viene accolto come l'amico e alleato più importante di Vucic. La retorica sul "sangue versato insieme". e l'anniversario del bombardamento della Nato sull'ambasciata cinese di venticinque anni fa

Ieri il leader cinese Xi Jinping è stato accolto nello spazio aereo della Serbia dai caccia di fabbricazione sovietica Mig-29 dell’aviazione militare, che l’hanno scortato fino all’atterraggio. Poi il corteo presidenziale ha attraversato le strade della città di Belgrado tappezzate di bandiere della Repubblica popolare cinese. E’ l’accoglienza che il presidente serbo Aleksandar Vucic ha riservato all’“amico d’acciaio” Xi, molto diversa da quella ricevuta due giorni prima a Parigi – dove il tappeto rosso è stato steso, sì, ma poi sull’autostrada che lo portava a Parigi un gruppo di attivisti ha esposto da un cavalcavia uno striscione con scritto “Free Tibet”. Xi arriva in Serbia  per un messaggio celebrativo, un modo per attenuare, agli occhi del resto del mondo, i due giorni in Francia, dove ha ricevuto contenuti corteggiamenti ma anche critiche da parte del presidente francese Emmanuel Macron e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – per non parlare delle dichiarazioni delle opposizioni e di diversi media, non proprio celebrativi. Ieri invece Xi Jinping è arrivato a Belgrado tra bandiere e celebrazioni, e ha firmato un commento a tutta pagina sulla prima di Politika, quotidiano serbo tra i più antichi dei Balcani, in cui celebra il rapporto fra Cina e Serbia che “si rafforza continuamente”, perché i due paesi “si sono sempre rispettati e si sono fidati l’uno dell’altro”. Ma arriva soprattutto in un giorno particolare, e significativo: il 7 maggio del 1999, il giorno in cui la Nato per errore bombardò l’ambasciata cinese di Belgrado uccidendo tre giornalisti cinesi. 

 

 

Quella tragedia, nell’ambito dell’operazione Allied Force, è diventata negli anni l’arma della propaganda anti Nato di Pechino.  L’allora presidente americano Bill Clinton si scusò – la versione ufficiale fu che la Cia aveva sbagliato le coordinate del bombardamento – ordinò compensazioni per le vittime e poco dopo fu tra i primi sostenitori dell’ingresso della Cina dentro all’Organizzazione mondiale del commercio. Per anni la leadership cinese evitò di tornare sulla vicenda, forse anche per non fomentare i nazionalisti, e pure  le versioni che davano come intenzionale il bombardamento (secondo alcune indagini giornalistiche l’ambasciata cinese a Belgrado era usata in realtà per trasmettere segreti militari alle Forze armate di  Milosevic) non furono mai integrate nella propaganda di Pechino. Ma adesso il ricordo delle vittime è funzionale alla nuova propaganda ossessionata non solo dalla Nato in Europa ma anche da potenziali versioni asiatiche dell’Alleanza, e da qualche anno  la tragedia del 1999 è tornata a essere ricordata ai massimi livelli. L’arrivo di Xi Jinping  in persona alle commemorazioni scrive una nuova pagina della posizione cinese contro l’America e contro l’Alleanza atlantica. Ieri su Politika Xi, massimo esperto di memoria selettiva, ha scritto che “25 anni fa, la Nato bombardò sfacciatamente l’ambasciata cinese. Non dobbiamo mai dimenticarlo”. E poi: “Il popolo cinese apprezza la pace, ma non permetterà mai che una tragedia storica si ripeta”. 

 


Xi era stato in Serbia l’ultima volta nel 2016, quando un leader cinese non visitava il paese da 32 anni. Allora il tour europeo comprendeva anche la Polonia e la Repubblica ceca, ma da allora molto è cambiato e né Varsavia né Praga sono più particolarmente accoglienti con la leadership del Partito comunista cinese:  la guerra della Russia contro l’Ucraina e la posizione di Pechino, vicina a Mosca, hanno cambiato definitivamente gli equilibri. Ieri Xi Jinping è arrivato con una delegazione di 400 persone, fra ministri e funzionari, e trenta accordi bilaterali da firmare. 

Di più su questi argomenti:
  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.