L'Europarlamento (LaPresse)

Prima i soldi di Putin

Altro che Qatar, è il Russiagate la minaccia per il Parlamento europeo

David Carretta

Nella campagna di influenza condotta dalla Russia e scoperta dalla Repubblica ceca ci sono tutti gli ingredienti della guerra ibrida: disinformazione, cattura delle élite, manipolazione. Le reazioni caute di Bruxelles

Bruxelles. Un sito internet mascherato da media fuori dal coro. Una manciata di europarlamentari e politici nazionali che promuovono le narrazioni russe sulla guerra in Ucraina e sui mali che affliggono l’Unione europea (migrazione, insicurezza, Green deal). Un giro di contanti e criptovalute destinati a ricompensare i servizi resi e finanziare la campagna elettorale per le elezioni europee del 9 giugno. Il tutto orchestrato dall’uomo che Vladimir Putin avrebbe voluto mettere al posto di Volodymyr Zelensky se la sua “operazione militare speciale” avesse avuto successo. Sono questi i contorni della campagna di influenza condotta dalla Russia e scoperta dalla Repubblica ceca mercoledì, che coinvolge diversi paesi europei. Ci sono tutti gli ingredienti della guerra ibrida: disinformazione, cattura delle élite, manipolazione.

   

L’obiettivo era di “minare la sicurezza in tutta Europa”, ha spiegato il premier ceco, Pietr Fiala. Le autorità di Praga hanno chiuso Voice of Europe, il finto media utilizzato per diffondere i messaggi pro russi e anti europei, attraverso le interviste a deputati e politici pro Mosca, la diffusione di fake news sui social network e la pubblicazione di articoli complottisti e identitari. “Il denaro di Mosca è stato utilizzato per pagare alcuni rappresentanti politici che diffondono la propaganda russa”, hanno spiegato i servizi di intelligence cechi.

 

Il controspionaggio polacco giovedì ha annunciato perquisizioni e il sequestrato di 48.500 euro e 36.000 dollari a Varsavia e Tychy. Lo stesso giorno il premier belga, Alexander De Croo, ha confermato davanti al Parlamento che alcuni eurodeputati sono stati pagati. Secondo il giornale ceco Denik N, politici di Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Polonia e Ungheria hanno ricevuto denaro russo per esprimere posizioni favorevoli a Mosca e influenzare le elezioni europee. A orchestrare l’operazione è stato Viktor Medvedchuk, politico ucraino pro russo, amico personale di Vladimir Putin, che il presidente russo aveva voluto a tutti i costi liberare dopo il suo arrestato in Ucraina nel 2022 (uno scambio con 200 membri del battaglione Azov).

    
Le autorità ceche e polacche non hanno fornito i nomi dei beneficiari dei soldi di Putin. Il sito di Voice of Europe non è più online, ma i suoi ospiti sono stati considerati subito sospetti. Ci sono eurodeputati dei gruppi di estrema destra (Identità e democrazia) e della destra sovranista (Conservatori e riformisti europei), ma ce n’è uno anche del Ppe (l’italiano Matteo Gazzini, recentemente passato dalla Lega a Forza Italia). Tutti o quasi hanno negato di essere a libro paga di Putin, come Maximilian Krah, il capolista di Alternativa per la Germania alle elezioni europee. Teoria del complotto e vittimismo fanno parte della tesi difensiva. “Questa è una storia inventata dal Vvd (il partito liberale del premier olandese, Mark Rutte, ndr), perché crede incondizionatamente alle bugie diffuse dagli Stati Uniti sul conflitto in Ucraina. Vogliamo la pace e per diffondere questo messaggio non abbiamo bisogno di pagamenti!”, ha detto l’olandese Marcel de Graaff. “Pettegolezzi e fake news”, ha scritto Matteo Gazzini su X. “Do interviste a tutti quelli che le chiedono. Non ho ricevuto soldi per questo”, ha detto il belga Filip Dewinter, uno dei leader dell’estrema destra fiamminga, che era già stato accusato di essere pagato dalla Cina. Lo Spiegel ha scritto che il denaro è stato consegnato in contanti durante riunioni segrete a Praga e tramite versamenti in criptovaluta. 

  
La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, non ha reagito pubblicamente. “Il Parlamento sta attualmente esaminando queste accuse riguardanti la testata Voice of Europe in coordinamento con i suoi partner istituzionali”, ha detto una portavoce dell’istituzione. Valérie Hayer, presidente del gruppo dei liberali di Renew ha denunciato un attacco contro “il nostro Parlamento e il suo mandato da parte di una potenza straniera” e chiesto un dibattito urgente nella prossima sessione plenaria. Il gruppo dei Verdi vuole un’inchiesta rapida sui “candidati europei a libro paga di Putin”. La sua presidente Terry Reintke ha sottolineato che “questi politici di estrema destra, che reclamano ad alta voce di essere i campioni del loro paese, accettano segretamente denaro dai paesi stranieri”. La vicepresidente della Commissione europea, Vera Jourová, ha definito “molto inquietanti” le rivelazioni. “Confermano ciò che sospettiamo: il Cremlino utilizza dei finti media e del denaro per comprare un’influenza segreta con l’obiettivo di far cambiare l’opinione pubblica e immischiarsi nelle elezioni”.