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L'editoriale del direttore

Alla Cop 28, re Carlo può offrire lezioni di capitalismo a Papa Francesco (anche sul clima)

Claudio Cerasa

In apertura della conferenza il sovrano inglese potrebbe esprimersi contro il catastrofismo e contro la demonizzazione del capitalismo che, di fronte ai cambiamenti climatici, non è il problema ma la soluzione

Da un lato il Papa, dall’altro il re. Da un lato il catastrofismo, dall’altro l’ottimismo. Da un lato il senso di colpa dell’occidente, dall’altro l’orgoglio di essere occidentali. Da un lato la demonizzazione del capitalismo, come responsabile di ogni male terreno, dall’altro l’elogio dei capitalisti, come unico antidoto possibile ai disordini mondiali. Da un lato l’ambientalismo ecumenico modello Francesco. Dall’altro l’ambientalismo pragmatico modello re Carlo. Inizia domani a Dubai la Cop28, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e nell’attesa di ascoltare, sul tema, l’intervento di Papa Francesco, che non parteciperà più in presenza alla Cop28 per ragioni di salute ma che potrebbe ugualmente inviare un messaggio, sarà interessante verificare se la personalità scelta per aprire i lavori della conferenza internazionale riuscirà a incarnare un nuovo e imprevedibile sentimento che inizia a serpeggiare nel mondo quando si parla di ambiente: l’ottimismo climatico. La personalità in questione si chiama Carlo.

Nella vita fa il sovrano del Regno Unito. E dopo una vita passata ad annunciare inevitabili catastrofi climatiche, ha scelto di convertirsi iscrivendosi al partito della fiducia nel futuro. Nel 2021, a Glasgow, alla cerimonia di apertura della Cop27, l’allora principe di Galles riconobbe per la prima volta che il mondo industrializzato non era la causa di tutti i mali ma era la risposta ai problemi del mondo e iniziò a notare su questo tema “un cambio di atteggiamento” del mondo capitalistico. Di fronte ai cambiamenti climatici, il capitalismo non è il problema, ma è la soluzione, e il settore privato, con la sua ricerca di efficienza dettata dalla ricerca dell’orrido profitto, è il vero motore della transizione ecologica. È quello che re Carlo potrebbe dire domani a Dubai, alla Cop28, ed è quello che negli ultimi giorni hanno suggerito con argomenti interessanti sia l’Economist sia Bill Gates. Il tema è sempre quello: per affermare che sia necessario fare di più per difendere il pianeta, non è doveroso sostenere come un disco rotto che il mondo non stia facendo nulla per proteggere il pianeta. Nel 2015, scrive l’Economist, la potenza di fuoco dell’energia solare, nel mondo, era di 230 gigawatt, nel 2022 è stata di 1.050. L’Agenzia internazionale per l’energia nel 2015 prevedeva che le emissioni di anidride carbonica avrebbero raggiunto il picco nel 2040, oggi la stessa Agenzia afferma che il picco verrà raggiunto in pochi anni, e poi il trend delle emissioni cambierà per sempre.

Le stesse tesi le sostiene Bill Gates che pochi giorni fa ha affrontato un tema simile anticipando i contenuti di un libro scritto da una famosa data scientist scozzese, Hannah Ritchie. Il libro uscirà a gennaio, si intitola “Not the End of the World” e analizzando sette grandi problemi ambientali che riguardano il mondo (inquinamento atmosferico, cambiamento climatico, deforestazione, cibo, perdita di biodiversità, plastica negli oceani e pesca eccessiva) riconosce che su questi punti le cose vanno peggio che nel lontano passato, sì, ma aggiunge che “su questi temi recentemente sono stati compiuti progressi, e siamo su una traiettoria migliore di quanto la maggior parte delle persone pensi, anche se questo raramente impedisce ai media di titolare sulla fine del mondo”. Nel Regno Unito, dove vive Ritchie, l’impronta di carbonio individuale è scesa ai livelli del 1850 dopo aver raggiunto il picco negli anni 60 grazie a tecnologie molto più efficienti dal punto di vista energetico. Nei paesi più ricchi, le emissioni pro capite stanno diminuendo e, in tutto il mondo, hanno raggiunto il picco nel 2012. In molte regioni le specie selvatiche minacciate si stanno ripopolando. L’elettricità è stata più economica nel 2019 rispetto al 2009. E così via. Meno percezione, più realtà. Vale per il clima e vale per molto altro. Di fronte ai grandi guai del mondo, il capitalismo non è il problema, ma è spesso la soluzione. Re Carlo, a Dubai pensaci tu. 

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.