Crépol (via Wikipedia) 

In Francia

La marcia “apolitica” di Crépol: la destra francese soffia sul fuoco

Mauro Zanon

"Milizie armate" e "jihad quotidiano", così i leader sovranisti commentano il terribile massacro nella piccola cittadina francese

Crépol, un borgo di cinquecento abitanti a ottanta chilometri da Grenoble, una piccola chiesa, un bar-tabac e niente svaghi se non una sala comunale dove regolarmente si organizzano festicciole che riuniscono tutto il villaggio e alcuni abitanti dei comuni limitrofi. Come il “bal d’hiver”, il ballo d’inverno di sabato scorso, l’evento più atteso di novembre. Sono in 400, per lo più adolescenti, ragazzi e ragazze: i primi lenti, i primi baci, la prima “boum”, un’atmosfera da Il tempo delle mele. Alle 2 la serata volge al termine, i partecipanti stanno abbandonando la sala, quando un gruppo di almeno dieci individui vestiti in tuta e sneakers e armati di coltelli, sassi e spranghe fa improvvisamente irruzione e lancia un grido che fa raggelare il sangue: “On est là pour planter des blancs”, siamo qui per accoltellare dei bianchi. Non è stata una rissa per un bicchiere di troppo, non è stato un regolamento di conti quello di sabato alla salle des fêtes di Crépol, è stata una spedizione punitiva condotta da una compagnia di ventenni provenienti in gran parte dal quartiere multietnico della Monnaie, a Romans-sur-Isère, arrivati con la chiara intenzione di fare danni.

  

“Ci stavamo divertendo, eravamo tra amici, stavamo passando un bel momento assieme e verso la fine sono arrivati alcuni individui. Ho sentito che fuori c’era agitazione, c’era una calca, sono uscito, mi sono preso una coltellata sulla spalla e ho visto il mio amico Thomas farsi accoltellare, ho avuto paura e sono rientrato. Ho visto un altro mio amico farsi accoltellare alle spalle, ho cercato di comprimere la ferita, era stato colpito a un rene. È stato orribile. Per me è chiaramente un attentato. Gli aggressori hanno detto: ‘Siamo venuti per accoltellare dei bianchi’”, ha testimoniato un giovane presente alla festa. Lui se l’è cavata con qualche punto di sutura, il suo amico Thomas, invece, non ce l’ha fatta: colpito alla gola e al torace, è morto a bordo dell’ambulanza che correva verso l’ospedale sperando di salvarlo. Il prossimo 6 dicembre avrebbe compiuto diciassette anni. “Era un giovane pieno di vita, molto amato dai suoi amici. Mi hanno portato via il mio Thomas”, ha dichiarato a Paris Match Isabelle, la madre.

    

Mercoledì, per onorare la sua memoria, la famiglia ha organizzato una marcia a Romans-sur-Isère, partita dal lycée du Dauphiné frequentato da Thomas e conclusasi con un minuto di raccoglimento allo stadio Albert Donnadieu, dove l’adolescente giocava a rugby nelle fila dell’Rc Romans-Péage. La madre e il padre hanno voluto che la marcia fosse “apolitica”, in risposta alle molteplici strumentalizzazioni provenienti dai partiti. I due leader della destra sovranista, Marine Le Pen e Éric Zemmour, in particolare, hanno subito soffiato sul fuoco. La prima ha parlato di “milizie armate” che compiono assalti contro i francesi, il secondo di “jihad quotidiano”.

 

Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha dichiarato che i fatti di sabato sono il sintomo di “un fallimento generale della società”, di “un imbarbarimento” che necessita di risposte rapide per essere arginato. Intanto, sono stati fermati nove sospetti del raid di sabato scorso. Sette sono stati intercettati per strada a Tolosa dalle unità d’élite della gendarmeria (Gign): secondo le informazioni del Dauphiné Libéré stavano tentando di fuggire in Spagna. Altri due sono stati bloccati a Romans-sur-Isère, il comune in cui viveva Thomas. Tra i fermati, ci sarebbe anche l’autore dell’assassinio del sedicenne. L’aggressore avrebbe già avuto problemi con la giustizia in passato, tra cui una condanna per furto.

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