l'asse russo-cinese

La mediazione della Cina nella guerra è tutta a favore di Putin

Giulia Pompili

Wang Yi ricevuto al Cremlino rinnova “l’amicizia senza limiti” con Mosca e l’ostilità condivisa nei confronti dell'occidente. Il "piano di pace" di Xi Jinping

Oggi il capo della diplomazia del Partito comunista cinese, Wang Yi, è stato ricevuto a Mosca prima dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov e poi dal presidente Vladimir Putin. L’aria rilassata, le strette di mano, i sorrisi con l’emissario della leadership di Pechino sono un tentativo, da parte della Russia, di mostrare che l’isolamento occidentale non funziona, che l’alleanza dei volenterosi in mostra nelle stesse ore a Varsavia – la riunione dei paesi del fianco orientale della Nato, Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia, Romania e Slovacchia, alla presenza del presidente americano Joe Biden – è una tigre di carta, per usare un’espressione maoista tanto cara alla propaganda diplomatica cinese. L’altro messaggio, più formale, è arrivato con le dichiarazioni riportate dalla stampa ufficiale di Russia e Cina.

 


Secondo la cinese Cgtn, Wang avrebbe detto a Putin che “l’attuale situazione internazionale è complicata e grave, ma le relazioni tra Cina-Russia hanno resistito alla prova della situazione internazionale e sono mature, tenaci e stabili”, perché alla loro base c’è una condivisione di ideali “politici, economici e culturali che non hanno come obiettivo una parte terza, né ammettono l’interferenza e la coercizione di una parte terza”. In altre parole, Wang – diretto emissario di Xi Jinping per le questioni di politica internazionale – e Putin hanno rinnovato la loro partnership dal punto di vista ideologico, contro l’occidente e l’alleanza occidentale a guida americana.  E infatti sulla situazione in Ucraina, Pechino continua a rivendicare una “indipendenza” nella sua politica estera, e Wang “ha espresso il suo apprezzamento per la disponibilità da parte russa della volontà di risolvere il problema attraverso il dialogo e il negoziato”– senza soffermarsi sul fatto che il “problema” è la Russia che invade un altro paese, lo bombarda, lo brutalizza, e che Putin continua a minacciare non solo l’Ucraina, per esempio oggi, revocando un decreto del 2012 che in parte sosteneva la sovranità della Moldavia. In sostanza, la chiarezza delle relazioni tra Pechino e Mosca dovrebbero far vacillare le certezze di chi auspica un intervento cinese nella risoluzione del conflitto. 

 

Domani è prevista la pubblicazione del cosiddetto “piano di pace” cinese, forse ufficializzato direttamente dal leader Xi Jinping, che è atteso di persona a Mosca in primavera. Secondo quanto si apprende da ambienti diplomatici internazionali, è possibile che uno degli obiettivi di Wang a Mosca fosse quello di mostrare a Putin i punti del “piano di pace” prima della sua pubblicazione: un’accortezza che Wang non ha avuto nei suoi incontri con i leader occidentali durante il suo tour europeo dei giorni scorsi.
 

 

Per Pechino è un’operazione cosmetica: si tratta soprattutto di mostrarsi la potenza responsabile, quella che si muove proattivamente alla ricerca della pace, ed è un messaggio rivolto in larga parte ai paesi in via di sviluppo a cui da anni la Cina dedica attenzioni commerciali e diplomatiche. “L’interesse della Cina è che la Russia non fallisca, ma è anche nell’interesse della Cina che la Russia non faccia degenerare la situazione in un conflitto più ampio con l’occidente, o che abbia il potenziale di degenerare oltre l’Ucraina”, ha detto al Washington Post l’ex segretario alla Difesa americano Bob Gates. “Il vantaggio politico della partnership tra i due paesi è che le loro narrazioni si sostengono a vicenda in termini di opposizione all’occidente, opposizione alla democrazia e nell’offerta di un’alternativa”. E’ una relazione sbilanciata: la Cina in questo momento è l’unico paese che può offrire una garanzia di sicurezza alla Russia, la sopravvivenza dal punto di vista economico, ma è probabilmente anche nell’interesse cinese che il conflitto non si estenda. Su questo, da circa un anno, i funzionari occidentali cercano di convincere gli omologhi cinesi affinché non solo non si proceda al supporto materiale (come l’invio di armi) ma soprattutto facciano pressioni su Putin per evitare l’escalation. Secondo diversi analisti, però, le pressioni su Pechino a un certo punto potrebbero arrivare anche dalla Russia, il partner “senza limiti” che ha un disperato bisogno di un cessate il fuoco e di rimettere in piedi il suo esercito in vista di una nuova offensiva contro l’Ucraina. L’equilibrio è delicatissimo, l’unica certezza è che la Cina non è neutrale. 

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.